31 gennaio 2006

scazzo cosmico (*)

cosi' diffuso, che... che me lo tengo...ma potendo , ne elargisco una modesta porzione qua.

Bologna Brescia Cheongju Firenze Costanza Kuwait City Kwangju Lamezia Milano Napoli Padova Seoul Suwon Taejon Torino Verona Wonju. In rigoroso ordine alfabetico, mica cronologico.
Pensavo di aver gia' dato, come si dice dalle mie parti.
Sembra che no.
Il gatto nero di ieri mattina aveva la miccia lunga. Il trigger delay impostato fottutamente alto. Infatti sono arrivato a lavoro sano e salvo.
Poi una telefonata. La telefonata.

Pare che mi sparino in Barbagia, come Achille Cotone.

Da qui presumo di aver sbagliato qualcosa.
Forse piu' di qualcosa.

Ho provato a balbettare Barbagia no Barbagia no, ma nessun suono intellegibile ne ha voluto sapere di venir fuori per esser colto dal carbone del microfono (era carbone? non e' che mi confondo con l'Epifania? Non ne ho l'epifanica certezza).
Ho chiesto quando e con lo stesso aplomb per quanto. Il per quanto e' sempre l'aspetto piu' nebuloso della faccenda.

Per sconfiggere i pensieri negativi ci vorrebbe del Valium. O dei pensieri positivi. Non disponendo ne' di uno ne' degli altri (per quest'ultimi, giacenza a 0 solo momentanea), oggi vado qua perche' ci sono loro che presentano loro. Aspetto di sentire, ma l'iniziativa e' lodevole, a prescindere.

A prescindere, vorrei fare tante cose. Altrettante le devo fare. In definitiva non faccio un cazzo di tutto questo.

La giornata e' radiosa. Meteorologicamente parlando. I monti innevati fanno bella mostra sullo sfondo dell'ex capitale.
Volevo fotografarli, col sole nascente, le macchine incolonnate, il colle di Superga. Ma la mirabolante deviazione verso il paracarro, mentre estraevo la digitale dalla giacca, mi ha fatto desistere. Perche' ero anch'io incolonnato.

Resistere non desistere, questo e' lo stratagemma.

(*): come quello di Leopardi (era pessimismo? va bene uguale. Con in piu' il fastidio)

28 gennaio 2006

quando la neve scende giu' lieve


bella la citta' con tutta questa neve: l'atmosfera ovattata, il silenzio dilatato, una soffice coltre bianca che copre tutto, come una madre particolarmente apprensiva.
Anche le cacche di cane, anche quelle.

26 gennaio 2006

Never again.

Spulciando l’archivio della new entry mi sono accorto che domani é una data da ricordare.
Ricordare vuol dire non dimenticare.
Era lo slogan del pellegrinaggio che feci anni fa, e di cui - per una strana coincidenza - l’anno scorso di questi tempi, scrissi qualcosa.
Spulciando anche google ho trovato questo articolo di David Bidussa ("Riprendiamo un articolo uscito su "Il Secolo XIX" il 21 gennaio 2006") su Golemindispensabile.
Ci sono due riflessioni di Primo Levi, uomo illuminato e illuminante delle coscienze attraverso i suoi libri, ma cito un passo dell’autore (che non ho capito se sia David Bidussa, il giornalista de “Il Secolo XIX” o se David Bidussa sia l’autore dell’articolo sul quotidiano genovese).
"La memoria non è un fatto. E' un atto. Proprio perché la memoria è un atto che si compie tra vivi ed è volto a legare tra loro individui in relazione alla costruzione di una coscienza pubblica, essa ha un valore pragmatico, ovvero serve per fare qualcosa."
Non aggiungo altro, ma mi pareva doveroso, anzi, pragmatico.
E se le parole non giungessero a destinazione, é un segno di rispetto e gratitudine per Rosario Fucile che ci condusse per mano nei luoghi in cui aveva sofferto l’annientamento della personalitá (e per sua – e nostra – fortuna solo di quella) 50 anni prima.

