28 giugno 2006

Cartoni animati (della pizza)

la situazione e' ben rappresentata da questa immagine.




Qualunque cosa esula dal lavoro (lavorolavorolavoro) e dal minimo dispiego di risorse per espletare i primoridiali bisogni fisiologici (Mulo, ne sai qualcosa da come ho risposto al tuo invito di lunedi' sera) non esiste.

Giusto ieri c'e' stato un diversivo che definire piacevole e' riduttivo, ma non ho fatto quasi in tempo ad accorgermene che puf, il treno partiva da quella squallida stazione e noi col fiatone, separati da un finestrino di seconda opaca classe.

Orbene ho due sturiellet che girano in background dietro la retina, ma che non mi sento ora di allungare su questo radura brulla e bianca. Magari domani. Ho detto domani? Era una battuta.
Ancora un paio di giorni di passione e poi forse si recuperano le sembianze umane. O meglio, quelle di prima.
Avete pazienza? Io non troppo.

21 giugno 2006

me ne lavo la mani? magari

giornate come queste mi inducono a pensare che non sarebbe male perdere dolcemente i sensi, la cognizione del reale e arrivare in una sorta di coma farmacologico ad agosto, il giorno prima delle sospirate ferie. O anche il giorno stesso.
Poi ci ripenso, che' oltre a perdermi la finale dei mondiali (non sia mai che) mi perderei quei rari, rarissimi, momenti piacevoli delle giornate infrasettimanali e quelli piu' prolungati e frequenti dei weekend. Quindi niente catalessi prolungata: un sospiro, un'imprecazione detta fra i denti, il sudore che cola (sempre di piu' dal lato destro, chissa' perche' poi) e via, una stazione di Via Crucis dopo l'altra. Non serve il tuttocitta' per trovarla.

update: ho l'encefalogramma annullato.

Me ne accorgo dall'atteggiamento restio con cui mi attacco alla lavagnetta di Blogger. Ma non solo.
1) Ho finito un libro in spiaggia, cosa che determina l'inserimento del suddetto volume nella categoria "libri da spiaggia", genere da cui tendenzialmente rifuggo, preferendo piuttosto fare lunghi periodi di astinenza o tutt'al piu' studiare le analisi chimico-fisiche sull'etichetta dell'acqua che ci stiamo scolando disidratati dalla maccaia.
2) Venerdi' scorso ho ruminato i cereali+latte della colazione, mentre con occhio da banco del mercato ittico fissavo su un'emittente locale le evoluzioni dei Power Rangers In Space.
Non sono riuscito ad alzarmi fino a quando non e' finito il secondo episodio. O forse era ancora il primo e non ho ben capito la trama.
(ma che avranno poi da agitarsi sempre?)
3) Ho fatto leggere un sms, arrivato sul cellulare del lavoro, alla mia ragazza. A letto. Alle 5 del mattino. Il messaggio, ovviamente, trattava di oscure pratiche condotte dai colleghi in mia assenza. Stropicciandomi le fessure che avevo al posto degli occhi e con voce cavernosa le ho detto: leggi tu, io non ci capisco. Lei ha eseguito senza scomporsi, cosciente della massa gelatinosa che ha preso il sopravvento nella mia scatola cranica.

Sara' il caldoumido che neanche Kowloon quella primavera, le email demenziali di lavoro cui devo rispondere con una serie di numeri, fatti e situazioni altrettanto demenziali, gli orari insensati che sto facendo da un pezzo a sta parte.
Sara' tutto questo piu' qualche altra variabile impazzita che, avendo appunto l'encefalogramma livellato, non riesco a determinare.

L'unica certezza che ho oggi e' che dovrei ancora essere in grado di sfruttare a modo quel tubetto di Cristal Ball che ho nel cassetto in cucina.
La morte epossidica prende forma.

16 giugno 2006

superheroes of bmx

Si scrive tutto dietro al programma della palestra.
Il foglio era abbandonato sul ripiano in cucina, da mesi. Si scrive tutto, con quel tratto nervoso e leggero, per non dimenticarlo e dimenticarsi di averlo pensato.

In palestra c’era andato solo un giorno.
Il suo presunto personale trainer l’aveva assalito con la storia del fitness: un discorso ricco di termini tecnici sulle sedute, sui muscoli e sul grasso, sulla fase aerobica e quella anaerobica.

