28 novembre 2006

Come si fa con questo cielo?


(gli spiragli di azzurro sono frutto dell'immaginazione dell'obiettivo fotografico. Non sono reali o visibili a occhio nudo. L'obiettivo fotografico - ovvero il ridicolo oblo' del telefonino aziendale - verra' punito per questa deformazione faziosa della realta')

Da un po' di tempo Blogger mi propone di passare alla versione Beta, con account Google e funzionalita' nuove, cosette semplici come il raggruppamento dei post per argomento - i famigerati tag - o la possibilita' di rendere privato il proprio blog. Funzioni che l'italianissima Splinder ha in saccoccia da un pezzo e che piu' di una volta gli ho invidiato pur non sentendone in fondo la necessita' (e continuando a mantenere, per una sorta di ottuso campanilismo fra piattaforme, una silenziosa diffidenza per i cugini ricchi dell'altro host).

Ora pero' si profila un dubbio dalla portata imbarazzante, il passo e' definitivo: una volta fatto l'upgrade non si torna indietro.
Ma piu' che il timore per l'instabilita' e i bugs di una versione Beta o altri scazzi tecnico-ergonomici, mi inibisce la presenza ingombrante di Google, che fin dalle prime battute di presentazione su Blogger si profila - per l'ennesima volta - come il tentacolare quanto ambiguo colosso che tutto sa e tutto controlla.

Dalle fantastiche FAQ (mai acronimo fu piu' calzante come richiamo semantico) ci sono alcune cose che vorrei sottoporre all'attenzione dei miei 15 lettori (di cui alcuni fautori dello stesso condominio virtuale) per giungere infine alla conclusione se compiere o meno il grande passo (ho finito di lavorare e non devo andare in bagno: mi rimane del tempo, diciamo che tutto e' adeguatamente dimensionato).

Ecco quelle piu' interessanti, riportate in corsivo.

1) E se non volessi eseguire il passaggio?
Quando ricevi l'invito a creare un account Google e a partecipare alla versione beta di Blogger, puoi rimandare l'operazione a un momento più opportuno. Così facendo, i dati di accesso Blogger precedenti continueranno a funzionare come prima. Tuttavia, dopo un paio di mesi ti chiederemo nuovamente di effettuare il passaggio per accedere al tuo account Blogger.


Quando ho letto ho pensato ad una potenziale nuova FAQ: E se io dopo un paio di mesi vi mandassi nuovamente a cagare?>

2) Google mi farà pagare per l'uso di Blogger?
Non abbiamo in programma di far pagare per l'uso di Blogger. Stiamo continuando a lavorare per fornire un servizio eccellente e affidabile ai nostri utenti. Google spera di migliorare ancora il servizio Blogger per le persone che desiderano esprimersi online.
Google declina qualsiasi responsabilità e non riconosce alcuna garanzia in merito alla disponibilità, puntualità, sicurezza o affidabilità del Servizio o di altro software client. Google si riserva altresì il diritto di modificare, sospendere o interrompere il servizio in ogni momento con o senza preavviso, senza che da ciò possa derivare alcuna responsabilità di Google.
L'utente riconosce e accetta che Google non ha alcuna responsabilità per l'eliminazione o la mancata archiviazione o trasmissione di contenuti e altre comunicazioni gestiti dal Servizio. Google si riserva il diritto di creare limitazioni sull'uso e la memorizzazione a propria discrezione, in qualsiasi momento, con o senza preavviso.


Cosa vuol dire: Non abbiamo in programma di far pagare per l'uso di Blogger? Diffido dei programmi di chi usa l'espressione "si riserva" piu' di una volta nello stesso discorso.

Se fossi uno scrittore direi che sono uscito dal blocco dello scrittore.
Ma non lo sono, sono solo un metalmeccanico col pallino del blog, indeciso se farsi fagocitare da Google.
Nel frattempo mi sono accorto che devo andare in bagno. In un certo senso e' sempre uno sblocco.

26 novembre 2006

se lo dicono loro



scovato da Lui. Prendo solo il peggio.

16 novembre 2006

ieri sera

(meta, con l'accento o senza?) negazione del post

Sfoglio velocemente le pagine, la carta fruscia sotto il tocco svogliato delle mie dita.
Trovo finalmente quello che cercavo. Mi assicuro che tutto sia al suo posto, come affermano laconici i numeri dentro i vari riquadri appesi nel monitor.
Sollevo dalla taskbar un altro applicativo e scrivo.