25 gennaio 2006

C.S.O.A. (due di due)

bah. Ma era gia' scritto

Torniamo a quella sera, tutto quanto scritto finora era solo un preambolo inutile e futile, ma fa spessore e piú che altro brodo.

Ero giá entrato dal cancello divelto e crossando placido nel fondo sconnesso col fido 125 centimetri cubici di Pontedera, mi appropinquavo nel piazzale antistante l’ingresso del casermone diroccato.
Procedevo piano piano, una seconda a bassi régimi, ché le buche nell’asfalto potevano essere trincee dei guerriglieri zapatisti ed ero arrivato relativamente presto. Il bello dei concerti nei centri sociali era che non si arrivava mai, dico mai, in ritardo rispetto all’inizio dell’esibizione. Neanche io.

Solo a quel punto li vedo e nel mucchio ne focalizzo uno.
Un gruppo di squatters fuori dalla porta, disposti in circolo nel cortiletto.
A parlare e a disperdere afrori nell’aere.
Uno di questi, dred e tenuta da sommossa, stava parlando al cellulare.

All’epoca il cellulare non era cosí diffuso. Oggi tutti hanno un cellulare, dall’undicenne con l’apparecchio ai denti alla nonna con l’Alzheimer. Da quello vestito da centurione romano che si fa fotografare con ciccione americane di fronte al Colosseo al cingalese sottopeso arrivato in Italia ieri senza permesso di soggiorno.
In quel periodo no, solo i manager e i fighetti (quelli che io ritenevo tali) possedevano un telefonino, ino mica tanto ché erano cornette del citofono, l’antenna telescopica come una canna fissa per trote.

Pensai: cazzo, no. Anche i punkbbestia hanno il cellulare! É finita.
Questa rivelazione mi fece perdere il controllo del mezzo. Ed ero pressoché fermo.
Mi abbattei come un albero sotto i colpi d’accetta del boscaiolo. Al rallentatore.

Il gruppetto si giró verso di me, il rasta terminó la chiamata e venne insieme agli altri ad aiutarmi per alzare l’amata Vespa, per fortuna illesa.

Pensai: Non tutto é perduto.
Dissi: Grazie, mi ero distratto un attimo.

Entrai salutando tizi barbuti e cani liberi che si rincorrevano, mi risposero rispettivamente con un timbro sul polso e latrati, come quelli che fanno solo i cani liberi che si rincorrono.

24 gennaio 2006

C.S.O.A. (uno di due)

C’era un periodo che li frequentavo, perché erano gli unici posti in cittá a far musica dal vivo che non fossero cover-band o piano-bara.
In uno di questi capitavo quasi ogni fine settimana. Proponeva concerti di gruppi italiani di un certo interesse a prezzi abbordabili.

L’edificio era un capannone dismesso da qualche fabbrica, magari florida negli anni ’70, ma che aveva chiuso i battenti da un pezzo.
La struttura era perció piuttosto fatiscente, ma i muri colorati e gli afrori(*) esotici (capitemi) rendevano il posto vivo e accogliente.

All’ingresso trovavi i soliti tizi barbuti che ti timbravano la mano appena sganciato il deca d’ordinanza e per una settimana per quanto ti lavassi le mani - col sapone, mica senza - ti portavi appresso questo tribale (ma anche simbolo della pace, Ying-Yang o bambulé) sulla mano ed era come far parte di una setta segreta.
I tizi barbuti erano pittoreschi e mi capitava d’invidiare un po’ il loro clima di scanzonata confidenza e la costante rilassatezza spalmata sul volto, che solo in seguito attribuii con certezza agli afrori di cui sopra.
Alcuni dei tipi scanzonati e rilassati vivevano al piano di sopra, al grido di: viva la promiscuitá sessuale, il Chiapas e i cani sguinzagliati!
E gli afrori, non dimentichiamolo.