Gli avrebbe risposto volentieri che lui il giorno prima si era scofanato in una trattoria per camionisti e sbronzato talmente forte che i commensali erano andati a prenderlo in cucina: si era addormentato mentre chiedeva la ricetta dello sformato all’aiuto cuoco.

Per non sbagliare, poco prima di iniziare la prima – e ultima – sessione di allenamento personalizzato si era fumato uno spinello. Se l'era acceso dal fornello grosso dell'angolo cottura, aveva perso l'ennesimo accendino, e aveva avvertito un odore che non era proprio quello abituale. Per un attimo aveva avuto timore degli effetti collaterali, poi aveva compreso: pareva piú il forte puzzo di quando sua nonna scottava le piume del pollo, il che voleva dire che si era arso alcuni peli della barba.
In palestra si era portato dietro dunque quell'accenno di spossata leggerezza indotta.

Oppure avrebbe potuto sussurargli fra un’alzata e l’altra: Levati di torno he-man, ché qua c’é gente che lavora.

Ma tutto questo, al suo futuro ex personal trainer non gliel’aveva mica detto. Si era limitato a boccheggiare mentre pedalava sulla cyclette, smadonnando contro i progettisti di cyclette, rimpiangendo il ciclista dodicenne che era e che con la biga dava il largo a tutti quelli del paese.
Mentre quello continuava l’invadente introduzione al dorato mondo del Tempio del Body s.a.s., si era limitato ad osservare divertito la tribu che imperversava a quell’ora. E a rimuginare su quanto stronzo fosse il nome della palestra in cui era finito.

Non sapeva se fosse l'effetto del thc o il tanfo rappreso di ginnica fatica, mal celato da aggressivi deodoranti ambientali, ma non si era mai divertito cosí tanto durante un esercizio fisico.
C’erano dei marcantoni che tiravano su in una volta l’equivalente del peso che lui pompava in una serie di esercizi. Ci perse del tempo a fare tutte le moltiplicazioni del caso, confermate dalla prova del nove (ma come cazzo faccio a ricordarmela ancora, ché ormai uso solo il pc o il cellulare per fare i conti?).
Le donne da una parte, a disegnare silenziose glutei e coscie, gli uomini dall’altra, intenti a scolpire pettorali e bicipiti, facendo versi animaleschi per lo sforzo. Era chiara la differenza che correva fra i due gruppi, le diverse dinamiche con cui venivano regolamentati i branchi, le peculiaritá attraverso le quali i leader s’imponevano sul resto della cricca e i rapporti di sottomissione da parte delle comparse.
Le regole del grottesco giochino gli parevano visibili anche dal tipo di abbigliamento sportivo, a lui che in genere non faceva caso neanche ai vestiti indossati per strada.

Dopo dieci minuti, mentre il trainer - poco piú che un ragazzino venuto su a Nutella e steroidi - gli stava illustrando i nuovi orizzonti del body building, prosciugandogli l’esistenza con i vantaggi del reverse crunch rispetto al crunch, si mise l’asciugamano in spalle e se ne andó negli spogliatoi.
Gli era rimasta una pallottola di fumo in tasca.

14 giugno 2006

Ogni cosa e' illuminata?

No.
Ogni cosa e' random

13 giugno 2006

questo e' per te. 13 giugno 2003 (o era il 15 luglio?)

Ci sono giorni che quello in cui ritenevi di essere bravino, quella cosa che – diciamolo – se te lo avessero detto da bambino avresti risposto EH?, quella su cui hai speso tante ore, anni ormai, a rifare gli stessi passaggi, compiere gesti e associazioni mentali ormai automatiche, binomi causa-effetto che parevano scolpiti nella corteccia cerebrale, quella cosa, insomma, pare ingestibile, sfuggita ad ogni controllo, un motore in fuga chissá per dove, chissá perché.

Ci sono giorni in cui alle dieci di mattina pregusti l’ora di pranzo durante il quale pregusterai un quadretto serale, piuttosto squallido a dirla tutta, con te spalmato sul divano con birra ghiacciata da una parte e telecomando dall’altra, ad osservare abulico le gesta di 11 connazionali strapagati per correre e calciare un pallone cucito da mani thailandesi. Tu, tra le altre cose, paghi 6 euro alla settimana per fare lo stesso, senza contare l’extra dei 2 euro di gatorade gusto limone, dopo una corsa e dei calci che dovrebbero emulare quegli altri piú celebri (il pallone é invece – ne hai la certezza – cucito dalle stesse mani thailandesi).

