21 febbraio 2006

post datato

Vorrei/dovrei scrivere di libri che ho letto/leggo.
No, non adesso, come la pubblicitá (mi pare sia Findus, vogliate apprezzare i riferimenti aulici) con Perfect Day di Lou Reed in sottofondo (Ewan Mc Gregor sprofondava intanto nel tappeto della Madre Superiore: mai vista un'overdose cosí dolce).
Non me ne voglia uno degli autori che potrebbe ripassare nei dintorni, ma non ho il libro sottomano – l’ho giá finito, e non l’ho (ri)messo in valigia – e non mi riesce a dirne qualcosa degno di essere definito recensione. Abbia pazienza questo autore de-titolato: quando passerá questa girandola di eventi mi cimenteró nello scalpellare in questo spazio il mio modesto punto di vista, niente di piú che un’accozzaglia d’impressioni e analogie colte fra una riga e l’altra; di certo non sará mai una recensione per menti illuminate come quella su Tutto Libri, di cui riporto in corsivo lo stesso stralcio appuntato da Demetrio.
"Affascinante, questa idea di purezza. Finalmente la coscienza è messa a tacere. La nuda realtà sembra per una volta avere la meglio. Ci si muove, per dirla con Deleuze, in uno spazio liscio".
Deleuze chi? Oppure - versione citazionista- Deleuze, chi era costui?
Intanto sappia - l'autore, non certo questo monsieur Deleuze - che m’é piaciuto, se per piacere si puó intendere la sensazione di sentirsi scivolare una colata a livelli di grigio fra le scapole.

Scriverei di quella pattinatrice cinese che é stata disarcionata dal suo omonimo - cinese pure lui, un certo mister Zhang - e che, con un ginocchio tumefatto, ha ripreso l’esibizione per poi conquistare l’argento fra gli applausi del Palavela.
Sono cose che mi riconciliano col mondo: applaudo come un bambino soddisfatto davanti al mediocre 15 pollici Mivar, standard alberghiero dei tre stelle senza troppi fronzoli.
Poi penso: quando si cade non é detto che ci si rialzi subito, tanto meno che si vinca qualcosa. Quando cadi sanguini e magari rimanere un po’ a terra non é la peggiore idea che ti possa passare per la testa, ché c’é giá poco spazio, occupato dal dolore lancinante o dall’imbarazzo del tonfo.
Rimanere a terra, un sit-in invololontario e oneroso, mentre si allontana con un gesto infastidito della mano chi ti corre incontro per vedere che é successo. Spesso é solo curiositá morbosa, la stessa che fa rallentare gli automobilisti quando nell’altra corsia dell’autostrada c’é un incidente.

Potrei farlo raccontando di questo lavoro che mi burattina in giro per la penisola e va bene che ora é solo questo stivale logoro e pronto per una lucidatatura di facciata. (*)
Nei vari burattinaggi si conoscono altrettante realtá, squarci superficiali di altre esistenze, ma il piú delle volte che torno in un posto annaspo nel ricordare i nomi, i posti, le strade per ripetere quel tragitto lavoro-albergo che invischia due volte al giorno in una routine cui si chiede un epilogo senza approssimazione. Un epilogo che diventa prologo di un altro tragitto lavoro-albergo, di altri posti, di altre facce cui non so associare un nome di battesimo. E talvolta nemmeno un cognome.

(*) (Stucco e pittura fan bella figura, si dice in dialetto dalle mie parti, e alla luce dei recenti lavori in questa casa che sta prendendo un’altra forma, una nuova vita, non posso che confermare e approvare il buon senso degli antichi)

Niente di tutto questo, la suddetta girandola oggi si é rivelata particolarmente vorticosa.
Gli eventi sono diventati etrenta e ora ho tutto in testa ma non riesco a dirlo.
Ho anche qualcosa qua, in un angolo foderato e richiuso col velcro, ma non lo apro spesso: il velcro va sollevato lentamente, per non fare rumore, merita un silenzio dilatato dalla comprensione, da quegli sguardi che solo tu puoi darmi.

18 febbraio 2006

mi faccia la convergenza all'idiozia

giusto per, la sinistra ha pensato bene di riportare l'ago della bilancia dalla sua parte, dopo la felice uscita (nel senso che buona parte del pueblo e' felice che sia uscito dal governo) del*l'ex* ministro Calderoli.

