Pillole di sudore (2/2)
Quando il ventilatore é in modalitá di rotazione, e con rotazione intendo non quella delle pale, ma di tutto il capocchione, ho sempre l’impressione di non essere in linea con la bisettrice del suo angolo di copertura. Sará il caldo che porta ad estremismi del mio giá patologico approccio con le cose, ma mi ritrovo a fare continui spostamenti millimetrici della sua base per trovarmi proprio al centro del suo raggio d’azione, sicuro comunque che il suo movimento irregolare e imprevedibile contribuirá a far scemare drasticamente le giá aleatorie possibilitá di trarre giovamento (godimento) dagli effimeri spazzolamenti di aria calda intorno al mio corpo.
Quando la spazzolata arriva, per un attimo, un attimo solo, c’é l’impressione che il dado da brodo sublimato intorno alla mia persona scompaia, ma – come detto – é solo un attimo, l’effimera illusione che la maccaia mi abbia abbandonato.
Dopo qualche frazione di secondo un nuovo cubo di aria calda subentra al precedente e mi dá di gomito presentandosi: Salve, sono il suo nuovo blocco di aria caldaumida, fra poco ci lasceremo, ma é stato un piacere. Per me, intendo.
D’altro canto lasciare fisso il capocchione rotante é considerato dai piú un gesto irresponsabile che porta a vetrificazioni dell’apparato respiratorio e fastidiosi blocchi di tutte le articolazioni al risveglio, anche quelle che non sapevi di avere.
Per cui, essendo irresponsabile, sollevo un cilindretto di plastica per arrestare il movimento ondulatorio del ventilatore e me lo punto nella regione che Andrea Pazienza chiamava plesso solare. Forse la chiamava cosí perché si chiama cosí. Facciamo sullo sterno allora.
Dopo un po’ peró avverto delle anticipazioni su quanto hanno considerato i piú di prima e tiro su il lenzuolo, fino ad allora lasciato ai piedi del letto.
Il problema é che col lenzuolo addosso, inizio a sudare e vanifico l’effetto illusorio del ventilatore, puntato sul torace con precisione da tiratore scelto.
Mi rialzo, spengo il ventilatore e decido che potrebbe andare peggio.
Torno in cucina, apro il frigo e nella luce soffusa che proviene dall’elettrodomestico incassato, ho come l'impressione che la testa di quel signore di Lotta Comunista che mi ha suonato alla porta ieri mattina mi faccia l'occhiolino per confermarmi che si, potrebbe andare peggio.
Questo caldo, dicono che faccia impazzire. Secondo me non fa dormire, tutto qua.