Il giorno seguente lascio frullare sulla scrivania il portatile appena acceso e scendo al piano inferiore.
I ricambi, il documento con la procedura e gli schemi sono già sul posto, così come i ragazzi che faranno il lavoro.
Me ne potrei andare, il mio compito é fatto, ma mi avvicino e mi accuccio con loro. Preferisco seguire l’avanzamento dei lavori, come direbbero i capi. Il mio concetto di seguire l’avanzamento prevede che m’infili i guanti e dia loro una mano, suggerendo talvolta come procedere.
Mi piace l’intesa che s’instaura, come durante un intervento chirurgico piuttosto complesso, la calma con cui si procede, passo dopo passo. O step by step, come direbbero sempre i capi.

Il lavoro é lungo, più di quello che avevo previsto il giorno prima, ma senza intoppi. Ad un certo punto, esasperato dalla scarsa sensibilità dovuta al lattice, mi tolgo i guanti. Mi sporcherò le mani, non é la prima né l’ultima volta, ma la presa sugli attrezzi diventa subito piú salda e precisa, conforta nella sua ripetitività.
Mi piace pure il contatto con gli oggetti: il freddo del metallo, le diverse rugosità dei particolari o la precisione degli stampi in plastica, addirittura col grasso (anche l’olfatto viene stimolato) utilizzato per aiutare le parti stesse a unirsi in accoppiamenti rigidi, giunzioni coassiali che lí per lí paiono indissolubili ed eterni. Ma sappiamo tutti che non é così: tutto si usura, tutto cambia, spesso finisce, come questo cuscinetto a sfere alloggiato nel riduttore, che da un giorno all’altro ha deciso di spezzarsi come una noce e liberare olio a destra e a manca.

Nel nostro campo la caducità é la nostra fortuna, il fatto che i componenti non siano immortali giustifica la nostra presenza, la nostra professione. Concetti come il MTBF o il MTTR andrebbero estesi anche in altri ambiti, per esempio nelle relazioni personali, nei sogni o nei progetti a lungo termine. Si eviterebbe così di ritrovarsi all’improvviso in panne, sprovveduti e impreparati nel raccogliere i cocci, effimeri futuri ricordi di quello che é stato e che non é piú.

Terminiamo comunque in tempo: si eseguono alcune prove, tutto gira. Tutto scorre.

Salgo, in officina c’é un lavandino con un po’ di pasta lavamani, dovrei riuscire ad eliminare queste ingombranti macchie nere dai polpastrelli.
La pasta lavamani é finita, mi dirigo verso i servizi igienici confidando nelle proprietà sgrassanti del sapone liquido da discount con cui vengono riempiti i mesti dispenser a fianco dei lavandini.

Rientro in ufficio, mi rimetto al computer e scrivo due righe, le giro a chi di dovere e passo ad altro: a suo modo la varietà qua non manca.

Alla sera dopo cena, prendo il portatile dalla borsa per scrivere, finalmente qualcosa di mio, che esuli da fredde questioni di lavoro, relazioni tecniche, ordini, monitoraggi, risposte al cliente e segnalazioni alla sede, richieste ai colleghi o ai capi.
Avvicino le mani alla tastiera e mi accorgo delle mezzelune nerastre ancora presenti intorno alle unghie, nonostante tutti gli sfregamenti, effettuati a piú riprese nelle giornata, anche sotto la doccia poca prima.

Esito per un attimo, poi spengo il computer, senza il bisogno di salvare il documento word rimasto bianco.
Il wav di chiusura di windows mi accompagna mentre entro in bagno trascinando un poco le ciabatte. Mi lavo i denti, sorrido forzato con la bocca impastata di aquafresh, i tipi del marketing della GlaxoSmithKline non si sono preoccupati molto della dizione italiana. Me ne vado a letto, sempre ciabattando.

Anche le macchie nere si scoloriranno, fino a diventare pallide sfumatura sulla dita arrossate dal freddo, é solo questione di tempo. Tutto passa, tutto scorre.