Piu' ripenso a cotanto exploit (dell'ex minch ministro) e piu' credo che - aldila' dell'ideologia razzista del gesto, vergognoso quanto puerile - ormai il resto del mondo ci consideri un popolo di minus habens rappresentato degnamente dai suoi esponenti politici (maggioranza, opposizione...c'e' tanta differenza ormai?).
Faccio fatica ad ammetterlo, ma mi preoccupa piu' questo che non le manifestazioni con tanto di bottiglie incendiarie contro il portone dell'ambasciata italiana in Libia.

Tornando alla sinistra, in una manifestazione a Roma alcuni prodi (Romani Prodi, quindi) si sono esibiliti in una canto da stadio che riportava lo slogan "Dieci, cento, mille Nassiriya". Anche su queste menti sopraffine stendo un telo d'imbarazzato silenzio.
Ci meritiamo il grande fratello. Anzi, dovrebbero trasmetterlo a reti unificate, ecco.

16 febbraio 2006

Rivelazioni a catena

ovvero teoremi, corollari e assiomi. Tanti modi per definire cose inutili che si studiano a scuola.

Per dire: chi mai potrebbe, al giorno d'oggi, mettersi a costruire quadrati sull’ipotenusa?
Investi sul mattone, me lo diceva mia madre.

E poi

Lo shampoo antiforfora é una bufala. Si evince che il fegato spappolato non é solo il parto creativo di uno sfattone carico di soldi.

mayonnaise (thanks Billy)

Mi piace la maionese, da qualche tempo anche sulle patatine fritte.
Non me la porterei sull’isola deserta: di certo dimenticherei di metterla in valigia prima di partire. Dimentico tutto.
Che poi dovrei portarmi anche una borsa frigo, come le famiglie calabresi in spiaggia. Troppi bagagli: mi farebbero pagare la sovrattassa.
Quindi niente borsa frigo e niente maionese. Perché portarsi sull’isola deserta una salmonellosi é scelta parimenti discutibile.

Mi piace la maionese: quasi trent’anni e non ho ancora capito come gira il mondo. Figurarsi cosa metterci sopra per camuffarne quel gusto quotidiano di apocalisse da quattro soldi.

Mi piace la maionese. Ma sulla fatidica torre, se proprio dovessi scegliere, fra lei e ketchup, non esiterei a buttarla giú.
Si dice che potrebbe impazzire per uno sgarbo del genere.
Adesso che siamo qua, mi accorgo che non é un problema mio e fra poco neanche piú tuo: staccati da questa maglietta, muori una buona volta, maionese del cazzo.

14 febbraio 2006

Non toccate gli animali morti

09 febbraio 2006

da lacrime agli occhi

grazie a chi e' arrivato cercando come ecografare un casco.

E' atterrato su questa pagina, in cui si parla (anche) di caschi ed ecografie (io, tra l'altro, ce ho davvero un casco aerografato. Se in coda vedete un casco con un punto interrogativo sul didietro - del casco, intendo - ecco, quello sono io. Fate a modo, mi raccomando).

Spero che nell'atterraggio sull'@llertico suolo portasse il casco, che anche se non e' ecografato protegge la testa da brutte botte. Che poi si sa come va con i traumi cranici: inizi a sragionare e a scrivere stringhe demenziali nei motori di ricerca.

Grazie, ci voleva per chiudere in bellezza la settimana lavorativa. E come supplemento alla razione gia' abbondante di vaccate scritte prima.

(Sono anche un po' imbarazzato di essere (stato) un motociclista, ma non si puo' certo far di tutta l'erba un fascio. Infatti un certo ministro - il fascio - non lo fa piu', dopo che l'erba l'ha rimbecillito per due giorni (e tutti gli altri che e' successo?).

Alla prossima. Settimana.

brutte facce in giro di questi tempi



Di come @llerta catturó un poco di buono. Drogato per di piú.

@llerta: piano?

Ragazzo col cappello: nessun piano amico, IO SONO IL MANIACO DELL’ASCENSORE!

@llerta: Oh cavolo.

Ragazzo col cappello: hai paura eh?

@llerta: no, é che stamattina ho mangiato i cereali con il latte freddo.

Ragazzo col cappello: e allora?

@llerta: ecco…temo di averne mollata una. Di quelle che danno soddisfazione sull’ascensore.

Ragazzo col cappello: Oh merda…

@llerta: non proprio, ma potrebbe essere un degno preludio.

Ragazzo col cappello: Oh merda, c’é un puzzo terribile qui dentro!

@llerta: non te l’ho mica detto io di bloccare l’ascensore. E poi cosa credi? Che le tue siano al mughetto?