Ma a pranzo non pregusti il quadretto squallido perché sei giá preso con quella cosa lá, quella che ti é sfuggita di mano, anche se pensavi di essere tutto sommato bravino. E alla sera il quadretto squallido é – se possibile – peggiorato: non sei spalmato sul divano, ma stai cucinando in fretta e furia. Proprio mentre stai per scolare la pasta, un istante prima che la fettuccina perda quella condizione irripetibile e improcrastinabile che coincide con la definizione di “al dente”, e gli undici che sono pagati per solcare un campo in erba (vera, mica quel tappeto cancerogeno del calcetto di S. Donato) stanno facendo un’azione particolarmente brillante (una delle due nell’arco dei 90) ecco che arriva una telefonata che ti ricorda che quella cosa lá, quella in cui credevi di essere bravino, é ancora in ballo e che quindi tanto bravino non lo sei.
La telefonata, se proprio vogliamo essere precisi, arriva dalla parti dove gli undici ipervitamininizzati e coccolati orgogli della patria calciofila stanno trottando tronfi e imbolsiti per infilare una squadra di statuari uomini d’ebano.
Hai voglia a trattenere il desiderio di ribattere che al momento sei impegnato a scolare la pasta e a vedere se era fallo o no. Dici si, no, ok e qualcos’altro e ripensi che forse a quell’autogrill stanno ancora cercando personale.

Ci sono giorni che credi che basterá un massaggio coi minerali termali – argilla bianca – gentilmente offerti da palmolive e una dormita per ripristinare l’emergenza, la stanchezza, le mancanze. E ti accorgi che appena uscito dalla doccia sei solo piú umido, che il getto potente non ha spazzato gli errori, sono ancora tutti lí, li puoi contare se vuoi.

Ci sono giorni in cui perdi di vista quello che conta davvero, dove non ci sono gradatorie, concorsi, livelli avanzati, non ci sono ghost track e insidiosi tranelli. Ci sei solo tu con il tuo carico di imperfezioni e un fuoco dagli occhi lucidi. É un fuoco che ti scalda anche se sei lontano, confinato in un surrogato di casa che hai cercato di rendere accogliente traslando il casino che hai in testa nei pochi vani a disposizione, mettendo una foto della (nostra) vacanza preferita in bella vista. É un fuoco che ha bisogno di ossigeno e talvolta ti dimentichi di aprirgli la valvola.

Solo a posteriori, quando quella cosa é andata, dimostrando se mai ce ne fosse ancora bisogno, che non sei proprio tanto bravino quanto credevi, ti rendi conto di quanto sei ottuso, non per quella cosa, ma per quel fuocherello lasciato incustodito e che questa musica andrebbe spenta perché ti potrebbe portare a straniamenti che non ti si addicono.


Ci sono dei giorni che sono proprio come questo.

07 giugno 2006

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C’é una luce irreale che pare impossibile che piova. Eppure piove.
C’é una piogga fine fine che pare impossibile che bagni. Eppure bagna.
É uscito senza la giacca. Se l’é dimenticata appesa sullo schienale della sedia, in ufficio. Pensava che fosse caldo, che fosse secco. Non ha fatto i conti con il rumore ovattato dei tuoni, colti dietro le tapparelle, un istante prima di spegnere la luce e uscire.

Piove.
Sale in macchina, aziona il tergicristalli. La velocitá minima non basta a cancellare le gocce sul parabrezza, quella intermedia é troppo rapida, striscia con un rumore infinitesimo, sembra un fruscio della stazione radio, sempre la stessa.
Impreca silenziosamente contro i progettisti di macchine che non progettano una velocitá adeguata per l’intensitá di ogni precipitazione, che non dovrebbe neanche esserci con tutta quella luce. Impreca sonoramente invece per quella pioggia acida che non dovrebbe bagnare e invece lo fa puzzare come un randagio a pelo lungo.
Sono le otto di sera.