15 novembre 2006

BLOC: bastarda la naja (11-96).

visto che siete dei dannati pigri e non muovete le chiappe ma soprattutto che non mi viene da buttare giu' il post nuovo, copio e incollo. Era qua.

"Nastrone concepito appositamente per la naja, per me stesso quindi, ovvero come passare indenne un anno in divisa, ma quel che è peggio lo spauracchio del dopo, un salto oltre il fosso della cazzonaggine studentesca, un passo verso quella maturitá che prima o poi arriva. (l’amore invece é arrivato).

SIDE A
1.The sunnysyde of the street – The Pogues. Abbiamo ancora in testa quelle pagine esordienti del Brizzi: che si rinneghino o meno fanno parte dell’imprinting della generazione nata a cavallo fra i ’70 e gli ’80. E se rileggendo le gesta di Alex a distanza di anni, l’imbararazzo per l’adolescente che ero é forte, devo comunque dare atto allo scrittore bolognese di avermi fatto scoprire i Pogues e quel pazzo ubriacone di Mac Gowan..
2.Smile – Pearl Jam. Sorridi, anche se hai pestato una merda. Anche se quella merda assomiglia un po' alla tua vita. Corri sull’erba e vedrai che prima o poi saltera' via dalla suola degli anfibi.
3.Off he goes – Pearl Jam. Una litania che fa male, da sentire in repeat quando sei in giro da solo con la macchina, la patente appena presa e la sensazione che anche con quella non riuscirai a scappare.
4.Stupid girl – The Garbage. Un pezzo ruffiano e accattivante della bad girl Manson. Nel gruppo anche Butch Vig, un tizio che tanto per dire ha prodotto Dirty dei Sonici, Nevermind dei Nirvana e Siamese Dream degli Smashing Pumpkins. Basta questo per il rispetto incondizionato.
5.E-bow the letter – R.E.M.. Il primo singolo che uscí, con la voce di Patty Smith a innestarsi sul mantra di Stipe. Meno male che erano avventure in alta fedeltá.
6.I alone – Live. Colonna sonora del disagio, della provincialitá cittadina, degli ideali smorzati dalla mediocritá imperante. Se non ricordo male finito anche sul nastrone di Woodstock '99, 30 anni dopo quello vero.
7.Youth Against Fascism – Sonic Youth. It’s a song I (cannot) hate. La canzone della gioventú sonica, presto diventato presto inno indie contro gli estremismi destrorsi.
8.It can’t rain all the time – Jane Siberry. Quande volte ce lo siamo detti che non puó piovere per sempre. É diventata presto una battuta ad uso e consumo di quelli che si spacciavano per cinici, ma noi ci si credeva davvero. Un omaggio ad un film, coi suoi pregi (Brandon Lee RIP) e i suoi difetti (la sceneggiatura), visto in una sala praticamente vuota e al magnifico fumetto di James O’Barr da cui é stato tratto.

SIDE B
1.Digging the grave – Faith no more. Poco prima che si sciogliessero, rimane il tempo per assaporare il refrain e i cori OI di questo pezzo del vecchio Patton.
2.Dead Souls – Nine Inch Nails. Una cover dei Joy Division, un magistrale crescendo da brividi, tanto piú se aggiunto alle immagini del Corvo che salta da un palazzo all’altro per compiere il proprio disegno di vendette. Eros e Thanatos, nulla di nuovo, ma sempre suggestione su queste note. They Keep Calling Me.
3.Leave – R.E.M. la chitarra diventa sirena straniante su un pezzo dal cantato sofferto. Pezzo migliore dell’album dei 4 di Athens.
4.Better Man – Pearl Jam. Magari ci hai pure creduto che sentendo quel pezzo saresti diventato un uomo migliore. Un uomo sarebbe giá stato tanto. E invece tutto rimaneva uguale, il soffitto sempre dello stesso colore, solo il palmo delle mani cambiava, segnato com’era dalle unghie per i pugni, stretti forte.
5.Nice Dream – Radiohead. Quando ancora i Radiohead erano comuni mortali con una marcia in piú, dall’album The Bend, l’ultimo vero album rock (io non riesco a definirli pop) della band di Yorke, prima che prendessero lidi irragiungibili ed eterei (peró dal vivo fanno ancora tremare il pavimento e la cassa toracica).
6.Smell like teen spirit – Nirvana. Immancabile. Scontata quasi, in ogni compilation di adolescente aspirante grunge. Sta di fatto che qua ce ne fottiamo delle mille storie uguali che si potrebbero raccontare. La puzza (sotto il naso) dei compagni di scuola, di umiditá nei muri scrostrati, di sudore dopo il concerto in cui persi l’orologio nel pogo imberbe risucchiato dalla cover, di lenzuola non piú fresche quando la sveglia dello stereo, impostata sul nastro da 60, prova a caricare la molla per un altro giorno di inutili supplizi medi superiori.
7.Today – Smashing Pumpkins. Oggi gira questa, perché oggi é il piú grande. La zucca lucente di Billy Corgan mentre intona questo inno in uno dei suoi ultimi concerti italiani diventa uno di quei ricordi al confine del mitologico, viene da chiedersi “ma io c’ero o me lo sono sognato?”. C’ero. Grazie a tutti, é stato bello."