Temevo i cani veterocomunisti perché il mio look era scarsamente etnico-no-global e ritenevo fossero addestrati ad azzannare bipedi poco colorati o coloriti. Ma poi ricordai che i cani – dicono – vedono in bianco e nero e superai la diffidenza stringendo solide amicizie con alcuni di loro.

Noi si andava di solito in macchina, ma talvolta prendevo la Vespa per essere indipendente e tornare quando mi pareva (certe volte prima, altre dopo).

(*) si ringrazia l'ill.mo sig. Eze per l'utilizzo della parola afrori in questo contesto.

(to be confirmed)

23 gennaio 2006

chi l'avrebbe mai detto...era il casellante

per smorzare il tono elegiaco del post precedente che - diciamolo - si potrebbe accusare per uso improprio di blog e riportare il tutto ad una dimensione piu' umana, terra-terra insomma, potrebbe essere efficace sapere che qualcuno mi ha fatto visita (era sabato notte, lo sa, questi giovani bevono bevono e si drogano e non hanno piu' valori e...) digitando la seguente stringa su google:

il casellante se le sbatte tutte quante

Il tizio, suo malgrado, e' piombato su questa pagina, in cui si accenna si' ad un casellante, ma non virile come si aspettava.

Credo di non aver mai scritto ne' sentito una cosa del genere, anche se - lo ammetto - mi sarebbe piaciuto scrivere un sonetto con questo titolo.

Da domani (oggi) si torna sul serio. Nel frattempo il sonno vi colga e con esso un buon principio di settimana.

20 gennaio 2006

non mi fido delle Poste

Io e te c’incastriamo perfettamente, non c’é neanche bisogno di dirlo.
L’incastro esula dall’ovvietá fisica, va oltre.
Non é neanche paragonabile ai mattoncini del Tetris, che una volta uniti si annullano, lasciando intendere peró - un attimo prima della sparizione - che i mattoncini legati mantengono il proprio colore d’origine.
Quando la curva dolce della tua nuca si posa nell’incavo della mia spalla, nessuno dei due si annulla, il colore invece diventa unico, una tinta tenue, a mimetizzarsi dal resto del mondo di cui non c’importa piú nulla.
Quello che ci manca, le nostre mancanze, non hanno piú senso quando c’incastriamo. Non siamo mutuo soccorso: le debolezze diventano la nostra forza, le carenze colmate da un gesto, una parola.
Siamo un puzzle da due pezzi, non in vendita, gli altri lo possono solo vedere e neanche appeso ad un muro, ma in perenne movimento, dagli 8 agli 80 anni.
Siamo un gioco senza istruzioni per l’uso perché a giocare siamo noi stessi, e non sai quanto mi piace farlo.
Ma no che lo sai: lo sai eccome.

friday i'm locked

notizie di rilievo (con tanto di link):

1)
Grasso che cola: con quell'euro (lordo, mai parola fu piu' appropriata) in piu' strappato a Federmeccanica potro' andare a prendermi un fantastico Cheeseburgher al Mc Donald's (ma solo al lunedi').
Qui un po' di link. Da cliccare solo se interessati alla questione metalmeccanica. Nel caso che, munirsi di guanti, che' sono link sporchi di grasso (non quello che cola, un altro tipo).
- Il Tempo
- Rai
- Il Giornale
- L'Unita'

2) Fra un po' ci sara' questo salone dell'editoria libraria musicale e multimediale. Si chiama Inedita e se sia una cosa inedita nel panorama italiano non lo so e non m'interessa saperlo. Pare interessante, a giudicare da quello venuto fuori nel blog nato proprio per sviluppare i temi che saranno discussi nei 4 giorni della kermesse e dal programma esposto proprio in questi giorni. Ci sono conferenze, performance creative, incontri, stands e quant'altro ci puo' stare in una manifestazione del genere.
Io credo che ci vorrei andare. Che detta cosi' fa specie, ma non so ancora.

