- Vedi, l’importante é farlo con un cattivone. Se lo fai con lui lo puoi fare. Insomma: devi fare il super-cattivone ed é fatta.
Il cattivone, per il mio collega S. era – in questo particolare contesto – quello che sulla tangenziale procede bellamente per la retta e sgombra via, salvo poi buttarsi in modo ardito et imprevisto a destra, verso l’uscita paralizzata dal traffico.
Quello che in genere si merita le imprecazioni e le corna e le strombazzate di clacson da parte di chi si é messo di santa pazienza in colonna, come si dice facciano pacificamente gli imperturbabili englishmen di fronte a qualunque sportello pubblico e non (che poi io vorrei vederlo un hoolingan con la buzza piena di Elephant a fare la queue alla posta di Liverpool dietro ad un’orda di famelici vecchi in attesa della pensione).
Il mio collega S. sosteneva, mentre io mugugnavo contro il traffico, le mezze stagioni e la burocrazia, che il trucco era identificare un cattivone in prossimitá della nostra uscita della tangenziale, seguirlo e quando questi s’inseriva nella fila di ignare macchine, incunearsi a nostra volta davanti a lui. Avendo lui stesso la coscienza sporca per aver fatto quello stesso sgarbo ad un automobilista, non avrebbe osato suonarci o mostrare in altro modo risentimento verso di noi.
Tutto questo per dire cosa?
Che l’Italia é impregnata di questa morale, del fatto che se si fotte qualcuno che ha giocato sporco non si fa del male, che bisogna farsi furbi, arrangiarsi. Tutto quell’armamentario di furbizia di bassa lega, di piccole meschinitá, di pressapochisimo culturale che ha contraddistinto l’italian-style negli ultimi anni.
E cosí ci troviamo i furbi che scavallano le code in macchina, quelli che si piantano in seconda corsia in autostrada a 100 all’ora perché é piú comodo passare i camion, gli ecomostri, quelli veri, che appoggiano il frigorifero vecchio al bidone sotto casa, quelli che di fronte a qualunque ostacolo, una visita medica, un posto di lavoro, una multa per divieto di sosta sanno chi chiamare per sistemare le cose senza clamore.
Lo fanno tutti, perché non dovrei farlo io?
Non ci si rende conto che lo fanno tutti perché tutti continuano a farlo. A scapito della collettivitá, dell’economia, dell’immagine – ormai una macchietta di sugo a forma di stivale – dell’Italia di fronte agli occhi del mondo.
Si affonda cosí nel clientelarismo da partitino (ma il sindacato tira ancora), nel nepotismo medievale, in questi magnamagna o inciuci che neanche lo scudocrociato nel Mezzogiorno.
Trovatemi un altro Paese che continua a coniare neologismi riferiti al mondo sommerso (e non salvato) della corruzione, delle raccomandazioni, del venir a capo di situazioni critiche con arrangiamenti di dubbia moralitá. Del sovrastare il prossimo piantandolo per terra con delle pedate, come il picchetto di una tenda. Trovatemelo.
Tutto qua.