Ragazzo col cappello: vabbé, resisteró.
Finalmente ti ho trovato.

@llerta: pensavo che il tuo target fosse leggermente diverso. Per dire, io ho giá i peli sotto le ascelle. E anche nelle gambe se é per questo….

Ragazzo col cappello: non voglio molestarti…vedi…io so che tu hai un grande blog.

@llerta: dipende dai punti di vista. Di solito io lo vedo con un 14 pollici…non tanto grande dunque…

Ragazzo col cappello: bando alle ciance…il mio analista sa che ho dei problemi. Non sa proprio tutto, pensa che sono solo pulsazioni…

@llerta: pensa che siano solo pulsioni semmai…

Ragazzo col cappello: si, quelle. Mi ha detto che per risolverle devo scrivere i miei sogni. Il problema é che alla sera mi devasto di canne per dimenticare…e alla mattina mi sono dimenticato anche i sogni.

@llerta: belin, ti fai gli spinelli? Sei proprio un criminale allora!

Ragazzo col cappello: visto che non ricordo i sogni che faccio, ho deciso di aprire un blog. Il mio analista sarebbe contento se ci scrivo qualche cazzata.

@llerta: piú o meno quello che fanno tutti.

Ragazzo col cappello: tu mi devi aiutare. Non sono capace ad aprire un blog.

@llerta: provato col piede di porco?

Ragazzo col cappello: …

@llerta: si, era pessima, ne convengo.

Ragazzo col cappello: quel blogger lí, quello che usi tu…é tutto in inglese e io non ci capisco nulla…

@llerta: se invece di star fuori dalle scuole medie ad aspettare le ragazzine, ci fossi stato un po’ di piú dentro, ora capiresti anche l’inglese.

Ragazzo col cappello: non mi fare la morale. Aiutami ad aprire il blog e non ti faró del male.

@llerta: non so quanto ti convenga aprire un blog. Hai la polizia alle calcagna. Pure il RIS e quelli non li tiri mica scemi, li ho visti lavorare anche alla tv…

Ragazzo col cappello: per chi mi hai preso? Pensi che ci scrivo quello che faccio? Ho detto che m’invento delle cazzate…nessuno in rete é quello che dice di essere…

@llerta: bah, se lo dici tu…va bene, saliamo in casa, ho il portatile. Ma ci stiamo poco: mi collego col 56k e poi la bolletta non me la paghi mica tu.

Ragazzo col cappello: ci sto. Dai, schiaccia il pulsante. Ma non facciamo scherzi stupidi, chiaro?

@llerta: tranquillo. Non sono un prete.




Ragazzo col cappello: ehi, che casino!

@llerta: pensa a quello che c'hai nel cervello. E ringrazia ancora che ti ho fatto entrare. Non mi capita tutti i giorni di portarmi dei ricercati a casa.

Ragazzo col cappello: dov'é il computer? Mi avevi detto di averlo in casa…

@llerta: ragazzo, é un portatile. Non si vede facilmemente, sennó che portatile sarebbe? Aspetta che lo tiro fuori dal barattolo della Nutella…ecco, voilá. Fregato!

Ragazzo col cappello: Bastardo, levami queste manette del cazzo! Infigardo fottuto. Pezzo di merda questa me la paghi!

@llerta: calma con le parole. Mi danno fastidio troppe parolacce in una frase. E qua ne hai detto…aspetta che conto…una…due…tre. Quattro con infigardo. Ne hai dette quattro, sono decisamente troppe per i miei gusti.

Ragazzo col cappello: e ora cosa pensi di fare?

@llerta: vedi: come hai detto tu, nessuno in rete é quello che dice di essere...
E io nella realtá sono Paperinik. Per cui ora chiamo il mio amico, il Commissario Bassettoni, e mi faccio mandare un cellulare per portarti al fresco.

Ragazzo col cappello: ora i cellulari fanno anche questo? Pensavo che facevano solo le foto…

@llerta: che facessero solo le foto. Il cellulare, testa di guano, é un mezzo della polizia per portare al fresco i delinquenti che si fanno le canne come te. E sí, che hanno anche il vizio di molestare le ragazzine. Le ragazzine le devi lasciar perdere. Devono crescere tranquille. Poi quando sono cresciute e diventate signorine, i ragazzi con la testa a posto, non come te, ne scelgono una – vabbé, sono le ragazze che scelgono, ma ci lasciano il contentino dell’immaginazione – e ci si mette insieme per tutta la vita, o quasi. Poi sono loro che ci molestano, psicologicamente, ma questo é un altro discorso.