Arrivato davanti all’edificio parcheggia. Salta giú dalla macchina, chiude la portiera, si ricorda di averci lasciato dentro la borsa, apre la portiera e la prende.
Chiude la portiera con la suola della scarpa, mentre sale le scale di corsa preme il pulsante delle chiavi: la chiusura centralizzata scatta.
Adora chiudere la macchina con il telecomando, voltato di spalle mentre si allontana con passo sciolto, senza degnarla di uno sguardo. Ha comprato un automobile per l’esclusiva perversione di poter chiudere le portiere con un click.

Entra nella stanza, va a lavarsi le mani nel lavandino dell’angolo cottura.
Si toglie le scarpe.
Rimane scalzo.
Apre il frigo e prende la mezza porzione avanzata dal giorno prima.
La infila nel micronde.

Il vantaggio della seconda porzione rispetto alla prima é che non deve usare un piatto. Ci rimugina un po’ sopra e conclude che deve comunque lavare il contenitore. Non c’é nessun vantaggio.
Apre di nuovo il frigo, afferra la bottiglia di bianco secco aperta il giorno prima. Praticamente una cena fotocopia del giorno prima. Neppure piú sbiadita: la cena clonata.

Accende la televisione e imposta il televideo per vedere il palinsesto della serata. La pagina si apre sulle emittenti che non guarda mai. Sempre cosí. Odia il televideo, ma non ha una guida tv. Ché poi tutte le sere dopo avere acceso la tv e visto quella pagine di televideo si stufa e la spegne col telecomando senza guardare il tubo catodico scurito.
Click, come con la macchina.

Realizza che ha piú telecomandi sulla mensola che numeri di amici in rubrica. Ciononostante la sua rubrica é piena. Colleghi, conoscenti, compagni di sbronze, ragazze facili e ragazze difficili. Conta di cancellare quelle difficili entro breve, prima o poi le facili cederanno e prenderanno il sopravvento.
Altrimenti cancellerá anche loro.

01 giugno 2006

Sono @llerta, risolvo problemi (solo quelli degli altri)

vi ero mancato? No? Capisco, neanche io mi ero mancato molto.
La settimana e' stata lunga nonostante sia corta: tanti pensieri per la testa, alcune richieste evase, altre soddisfatte. Rimane ancora parecchia carne al fuoco, non se mi basteranno le braci.

Per intanto ora schiodo, che' ieri s'e' fatto parecchio tardi. Una scampagnata tacitamente obbligatoria a cui non ho potuto (voluto?) dire di no.
- Cazzo, sono le tre. E' da Capodanno che non facevo cosi' tardi.
- Io neanche a Capodanno...
Per lavoro, sia chiaro. Seguira' report, dopo quello ufficiale gia' girato ai vertici delle divisione.

(e questo chi cazzo e'? ah, quell'idiota che e' partito alle 11 di sera per sistemare il casino di Brescia. Bravo bravo, non la leggo, ma e' bravo. Maria, mi porti un caffe' e un sigaro. Cubano, non quei toscani che mi ha regalato il fornitore. Trinciato italiano, che pezzenti, puah).

Ritorno la settimana prossima carico di entusiamo (eh?) e magari si combina qualcosa. Fate a modo in mia assenza.

update, 6/6/06: Quanti erano? 144mila? Bene, se i conti dell'apocalisse tornano, vediamo di fare le cose rapidamente. Tolto il dente o qualcosa del genere. 140 mila, uno piu', uno meno.

[il carico di entusiasmo e' rimasto a casa, ben contento di rimanere nascosto nelle lenzuole umide di sonno.
Non si combina nulla. Nulla di nulla.
Sono abbruttito dal lavoro, dal posto, dal ritmo (dalla sua assenza).
Rimango ancorato alla realta' grazie ad un contratto telefonico. Appena il display minaccia un esaurimento della batteria viene messo al giunzaglio, attaccato alla presa nel muro. Io che odiavo il cellulare e che giravo orgoglioso della convinzione contro che non l'avrei mai avuto. Io coglione idealista, dovrei saperlo ormai che gli ideali fanno rima con Lines Seta Ali e niente di piu'.
Latito e (forse) latitero'. Mi piacerebbe poter dire - pensare - che ho altre carte da giocare nel sottobosco, carte che esulano dal blog, ma no.
Non si combina niente. Niente di niente.]