Non mi ricordo dove l’avevo presa, sebbene - pur senza essere un patito di ciclismo né a conoscenza di tutta la storia che c’era dietro - mi piacesse in un modo infantile ed entusiasta, quasi trasognato. E mi piace ancora.
Ieri sera c’era Sfide su Raitre. Si tratta di uno dei migliori programmi che si possano attualmente rimediare nel palinsesto televisivo, paradossalmente meno trash nel periodo estivo che durante il resto dell’anno.
Sfide propone in ogni puntata delle storie legate al mondo dello sport. In genere contrappone due personaggi di una certa disciplina sportiva, narrandone le imprese e raccogliendo testimonianze di chi le ha vissute da vicino.
Per esempio, la settimana scorsa veniva riproposta la classica domanda: meglio Pelé o meglio Maradona? (per il mio personale punto di vista la risposta é: Pelé come campione nel senso piú ampio del termine, ovvero come atleta e come uomo. Maradona come genio inavvicinabile del calcio).
Sfide riprende dunque immagini dagli archivi RAI (o archivio LUCE, come ieri sera), le monta seguendo un criterio cronologico, le arrichisce da interviste e ci piazza qualche illuminante pennellata di societá e politica, aiutando a contestualizzare meglio le gesta raccontate. Senza contare che chi sceglie le musiche ha una spiccata propensione per i pezzi dei Mogwai e dei Sigur Ros.
Ieri sera si parlava di Coppi. E di Bartali, ovviamente: non se ne puó fare a meno, nonostante la puntata fosse incentrata sul campionissimo.
Giá il soprannome fa capire la portata di questo ciclista: si arriva al superlativo assoluto di un sostantivo, un abominio grammaticale che potrebbe essere tollerato quando si pensa che era inserito in un particolare contesto il cui livello di alfabetizzazione é paragonabile ai calciatori dei giorni nostri. Peró credo che il termine sia stato coniato dal giornalismo di allora e...allora.
Io di Bartali e Coppi non sapevo molto. Giusto quello che mi raccontava mia madre o che avevo trovato sul manuale dello sport di Pippo (non Inzaghi, quello Disney):
nel paesino, cellula fondamentale del Belpaese, i democristi stavano con Bartali e i compagni con Coppi, il primo era piú giovane e c’era di mezzo una Dama Bianca che aveva creato lo scandalo e di cui non avevo mai ben capito il ruolo e la provenienza, Coppi era morto di malaria dopo essere stato in Africa e Bartali invece ha goduto di buona salute fino a 86 anni, si erano passati una borraccia nel mezzo di una corsa. Fine.
Sfide di ieri é stato decisamente prolifico di informazioni. Ma non aridi dati nozionistici: ogni impresa era circondata dalla magia che possono trasmettere solo le immagini in bianco e nero di repertorio o le interviste ad arzilli ottantenni che narravano aneddoti e punti di vista fino ad oggi poco noti.
Ho cosí scoperto che Coppi e Bartali erano accomunati dalla morte di un fratello ciclista durante una corsa, la carriera partita nella stessa squadra per poi dividersi dopo che Coppi inizia a vincere sul serio.
vince la sua prima Sanremo con una fuga epocale e 14 minuti di vantaggio sul secondo in classifica (la radio annunciando la classifica poco dopo il suo trionfo disse "Primo classificato Coppi Fausto; in attesa del secondo classificato trasmettiamo musica da ballo…")
Da lí in poi, tolta la parentesi della guerra, é un susseguirsi d’imprese che hanno dell’incredibile: le immagini ritraggono Coppi che separa le folle di tifosi sui passi montani come un Mosé in fuga, incollato al sellino, senza nessuno sforzo apparente.
[continua, sono svogliato]