Ragazzo col cappello: ti prego lasciamo stare. Liberami e non ti faró niente!

@llerta: ma cosa vuoi farmi con quel tagliaunghie? Ringrazia che non avviso qualcuno di questo palazzo: ce ne sono un paio quasi piú fuori di te che farebbero a cambio con una riunione di condominio per farti la festa. Linciaggio si chiama, come nel far west. Li vedevi i western, no?

E ora non mi disturbare piú. Devo concentrarmi per scrivere un post…vediamo un po'… E, per favore, non ti agitare troppo, ché mi righi le manette. Le ho prese in offerta a Le jeux d'amour. Un affarone.
…ecco, trovato: "Di come Pap @llerta catturó un criminale". Bel titolo! Suona bene. Grazie per l'ispirazione.
Oggi non avrei proprio saputo che cazzo scrivere.

08 febbraio 2006

google non lo sa

- Chi é piú disturbante fra Maria Teresa Ruta e Rocco Siffredi nella pubblicitá delle patatine?

- Come fanno a Gaza e dintorni a disporre di cosí tante bandiere danesi?
Anche maynardo se lo chiede e io ho provato a immaginare una soluzione plausibile. Escludo lo scambio festoso allo stadio con i tifosi della Nazionale di Laudrup.

- Altre ancora, ma non ho piú voglia di pormi domande di siffatta portata. E talvolta nemmeno le altre.

Qualcosa bolle in pentola, spero che non siano quelle polpette. Chi vivrá vedrá, a non risentirci per un po'.

07 febbraio 2006

in edita (edito in punta di dita)

volevo scrivere qualcosa riguardo a Inedita, ma l'hanno giá fatto in tanti(ssimi) e non riesco a schierarmi né coi critici/polemici né coi sostenitori/entusiasti. Sará che ci sono stato poco, pochissimo. Cosí ho cancellato tutto.

Di quell'ora e poco piú passata nel padiglione C, mi rimangono:
1) una spilletta (quella presa all'ingresso era l'ultima: che culo! ma era rimasta lí perché difettosa: chiaro! Poi l’ho sostituita al loro stand: quanto accanimento per una spilletta, bambino del cavolo che non sono altro) della Untitled
2) un libro - con dedica dell'autore - della stessa casa editrice che ringrazio. L'autore, non il libro che devo ancora finire.
3) il numero di ottobre/dicembre 2005 di Inchiostro
4) il catalogo della Minimum Fax
5) depliant assortiti arpionati qua e la'
6) un bellissimo libro-portafoto per bebé (piú che altro per neoportatori sani di bebé) come doveroso presente da parte degli zii.
Mi sono accorto solo in un secondo tempo che l'item #6 era un doppione (regalo giá fatto), quindi l'unica soluzione - data l'impossibilitá di farselo cambiare con qualcos'altro - é riciclarlo su me stesso concependo (quanto meno prendendo parte al concepimento di) un pargolo.

Mi sono stati indicati:
1) Placida Signora, attorniata da una folla composta e vociante, come api sul miele (lei a occhio e croce é acacia, non certo castagno. Al massimo millefiori, vedendo come aggrega blogger da piattaforme diverse)
2) Personalitá Confusa, pareva capitato lí per sbaglio ed esibiva un berretto oltremodo avvolgente
3) Zop che avevo visto (letto) solo in qualche bloglist. Ha il pizzetto. O era una mosca? In ogni caso questo Zop ha creativitá da vendere e infatti c'era uno stand tutto suo.

Ho riso da solo davanti alle vignette di Vauro. Ho saltellato da uno stand all'altro, come una farfalla ubriaca (io sono generalmente sobrio e longevo peró).
E ho parlato solo con quelli di Untitled e il gentile rappresentante dello stand de "Il Riccio Editore".