3) Il Grande Fardello (no link, siamo seri, almeno su queste cose) ieri ha fatto uno share pazzesco. Direte: e dov'e' la notizia? Appunto.
Prendete e mangiatene tutti (perche' siamo quello che mangiamo e in Italia va forte la coprofagia e quindi se 2+2 fa 4 e non 5 come dicono quelli la' ecco, viene fuori, ohibo', anche il risultato delle prossime elezioni).

4) Lavoro. Anche domani. E il sabato lavorativo ha effetti collaterali impensabili. Ne parlai gia', quindi zac.

5) Ci penso un po' su. va bene?

18 gennaio 2006

Riportando tutti a casa (o quasi)

il CD gira e dice Include me out



Come si evince da qua sopra, la mia voglia di impegnare il lobo temporale nel partorire nuovi e fiammanti post é inversamente proporzionale al quadrato della quantitá di muco che intasa il lobo stesso.

PP = 1/MM2

dove PP é Post Partoriti e MM é Mole di Muco. L'apice per rendere comprensibile il quadrato di Mole di Muco non mi viene con questo editor del menga. E neanche facendo copiendpasta da word.
Per supplire a questa - a mio avviso - grave carenza della mia piattaforma, sto scaricando l'editor figo per blogger, ma ci metterá un paio di lustri (FREE and takes seconds to install dicono loro. Si si, provate a collegarvi da questa camera d'albergo col doppino telefonico, poi mi dite quanti secondi sono) e quindi non mi serverá a questo scopo.

Bene, ho tergiversato abbastanza. Non ho voglia di scrivere, ma qualcosa é venuto fuori. Spero di essere altrettanto produttivo in area. Quella in cui si é perso l'amico di Doraemon (ma si chiamava? Nobita o Kenta?* Boh, tanto non c'é piú).

saluti e consueti bacilli multiformi.

*Secondo me (e Google che la sa piú lunga ancora) la prima.
Il Bui3 (che la sa lunga anche lui, ma questa volta mi sa che sbaglia) la seconda.

post influenzale. Bacilli in trasferta


Dedicato a chi passa di qua e che: saluta o volta lo sguardo, commenta o si astiene, gradisce o disprezza (oppure semplicemente ignora, essendoci capitato per caso).

Perche' io dormo, chi e' sotto e' sotto.


Foto: @LLERTA!
Testo (!): Bui3

17 gennaio 2006

C’era Jeong, ma noi tutti si chiamava John.

Jeong mi piaceva, era un dritto, di quei dritti che sanno stare al mondo, ma che non danno motivo di preoccupazione se gli volti le spalle. Ragion per cui passavo parecchio tempo in sua compagnia. Jeong sul lavoro era preciso e capiva al volo quello che c’era da fare. Mentre gli insegnavo qualcosa che da lí a 10 minuti avrebbe fatto con meno difficoltá di me, parlavamo e parlavamo. Quando non gli veniva una parola sorrideva, quando non veniva a me tiravo un accidenti.

Seppi cosí che era finito in prigione e la sua ragazza era ancora dentro. Per certe manifestazioni contro il Governo. Da quella parti non scherzavano molto con chi si toglieva il paraocchi del fintobenessere tecnologico, tant’é che i cugini del nord erano guardati ancora con estremo sospetto e una certa tensione a basso voltaggio era avvertita anche da chi era estraneo alle vicende del Paese. Comunque prima di allora avevo pensato che ci fosse la democrazia come da noi. Cioé, come s’intende da noi.
Invece no. Mi raccontava che quando frequentava l’universitá aveva iniziato a stampare da Internet il Manifesto di Marx e – pagina dopo pagina, giorno dopo giorno – era riuscito a portarlo fuori dalla facoltá, occultandolo sotto la giacca. Se l’avessero beccato avrebbe rischiato un’altra incarcerazione. Toh, chi si rivede, la censura.