13 novembre 2006

Orario (provvisorio ?)

Lezione di oggi

Ore 8: Storia: simbologia del Fascio

Ore 9: Ed. Fisica: esercitazzione pratica contro le minoranze

Ore 10: Ed. Artistica (o era musica? boh, dopo la ricreazzione é dura dirlo): elementi di loghi e suonerie

Ore 11: Matematica: somme vettoriali aplicate al gang bang (cé il compito a casa)

Ore 12: Scenza della Comunicazzione: analisi della figura delle Pupe.

I secchioni? No, quelli sono solo un invenzione della tv.

09 novembre 2006

era un po' che non lo facevo

Ora pero' cerco di non esagerare. In fondo Lui non ha tutto questo tempo da perdere (come me).

pescato qua

06 novembre 2006

due anni

portati male

Update: in attesa di post veri e propri (arriveranno, appena finisce questa modesta cambogia: oggi Aulin, domani Audit), il rimando a questo ingenuo spaccato del giovin allerta e' cosa naturale e, perche' no, gradita, pur nella sua imbarazzante vena amarcord.
Non si muore di obsolescenza. O no?

02 novembre 2006

attenti al cane

hanno rapito il cane alla prof d'inglese, la prof d'inglese del liceo d'Imperia. Povero cane.
Ho scoperto dal telegiornale che i presunti rapitori - probabilmente studenti col dente avvelenato - forse si sono ispirati all'arcinoto (ma non a me) "tre metri sopra il cielo".
Quelli del tiggi' non hanno fatto il minimo cenno ad Andrea Pazienza e al gatto Galileo, vittima sacrificale del sistema scolastico. Chi ha letto (o visto l'onesto "PAZ" di De Maria) sa. Gli altri possono andare benissimo avanti cosi'. O iniziare a vedersi il link, per poi recuperare l'opera omnia del nostro fumettista (ma il termine artista non e' fuori luogo) preferito.
I camorristi girano in tuta e mocassini, senza onore e la minima traccia di stile. E anche gli i giovani sbandati non hanno piu' riferimenti di un certo spessore. Che tristezza.

COMICi spaventati guerrieri (e Amministratori Delegati)

L'Amministratore Delegato mi ha mandato una email. L'ha mandata a molti, credo a tutta l'azienda. Una roba relativa ad un questionario da compilare: pare che vogliano sapere come la penso. Una mezza idea su cosa dire ce l'avrei anche, ma non posso, che' oltre a giocarmi il posto, mi e' scaduta pure la password per accedere alla intranet e la tipa che se ne occupa forse e' morta e/o forse le hanno cancellato l'account. Sta di fatto che la email e' arrivata anche a me. Ce l'ho qua davanti (sotto).

L'Amministratore Delegato ha mandato una email. L'ha scritta in Comic Sans MS.

Devo ricominciare a guardarmi un po' in giro.

Era maggio.

Era aprile
era maggio
era... chi lo sa
Era bella
oh, era bella
solo la sua eta'.
Non ricordo
se sorrise
quando se ne ando'
[...]
(Battisti - Mogol)

Andata.

E' stato breve ma intenso, molto intenso.

Non credo che sentiro' piu' la tua mancanza: le palle girano ancora, ma il dolore e' solo un ricordo.

Adesso mi devo solo ricordare dove ho imboscato tutti i documenti per il passaggio.