Dialogo semiserio fra @llerta e una Rappresentante/editore di Untitled Ed
Rappresentante/editore: [cosí, a bruciapelo, mentre il nostro sembra stia osservando in devota e silenziosa concentrazione le cose sul tavolo come fossero reliquie. In realtá sta valutando se é il caso di chiedere la spilletta sostitutiva] - Ciao, sei un blogger?
@llerta: [visibilmente in imbarazzo] - mmm…pare di si [ammiccando ironico, ma profondamente terrorizzato] Ma che non si sappia in giro...
Rappresentante/editore: - E quale sarebbe il tuo blog?
@llerta: [si guarda intorno sperando che non l’abbia sentito nessuno, si allenta il colletto di una camicia immaginaria] - allerta
Rappresentante/editore: - come?
@llerta: [dá un'altra occhiata in giro, abbassa gli occhi] - allerta
Rappresentante/editore: - ah! allerta [rivolgendosi agli altri] é lui allerta [rivolgensosi ad allerta] stavano giusto parlando di te
@llerta: [sull'orlo della disperazione] - in che senso?
Rappresentante/editore: - stavano parlando del tuo post
@llerta: [visibilmente sollevato] - ah!
@llerta: [nuovamente in acido] - quale post?
Poi é andata avanti, ma su toni piú consueti.

Basta. Non ho sentito o visto convegni, discussioni, performance, seminari a porte chiuse o aperte. Non ho conosciuto blogger, né qualcuno di loro ha conosciuto me.
Sono stato dentro, ma é stato come restare fuori, come non aver mai parcheggiato la macchina e camminato verso la zona Fiera (ma dico, qualche cartello in piú no?).

L'ultima nota, last but not least, questa piacevole scoperta fatta solo a posteriori del Salone, al cui deus ex machina - Fabrizio - ho giá demolito gli attributi con le mie email. Porta pazienza, amico dei mustelidi.

La Lontra

06 febbraio 2006

HB (non la birra) @LLERTA!

Socchiudevo gli occhi, mentre guidavo su quella lingua d’asfalto che si fa largo fra l’appennino, i fianchi dei pendii brizzolati dalla galaverna.
Era sonno, ma anche una strana sensazione, come a voler appiattire fra le ciglia il paesaggio in bianco-grigio. L’autoradio era spenta, roba mai vista (sentita).

Il weekend é passato, fra cenette, tagliandi farsa, convegni inediti e un soggiorno breve quanto apprezzato nelle placide valli senesi. Che secondo noi dovrebbero essere sienesi. Senza andare nei dettagli, almeno per ora.
C'é stato il tempo anche per una sessione da baby-sitter, in cui ho cercato di dare il meglio impersonando diversi omini Lego, con risultati - pare - comici. Ho un futuro nello Zelig per bambini, non sia mai che lo valuti seriamente.
É passato. Peccato.

Poco prima di trascinarmi la valigia, pronto per uscire di casa e schizzare in auto, mio padre diceva: oggi son 29 anni, mi ricordo quando ti portavo in giro, sempre col pallone… come passa il tempo…[sospiro].

Povero papá, fresco nonno giá stanco di correre dai figli-nipoti a quell’unico genitore rimasto, gli ho dato una carezza su quel testone rasato che regolarmente provvedo a sfoltire (*). Gli ho dato una carezza, strizzando lieve gli occhi.
Fra le ciglia, questa volta, il ricordo di quando si tornava dalle nostre uscite domenicali - il pallole rotolante nel bagagliaio meglio di qualunque radio - e mi dava un paio di pacche sulla coscia, chiedendomi: Ti sei divertito?

Si, papá, mi sono divertito. Ora basta peró, riposati un po’.


(*) Non sono un barbiere, ma ho acquisito una certa dimestichezza sulle teste altrui dopo l’anno di naja passato a disboscarmi la nuca di fronte allo specchio.

03 febbraio 2006

trame di ragnatele (fuori e dentro il web)


ricevo e incollo, con errori di battitura e tutto il resto.
Il mittente, in seguito a mia richiesta via email, ha dato il benestare. Ho tralasciato giusto qualche parte, quelle in cui si racconta espressamente se stessi.
Quello che invece si trova qua sotto sono righe piu' sui generis, ma non per questo meno...fate voi cosa sono. Che' poi pare un epistolario da sturm und drang foscoliano messo a nuovo. E il giovane Werter l'avevo frequentato piu' che altro per l'immagine della copertina...
Per me meritavano uno spazio e visto che di spazio qua ce n'e' in abbondanza, ecco.

Il libretto cui si allude e' qua. Un po' di marchette non guastano, ma solo in virtu' di quanto detto. Qua sotto, appunto.