Jeong suonava la chitarra in un gruppo e naturalmente nelle sue vene scorreva il fuoco grezzo del rock. Provavo a fargli sentire qualche gruppo italiano, lui rideva e per tutta risposta mi parlava dei Rage Against The Machine. Sapeva che mi stavo per perdere il concerto in Italia (oltre al danno, la beffa: erano passati in tour anche lí, qualche giorno prima che atterrassi) e senza cattiveria, solo per un sano sfottó, me lo ricordava ogni tanto.
I RATM in quel periodo stavano per uscire con The Battle Of Los Angeles e lo scioglimento non se lo sognava ancora nessuno. Mi fece sentire - in anteprima rispetto all'uscita dell'album - il singolo Maria in MP3. All’epoca non sapevo neanche cosa fossero gli MP3. L'album me lo comprai lí, in CD e in cassetta per poterlo ascoltare anche in macchina.
Mi raccontava che da loro per fare strada nella musica ci volevano di molti soldi e gli unici che ci riuscivano erano figli di papá straviziati che si potevano permettere strumentazione e sala. Gli altri, improntati, piú per necessitá che per scelta di vita, sull’etica D.I.Y., cercavano di smuovere l’immobilismo musicale clonato da MTV con una scena alternativa che abbozzava proprio in quegli anni i primi passi.
Cercavo di spiegargli che da noi c’erano i Centri Sociali, nei quali, oltre all’impegno politico a cui uno poteva prendere parte o meno, si poteva iniziare a suonare. Molte gruppi famosi, in Italia, avevano iniziato cosí. Jeong mi guardava e non riuscivo mai a capire se avesse afferrato il concetto di Centro Sociale. Social Center non é che dicesse molto neanche a me.

Qualche volta pranzava con noi: c’eravamo comprati un fornello a gas, ma diverso da quelli che si trovano solitamente nei negozi di articoli per campeggio. Si facevano piatti semplici: un piatto di pasta, due fettine di carne, vuoi perché molti ingredienti non erano reperibili, vuoi per risparmiare tempo, perché il lavoro procedeva tra mille difficoltá.
Mi ricordo quando si stupí di come si facessero gli spaghetti al pomodoro, piatto elementare per eccellenza. Gli chiedemmo cosa non gli tornava della nostra ricetta e lui rispose che oltre ad aver sempre sospettato che il sugo fosse ketchup (espressioni di orrore sui nostri volti indoeuropei), credeva che gli spaghi (Moccagatta era la marca. Ma dico, una marca piú sfigata no?) si buttassero nell’acqua da subito. Forse perché da loro si usa trangugiare - sorbendo e ruttando alla fine - delle zuppe preconfezionate con noodles (spaghetti piú sottili di riso o soia) e diversi ingredienti di ignota provenienza, in cui si aggiunge un po’ di acqua calda e voilá, il capolavoro é pronto.

Ma la cosa piú strabiliante di Jeong é che, dapprima con la curiositá che si addice alle persone intelligenti, poi con sempre crescente dedizione, inizió a bere il caffé della nostra moka.
Non solo: alla mattina arrivava poco prima di noi e la preparava, seguendo alla lettera le istruzioni che gli avevamo dato quando ci chiese i segreti per un buon “espresso coffe”.
E ogni mattina, ancora prima di aprire la porta di quel container che faceva da ufficio, spogliatoio, magazzino, mensa e bar, si poteva sentire un buon aroma di caffé provenire da dentro.
Pareva, anche se solo per un attimo, una frazione di secondo in cui le narici si dilatavano e gli occhi si chiudevano per poter meglio apprezzare l’invitante odore di arabica che gorgogliava nella moka di casa, di essere in Italia e non a 11 ore di volo.

