26 settembre 2008

society

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22 settembre 2008

"Facebook è un social network che ti mette in contatto con le persone che ti circondano."
Questo dice, prima di entrare.

"Network" potrebbe anche essere a posto. Il "social" mette in guardia. In allerta, per fare uno squallido gioco di parole.
Persone vere, non più nick o blog. Ma non ci sono persone vere anche dietro questi ultimi?

Facebook ha la disarmante capacita' di ripescare dall'armadio - come si diceva qualche giorno fa - pericolosi scheletri.
Più semplicemente, di farsi contattare da personaggi che non si vedono da anni. E un motivo ci sarà.
Oppure da persone che si', si vedono anche, magari al lavoro o per strada, ma con cui non si e' mai andati oltre alle solite frasi di circostanza (io, per il brutto modo che sono fatto, preferisco allora evitare, glissare qualunque di questi avvicinamenti che non apportino sostanziali modifiche, definiamole nel brutto gergo dell'economia "valore aggiunto", al corso della giornata, non dico mica della vita).

Pero'. Ci sono dei pero'. Tolti questi contatti superficiali, presenze a me trascurabili, quanto io lo sono per loro, c'è una discreta cerchia di persone che si conosce un po' meglio. E allora fa piacere avere uno strumentino semplice per sapere che combinano, vedere le loro foto e, perché no, scambiare quattro chiacchiere, istantanee o meno.
Certo, ci sono altre vie per ovviare a questa carenza comunicativa, ma presi come siamo ognuno dalle proprie vite, con tutto il corollario di impegni, persone e priorità - e non ultima, magari, la distanza fisica - il facebook ha il suo perché. A patto di non rimanerci sotto, come (dice) il Mulo.

Poi ci sono gli outsider. Quelli che non vedi e non senti da una vita. E non che prima, una vita fa intendo, ci fosse questa frequentazione assidua.
Pero', anche qua c'è un pero' (il controllo ortografico di firefox non mi segna mai l'accento mancante: si vede che ammette la presenza di un albero e non le congiunzioni avversative, tra l'altro - ne convengo - piuttosto orribili per introdurre una frase): non ci vogliono tante ore o esperienze condivise per capire certe cose.
Per dirla con le sue parole: per quanto distante ed esile il filo non si strappa, e l'invisibile trama di ragnatele che ha fatto ci invischia con piacere.

Ci s'era "ritrovati" in occasione della pubblicazione del suo esordio. Poesie, mica bruschette. Una mail per avvisare della piacevole novità, qualche botta e risposta e poi stop: avevamo perso nuovamente le reciproche tracce, presi com'eravamo a girare da un posto all'altro, moderni nomadi per diverse ragioni e con differenti scopi.

A questo giro e' stato facebook.
Mi son detto: perché non provare a dare in pasto il suo nome al Trova Amici?
Il Trova Amici magari non li trova tutti, ne' te li porta al bar per farsi una bevuta ai vecchi tempi. Questa volta ha fatto il suo sporco lavoro.
Parte cosi' un nuovo aggancio e viene fuori, tra l'altro, questa cosa che riporto qua sotto. La raccolta non e' stata ancora pubblicata, ma spero che presto trovi fortuna. E un editore, si. Glielo auguro di cuore.

ps: gli asterischi sono stati messi da me per preservare quel minimo di.


ad A******

Questo viaggio non è andato poi così lontano,

questo viaggio è rimasto soltanto Milano.

E la cosa che dura da allora è la scadenza

di un amico di cui smarrisco e ritrovo la presenza.

19 settembre 2008

@llerta über alles

Qualcuno e' arrivato qua (da Amburgo. Niente di meglio da fare neanche li', eh?) e ha visto questo:

Che roba.

(se clicchi sull'immagine riesci anche a leggere, ammesso che tu abbia dimestichezza con l'idioma e soprattutto ti prema realizzare se, con un po' di maiuscole in più e delle macchiette sopra le vocali, queste righe siano meno trascurabili)

15 settembre 2008

frazioni di noi

romantic Mode ON

- Sono la tua dolce metà?

- Mah, adesso sei anche tre quarti buoni.


(che poi a ben guardare sarebbero 2/3.)

01 settembre 2008

il lavoro rende... (completa la frase)

ultimamente la maggior parte degli ultimi accessi di questo blog deriva dalle ricerche più disparate (ma anche disperate) su Ll0ret de M@r. Ce li vedo questi giovani che una settimana prima di Ferragosto si accordano con gli amici per la trasgressiva (?) meta e uno di loro esce fuori dicendo: ci guardo io sull'internet. E cerca come arrivarci in pullman, quanto costano le sigarette, quali pezzi suonano nelle disco e non ultimo se ci sono night o locali gay. Qua, su questo blog.

Quest'estate ho letto, ma non abbastanza.
O meglio: ho riletto; mi sono trovato a rileggere libri aperti dieci anni prima. E' stato un esperimento straniante, da ripetere quindi.

A giugno son stato in un posto caldo (illuminato bene), sembrava di tornare indietro di una decina d'anni (se non ventina) e la cosa non poteva che conciliare con la nostra idea di vacanza tranquilla, per una volta.
I turisti girano con mezzi noleggiati, in genere le campagnole francesi o gli scooter. Puoi capire se uno e' un abitante del posto o un turista appena arrivato se ha il casco (straniero invasore) o meno (aborigeno). In scooter ovviamente.
Noi avevamo una Panda 30 che non si poteva chiudere a chiave. Preoccupati (assuefatti agli usi nelle nostre città) abbiamo subito avvisato il noleggiatore. Ci ha risposto quasi ridendo, che non era certo un problema. Al secondo giorno si lasciavano anche i finestrini aperti.
Abbiamo mangiato, dormito, passeggiato. Preso sole (poco) e nuotato. Ho provato anche a perfezionare il mio crawl. Peggiorare non poteva di certo.
Sulle spiagge la gente leggeva Mille splendidi soli (vuoi mica farti scappare il sequel) e Gomorra (vuoi mica farti passare per quello che sotto l'ombrellone legge roba leggera). Una tizia leggeva L'eleganza del riccio (primo in classifica).
Il vicino di bungalow leggeva Philopat. Erano toscani e alla sera si mettevano fuori davanti alla piscina a bere delle Moretti da 66. Mi sedevo sui gradini e si parlava, spesso veniva fuori che a loro mancava la carne, la ciccia. Proprio dei toscanacci.
Io leggevo il sistema periodico e la trilogia della frontiera. Neanche io leggo roba leggera sotto l'ombrellone. Non leggo proprio sotto l'ombrellone: leggo in giardino, a letto, sul divano. Libro e ombrellone per me non finiscono mai nella stessa frase.

Oggi riprendo il lavoro. Fra qualche ora intendo. E allora riporto qualche stralcio da un libro letto di recente, un libro che parla soprattutto di lavoro. Ha un titolo bellissimo: La chiave a stella.

[...] e quando nessuno mi vedeva, andavo giù anche col martello, perché il martello aggiusta tutto, tanto che alla Lancia lo chiamavamo "l'ingegnere". [...]

[...] Ma io l'anima ce la metto in tutti i lavori, lei lo sa, anche nei più balordi, anzi, con più che sono balordi, tanto più ce la metto. Per me, ogni lavoro che incammino é come un primo amore>>. [...]

[...] Quanto é ostinata l'illusione ottica che ci fa sempre sembrare meno amare le cure del vicino e più amabile il suo mestiere! [...]

[...] Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo é privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione alla felicità sulla terra: ma questa e una verità che molti non conoscono. [...]

Primo Levi