[...]
sono davvero contento di non everti perso, in mezzo a questo indirizzario che ti allontana e avvicina alla gente con una velocita' ridicola, che basta un gesto per recuperare persone che nel frattempo han vissuto altri due anni e certo tu non ci sei entrato. mi chiedo a volte con che diritto possiamo agire in questo modo, recuperando nomi a cliccate, me lo son chiesto anche
quando ho mandato questa mail sul mio libretto, si', insomma, se era il caso di far sapere... ma se ci credi, ti dico che le persone cui ho indirizzato quel messaggio sono state antologizzate attentamente, in mezzo a una congerie di materiale umano ormai ridotto a "punti com e chiocciole".
era come sentir ancora le parti buone di un arto ferito, quelle dove non fa
male quando ci si tocca, e infatti ho avuto la gioia e l'implicita certezza
di una risposta.
poi te ti devo ringraziare sempre, perche' in fondo se quella sera non ci fostato stato tu a milano rogoredo, col mitico matteino, ad aspettermi per darmi un letto, probabilmente non avrei mai pubblicato il mio libretto, e forse e' per questo che per quanto distante ed esile il filo non si strappa, e l'invisibile trama di ragnatele che ha fatto ci invischia con piacere.
[...]
e' per questo che nonostante il tempo, ci ritroveremo sempre con piacere all'evento urbino, senza bisogno di date e appuntamenti, una sorta di coney island of the mind, per usare le parole di kerouac.
[...]

01 febbraio 2006

Risposta ad Al.

rispondo qua al commento di Al.
Nel post precedente c'e' stato uno scambio di commenti, a mio avviso piú interessanti, arricchenti (si puó dire?) che il post stesso. Ci vuol poco, si dira'.
Ad Al aveva risposto off-line e non mi sono accorto che fainberg l'aveva gia' fatto e con minor spreco di sintassi.
Visto che ormai il pacco era confezionato, ora ve lo sorbite nella temibile forma di post. Leggere solo se interessatissimi.
[Ho scritto piccolo, come le avvertenze in fondo alle pubblicita' che tentano d'incularti sorridendo sornione]

Anche per me il blog é uno strumento libero, svincolato dalle politiche di mercato. Non lo vedo per forza contrapposto all’editoria tradizionale, ma una valida alternativa. Ha dato voce a chi non ha mai avuto il coraggio, il tempo, la fortuna, le capacitá – perché no – per farlo altrove. Io stesso lo “ringrazio” perché é un ottimo riempitivo del tempo libero, che nella mia condizione di lavoratore ramingo (leggi: trasfertista) é spesso desolantemente vuoto.
Concordo anche sul fatto che la leggerezza del mezzo (da intendersi nella sua accezione positiva, non nel senso “di poco conto”) permette licenze poetiche e di poetica che non sarebbero possibili in altri formati classici.
In un altro commento in risposta a te, l’ho paragonato, magari facendo rivoltare il povero Giacomo nella tomba, ad uno Zibaldone moderno, una sorta di diario in cui riversare il proprio pensiero “in progress”.
La differenza sostanziale é proprio nei commenti, la vera rivoluzione del blog rispetto ai “vecchi” siti personali, statici e senza feedback (detesto questa parola, ma la mia estrazione – si badi, tecnica, non manageriale – me la riporta spesso in superficie), che ti permettono di porti in discussione, di migliorare e accrescere il punto di vista e le conoscenze.

Quello che ha fatto la Untitled non é stato rielaborare, tramite quel lavoro da certosino che deve essere l’editing (parlo per sentito dire, sia chiaro) i post per poi mandarli in stampa.
Non é stato il lavoro di una major come l’Einaudi per Margherita F, che ha fiutato l’affare nel mondo dei blog, puntando su un blog tardoadolescenziale per rivolgersi ad un target tardoadolescenziale e le ha fatto riscrivere e/o ampliare le tematiche che ha affrontato la brava blogger nel suo sito. E come questo ce ne sono stati altri di operazioni spudoratemente commerciali, vedi “la notte dei blogger”, in cui alcuni fra i piú famosi (= piú accessi e/o link) affrontano un tema – la notte – facendo il loro bravo compitino per appagare le aspettative della ingombrante casa editrice.
La Untitled, casa editrice fondata e formata da proprietari di blog, persone con lavori ed estrazioni geografiche diverse, ha semplicemente chiesto ad alcuni “colleghi”, persone associate a link, conosciute e aprrezzate tramite i commenti, di provare a scrivere un libro.
I tre testi che costituiscono la prima “rata” hanno caratteristiche diverse: si parte da un patchwork composto da brevi schizzi, dialoghi dell’assurdo, che sí, potrebbero essere dei post minimali, passando a 4 mini racconti, fino ad arrivare al romanzo vero e proprio, o meglio, la lunghezza – a giudicare dallo spessore del libro – me lo fa includere nella categoria delle "short novels" tanto care alla letteratura d’oltreoceano.
Si sono messi in gioco non poco nel credere in progetti a scatola chiusa e credo che se dopo aver commissionato i lavori ai lori prescelti, non avessero apprezzato il risultato raggiunto, non lo avrebbero pubblicato. Perché va bene la temerarietá del progetto, ma una casa editrice cosí piccola e “nuova” nel panorama nazionale deve evitare “passi falsi”, cercando di proporre opere di qualitá. Perché le solite note possono anche permettersi una o due cagate a collana (spesso molte di piú), non certo loro che hanno investito soldi ma sopra ogni cosa sogni e speranze in un’impresa del genere.