E tutto questo grazie a Jeong (o come tutti dicevano John).
Questo post glielo devo, ovunque esso sia.

[buona la prima, come sempre quando non ne ho piú voglia]

15 gennaio 2006

ieri ero troppo...troppo...

@LLERTA ZIO.

ps: felice.
Sono stato anche troppo: emozionato, ansioso, preoccupato, spaventato, infreddolito, speranzoso, stanco e.
Ma felice e' l’unica giusta, quella definitiva.

(precisazione)
In realta' ero gia' zio, ma quello che tecnicamente si definisce "zio acquistato". Questi due bambini (maschio e femmina), nipoti della mia ragazza, mi avranno anche preso ad una svendita, ma io li considero nipoti miei a tutti gli affetti. E lo stesso vale per loro, cioe': non mi considerano nipote, mi considerano zio, no?
Pero' questo e' sangue del mio sangue e piu' che altro l'ho visto nascere ed e' un po' come i film: se li guardi dall'inizio si capiscono meglio.

13 gennaio 2006

ve-ner-di (friday)

ieri sera ho trovato su Inedita questo link.
Mi sono scoppiato anche una discreta riga di commenti, poi basta, mi e' venuto mal di testa. Nausea forse.
Non commento, non tanto perche' non mi sia fatto un'opinione, quanto perche' la questione e' davvero controversa e potrebbe prendere una piega faziosa senza che me ne renda conto.
Ma mi sembrava doveroso diffonderlo, affinche' ognuno dei miei 17 passanti di fiducia ne venga a conoscenza e se vuole si formuli un'idea in proposito.
O, se ne ha le facolta'/possibilita', aiuti ad avvicinarsi all'unico scopo - pare - per cui questo blog e' nato: fare chiarezza sulle circostanza per cui un 18enne e' morto (e non un immenso necrologio).

ps: I'm quite curious to know something more about some visits from U.S. (Illinois and Texas) and U.K (London). Who can be interested in this italian waste?

12 gennaio 2006

coerenza di un budino alla vaniglia

Hey man you know I'm really okay
The gun in my hand will tell you the same
[Bad Habit - The Offspring]


É andata cosí.
terribile. E' la seconda volta che sono coivolto in una catena da blog. Terribile. Ma almeno la prima ero stato invitato con tanto di commento; qua invece mi si tira dentro a tradimento.
Puo' essere che giochi, anche se dissi che non avrei partecipato a siffatte questioni pubbliche. In fondo tu adottasti l'incoerenza (non l'incoscienza, tranquilla) commentando un coso che non era proprio un post. Vabbuo'.
Ora devo pensare alle abitudini (manie?). E arrivero' alla conclusione che non sono poi cosi' strane, sono loro ad essere normali nella stranezza della vita e non vale la pena scriverci un coso che assomiglia ad un post.
buona la prima

Al che la risposta é stata questa
a., non ti ho mandato la mail di avvertimento, così magari la cosa passava sotto silenzio e basta là. ho adottato la tecnica lancio il sasso e tiro indietro la mano. prima di vedermi rilanciare addosso il sasso (sai mai)
che non sei tipo da catene di sant'antonio lo sapevo, ma se è per dire di scelte azzardate ho invitato anche stewie che scrive post stagionali. come diceva chi m'ha invitato, si invita chi t'interessa conoscere di più. e io aggiungerei che si invita anche chi sai scriverà qualcosa che ti interessa

Che mi ha intimidito, tanto che
sara', ma ho gia' rivalutato l'idea di scrivere le mie abitudini. Uno perche' non sono tipo da catene. Alimentare, se proprio devo dirne una.
Due perche' ho pensato e convenuto con la mia signora che non ho davvero strange habits. Qualcuna magari c'e', ma non mi paiono abbastanza pittoresche da ricamarci un post come invece tu hai fatto bene, con sapiente tocco narrativo.
(sai mai e' un modo di dire bellissimo)