update-rimembranza: fra tutti i libri citati, mi sono dimenticato di nominare l'unico che ho letto davvero (la notte dei blogger non fa testo). E' di Kaplan, prima di leggerlo ne parlai, forse per esorcizzare il timore di aver preso un pacco (no, in realta' era per augurargli un sano e disinteressato bocca in lupo).
Comunque un pacco non lo e', a dispetto della copertina simil-trasgressiva. (ma perche' questa mania di mettere delle immagini avulse?). Tant'e' che a suo tempo lo consigliai anche a qualche amico/a blogger intortandolo con allusioni al Benni de "la compagnia dei celestini".

Che te ne fai di un titolo (riciclo-citazione del titolo in loro onore) PARTE 2

Sono arrivato in tremendo anticipo: giro esterno di ricognizione, tanto per bicellare il mozzicone e via, si entra in questa libreria che all’ingresso pare piú un enoteca, un café alternativo che una libreria.
Sorpassata la folla vociante di aperitivanti, ho raggiunto l’antro della carta stampata e subito mi sono sentito piú a mio agio. Ma non per troppo, ché faceva un caldo afgano e mi son visto costretto a esfoliarmi la giacca prima e il maglione da lí a poco.
Mentre gli organizzatori cercavano di far funzionare – senza riuscirci - un portatile collegato al videoproiettore per videoproiettare un corto, mi aggiravo cercando di arrecare il minor disturbo possibile fra gli scaffali. Impatto zero garantito, pur dovendo trascinarmi dietro la voluminosa borsa del portatile. Portatile ma pesante.

Nell’attesa che si decidessero a iniziare, ho comprato non uno, ma due libri dello stesso autore. Che fino ad oggi non avevo mai sentito nominare. Il contatto con la copertina rugosa della Marcos Y Marcos mi ha solleticato i sensi e spinto all’acquisto insensato. Mi auguro solo che lo scrittore-pizzaiolo mi ripaghi della fiducia – basata piú sull’istinto che sulle recensioni lette in giro – accordatagli.

E poi finalmente hanno iniziato. Mi sono seduto in un angolino. Ero circondato da blogger. Tutti si conoscevano e si scambiavano grandi pacche e sorrisi e strette di mano. Io cercavo di associare l’indirizzo del blog alle facce. Chissá se lo fanno anche gli altri.
L’unico che ho azzeccato (sentendolo chiamare) é il signor Effe. Ed é davvero un signore, di quelli brizzolati ed eleganti, ma senza ostentarlo, che quando parlano fissano gli interlocutori e mantengono un tono della voce misurato.
Ecco, era la prima volta che vedevo un blogger dal vero. Intendo un blogger che non conosco di persona e che tra l’altro ha una certa notorietá nel giro. Me lo aspettavo diverso, ma anche no: vedendolo interagire con gli altri – e intervenire nel dibattito – mi ha dato l’impressione che lo scollamento fra persona e blogger non é mai netto. Ma un caso solo non fa statistica.
Gli altri blogger erano tutti grandi. Nel senso di etá. Non so perché: mi aspettavo un coacervo giovanilistico e invece mi sono trovato attorniato da persone di mezz’etá, col loro lavoro fisso – presumo – la fede al dito e tutto quello che comporta.

La presentazione ha avuto inizialmente qualche problema tecnico: dopo l’audio del filmato anche quello del microfono faceva le bizze. Che - volendo - fa ridere: la sala era infestata da gente che con la tecnologia, volente o nolente, ha a che fare quotidianamente.
Erano in tre a parlare, due editrici e un autore (Demetrio).
Hanno introdotto il loro progetto per poi passare alla lettura di qualche passo dei tre volumi con cui hanno esordito coraggiosamente nel rapace mondo dell’editoria. Hanno proposto interessante riflessioni, spunti va, sul connubio – pare riuscito – fra rete e letteratura.
Non entro nel merito, so giá che altrove ci saranno presto parecchi post sull’evento.