Ho sempre detestato le catene. Dagli albori, con quelle scritte sulle mille lire per arrivare a quelle via sms o email. Ho mandato a quel paese amici, conoscenti e colleghi, stizzito perché m’intasavano la casella con siffatte inutilitá. Perché magari mi aspettavo un messaggio importante e invece mi arrivava una boiata new-age in versi. Alcuni ci rimanevano male, altri – chi mi conosce meglio – convenivano che sí, in effetti era stato un errore mandarmela, ma la doveva spedire a 72 persone sennó gli si ritorceva contro (magari).
Ora, coi blog se ne sono viste a pacchi. Vanno a ondate. Ovunque ti giri, nella blogosfera, trovi tizi che reputavi in un certo modo, cimentarsi con le risposte e tirar dentro questo abisso di qualunquismo altri cinque sciagurati.
Peró Frammento é stata molto discreta nella proposta – non me n’ero neanche accorto - e si merita il riscontro, non fosse altro che é stata l’unica a tirarmi in ballo.
Diciamolo, tirarla tanto per le lunghe e passare per lo snob controcorrente che vola ad un metro da terra non giova a nessuno, perché snob non lo sono per partito preso.
In fondo questo é un passatempo, non va preso sul serio e ok, per questa volta mi applico e scrivo queste cinque stronzate in cui non mi espongo piú di tanto e che sono incontestabili, a differenza delle liste di Alta Fedeltá o dei bloggers di fine anno. Va bene cosí, ho riempito due pagine senza pigiarmi troppo le tempie.

1 prendere sempre la sigaretta al centro dopo aver aperto il pacchetto nuovo. (l’altra nevrosi legata al tabagismo é svuotare il portacenere ossessivamente appena ha fatto il suo dovere, rischiando ogni volta lo sviluppo di focolai nella raccolta indifferenziata)
2 scrivere nome e data sui libri appena comprati. La pagina é quella in cui compare il titolo.
3 aspettare che finisca la traccia sull’autoradio (se mi piace davvero) prima di scendere dalla macchina.
4 ruotare il piatto in modo che l’eventuale contorno rimanga “in alto”, lontano dal mio stomaco, rispetto alla portata principale. Se sono in piatti separati, quello del contorno deve stare a sinistra. Ma questo deriva forse dalla scarsa considerazione che attribuisco al contorno. Lo dice giá il nome: il contorno, pfui.
5 svuotare la valigia completamente e sistemare la camera d’albergo a mio piacimento appena varcata la soglia. [e controllare le caratteristiche dinamiche dello scarico del water, come David Foster Wallace]
Come si vede, non sono granché strane, giusto per confermare che non sono - e non faccio - lo strano quando rimbalzo queste mode.

Il regolamento era: scrivi cinque strane tue abitudini e postale assieme al regolamento; invita altri cinque a fare lo stesso e linkali.
Ora vediamo gli sventurati che, spero, non si avvedano di questo richiamo alle armi (bianche e spuntate).
- G. (la prima della [blog]list, ché Simone é desaparecido e a F. non posso fare lo sgarbo di rispedire al mittente)
- K. (kri la fa l'aspetti. ti ho tirato in ballo perché hai giá dato e cosí zero disturbo)
- A. (a. come Abbia pietá di me)
- I. (cosí gli passano le fregole - non le fragole dette da Lino Banfi - di diventare blogstar)
- ne manca uno e non c'ho voglia di pensarci.

[scusa Elli, le tue abitudini sono migliori, ma é meglio che rimangano fra noi. Baci non abitudinari]

11 gennaio 2006

cos

Indeciso com’ero se buttare giú quel sogno particolarmente vivido (pareva un film, con tanto di flashback, voce narrante esterna e colpi di scena. Mancavano giusto i titoli di coda e il pop-corn) o quella storiella strappata da un appunto vergato sul cruscotto, rimasi interminabili minuti a fissare il monitor.
Spento.