Ad un certo punto me ne sono dovuto andare: s’era giá fatta una certa. Nel frattempo l’esiguo ma attento pubblico aveva iniziato a porre domande barra osservazioni pertinenti.

Ma a me sarebbe piaciuto sapere:
1. il criterio con cui scelgono/scoprono gli autori papabili (la loro politica é di proporre ai blogger selezionati di scrivere un libro e non il contrario, con l’esordiente che tenta la carta della pubblicazione sottoponendo un manoscritto giá confezionato).
2. le tematiche o lo stile (cui hanno accennato, suggerendo il loro interesse verso l’humus in cui il blogger-autore é immerso, sia esso un microcosmo geografico o un’attivitá lavorativa) che la loro linea editoriale predilige.
3. come funzione una volta che il blogger ha accettato e sottoposto la bozza: c’é una fase di editing? Quali coordinate segue?
4. la percentuale di rischio calcolato in questa impresa economica dai forti connotati suicidi.
5. se gli autori giá pubblicati hanno un contratto che prevede altre opere o se tac il malloppo é questo, se ti garba stampalo e ognuno per la sua strada.
6. se confidano in un pubblico di blogger (ho immaginato il primo pensiero di un "collega", consapevole dell’operazione, davanti ad una copertina Untitled: vediamo un po’ come questo mio link se la cava sulla lunga distanza) o se i potenziali destinatari delle loro collane possono anche essere esterni alla blogosfera, considerando che distribuiscono in proprio e l’unica pubblicitá di cui beneficiano – per scelta etica o limiti di mezzi non lo so – é il tam tam fra i meandri del web.
7. perché non ci sono note autobiografiche sull’autore? Ho colto e condiviso il discorso di Demetrio sull’essere scrittore in quanto autore di un testo e non per avere il nome sul frontespizio del libercolo (e infatti i loro volumi non ce l’hanno, rimandando l’appuntamento in seconda di copertina per motivi burocratici-editoriali, roba di copyright credo), ma non capisco perché il lettore che non é arrivato dal blog al libro non possa compiere il tragitto inverso, dal libro al blog.

Ho cenato lo stesso. E ora vado a dormire.

Che te ne fai di un titolo (riciclo-citazione del titolo in loro onore)

Scampata la Barbagia a seguito di un serrato scambio telefonico col Capo. L’ho sentito piú volte oggi che tutto l’anno. Il 2005 intendo.
Si profila la pista abruzzese. Chi vivrá vedrá.

La tensione nervosa del giorno é scesa di pari passo col sole, lo stesso che ho salutato stamattina zigzagando nel traffico pazzo di questa cittá.

Questa cittá, il cui centro ho visto oggi per la prima volta. Dopo qualcosa come sei mesi. In linea col mio abituale modus operandi. Procrastinare procrastinare e poi farsi cogliere da quei cinque minuti e sbrigare la faccenda. Male, chiaro. Creando scompensi anche a chi ha a che fare col sottoscritto.
Mi sono mosso dal lassismo del trasfertista perché chissá mai che davvero non ci torni qua. Il motivo scatenante non era solo quello di vedere – visitare é parola oltraggiosa per un mordi e fuggi inconcludente – il centro storico, che pure mi ha impressionato per la sua monumentale austeritá. Si respira aria di storia, ancora prima di scorgere il profilo ardito della Mole.
I miei obiettivi erano: i corsi intrisi di Risorgimento e smog, i loro caffé carbonai ma tres chic oggigiorno e la libreria dove si teneva la presentazione di Untitled.

[taglio: vedi sotto]

Ho camminato per corsi deserti che pareva d’essere in un quadro metafisico di quel pittore novecentesco. Che non mi ricordo il nome (graditi suggerimenti).
Era l’ora in cui tutti corrono, quell’ora che non sai se quello che ti sfreccia a fianco lo fa per tornare a casa o per uscire. In ogni caso sfreccia e ti conviene scansarti, onde evitare l'effetto venturi della sua tensione futuristica.
Il tram sferragliante ha lanciato una saetta, il bagliore ha illuminato l’incrocio per una frazione di tempo, poi é di nuovo buio. Ho allungato il passo, la mano in tasca a sfiorare il freddo rassicurante delle chiavi.

[a seguire: post sull’evento]