Mi accesi una sigaretta credendo che aiutasse a pensare, piú che per colmare il vuoto di movimento in quella mattinata, luminosa come una fotografia fin troppo satura.
Non feci cerchi di fumo con la bocca. Avevo abbandonato da un pezzo la speranza di riuscirvi ricordando i tentativi sedicenni, goffo epigone del bambino ch’ero stato quando cercavo la via per la perfetta bolla di bigbabol.
Un cerchio arrivó comunque, alla testa. Fumare di mattina mi dava fastidio come avessi iniziato il giorno prima.

Mi accesi anche il monitor, senza accendino usa&getta - anche se avrei voluto - ma con una ditata secca; il computer frullava soddisfatto dalla notte precedente.
Avvicinai le dita alla tastiera esitando un attimo prima di battere una seria di enter.
Deformazione professionale: era piú facile comunicare con le macchine che con le persone. Impostavi il baud rate e qualche altra impostazione e il piú era fatto: le macchine capivano o non capivano, non c’erano sfumature, ambiguitá, incomprensioni.

Poi iniziai a scrivere: una frase, una domanda. A chi? A che pro?

Come polvere che ancora turbina in mezzo ad un rigagnolo di luce dalla tapparella (si poserá quando é ormai é buio e il letto rifatto sará nuovamente disfatto, e freddo).
Perché il passato remoto per vicende vecchie di mezz’ora?

09 gennaio 2006

tre puntini di sospensione non sono abbastanza

Facciamo che ho iniziato l’ultimo Harry Potter e che mi pare piú avvincente del precedente tant’é che ne ho letto quattro capitoli prima di crollare sbavando filiforme sul cuscino.
Facciamo che quando la lobotomia incombe, fisso sul TFT il mirino di quel gioco e mi diletto ad assegnare identitá ai paramilitari (cattivi) cui faccio esplodere la testa col fucile a canne mozze (questo é il bergamasco che mi ha fatto la sorpresa a fine anno, questo é quello che mi ha tagliato la strada elevando diverse falangi del dito medio, questo é quello che ha creato la campagna pubblicitaria di quel partito che ha ridotto gli italiani a gridare “Forza Azzurri” ai prossimi mondiali, questo é il peggio di Splinder, questo é un tubo catodico, questo sono io, questo é il mio analista se ne avessi uno, questo é l’organigramma su modello sumero della mia azienda e cosí via).
Facciamo che sembra che il 2006 sia iniziato con una moria di blog, o ad essere ottimisti una chiusura provvisoria di alcuni di quelli che leggo piú spesso. Nel caso il mio ottimismo sia immotivato, sentite condoglianze.
Facciamo che ho ripreso il lavoro e pare che non mi garantisca energie mentali sufficiente ad aggiornare. Facciamo che é vero, specie se l’incertezza é all’ordine del giorno di questi tempi.

Ci si rivede quando é il caso.

02 gennaio 2006

e' andata anche questa.


Foglie di palma

Esattamente alla mezzanotte
1973-74
Los Angeles
cominciò a piovere sulle
foglie di palma davanti alla mia finestra
clacson e mortaretti
strepitarono
e s'udì un tuono.

ero andato a letto alle 9
spensi la luce
tirai via le coperte -
la loro gaiezza, la loro felicità,
i loro strilli, i loro cappelli di carta,
le loro automobili, le loro donne,
i loro ubriaconi dilettanti...

l'ultimo giorno dell'anno mi terrorizza
sempre

la vita non sa nulla degli anni.

ora i clacson hanno smesso di suonare,
e i mortaretti e il tuono...
tutto finito in cinque minuti...
tutto quello che sento è la pioggia
sulle foglie di palma,
e penso:
non capirò mai gli uomini,
ma sono
ancora vivo.

[Charles Bukowski]