1 febbraio 2006

Risposta ad Al.

rispondo qua al commento di Al.
Nel post precedente c'e' stato uno scambio di commenti, a mio avviso piú interessanti, arricchenti (si puó dire?) che il post stesso. Ci vuol poco, si dira'.
Ad Al aveva risposto off-line e non mi sono accorto che fainberg l'aveva gia' fatto e con minor spreco di sintassi.
Visto che ormai il pacco era confezionato, ora ve lo sorbite nella temibile forma di post. Leggere solo se interessatissimi.
[Ho scritto piccolo, come le avvertenze in fondo alle pubblicita' che tentano d'incularti sorridendo sornione]

Anche per me il blog é uno strumento libero, svincolato dalle politiche di mercato. Non lo vedo per forza contrapposto all’editoria tradizionale, ma una valida alternativa. Ha dato voce a chi non ha mai avuto il coraggio, il tempo, la fortuna, le capacitá – perché no – per farlo altrove. Io stesso lo “ringrazio” perché é un ottimo riempitivo del tempo libero, che nella mia condizione di lavoratore ramingo (leggi: trasfertista) é spesso desolantemente vuoto.
Concordo anche sul fatto che la leggerezza del mezzo (da intendersi nella sua accezione positiva, non nel senso “di poco conto”) permette licenze poetiche e di poetica che non sarebbero possibili in altri formati classici.
In un altro commento in risposta a te, l’ho paragonato, magari facendo rivoltare il povero Giacomo nella tomba, ad uno Zibaldone moderno, una sorta di diario in cui riversare il proprio pensiero “in progress”.
La differenza sostanziale é proprio nei commenti, la vera rivoluzione del blog rispetto ai “vecchi” siti personali, statici e senza feedback (detesto questa parola, ma la mia estrazione – si badi, tecnica, non manageriale – me la riporta spesso in superficie), che ti permettono di porti in discussione, di migliorare e accrescere il punto di vista e le conoscenze.

Quello che ha fatto la Untitled non é stato rielaborare, tramite quel lavoro da certosino che deve essere l’editing (parlo per sentito dire, sia chiaro) i post per poi mandarli in stampa.
Non é stato il lavoro di una major come l’Einaudi per Margherita F, che ha fiutato l’affare nel mondo dei blog, puntando su un blog tardoadolescenziale per rivolgersi ad un target tardoadolescenziale e le ha fatto riscrivere e/o ampliare le tematiche che ha affrontato la brava blogger nel suo sito. E come questo ce ne sono stati altri di operazioni spudoratemente commerciali, vedi “la notte dei blogger”, in cui alcuni fra i piú famosi (= piú accessi e/o link) affrontano un tema – la notte – facendo il loro bravo compitino per appagare le aspettative della ingombrante casa editrice.
La Untitled, casa editrice fondata e formata da proprietari di blog, persone con lavori ed estrazioni geografiche diverse, ha semplicemente chiesto ad alcuni “colleghi”, persone associate a link, conosciute e aprrezzate tramite i commenti, di provare a scrivere un libro.
I tre testi che costituiscono la prima “rata” hanno caratteristiche diverse: si parte da un patchwork composto da brevi schizzi, dialoghi dell’assurdo, che sí, potrebbero essere dei post minimali, passando a 4 mini racconti, fino ad arrivare al romanzo vero e proprio, o meglio, la lunghezza – a giudicare dallo spessore del libro – me lo fa includere nella categoria delle "short novels" tanto care alla letteratura d’oltreoceano.
Si sono messi in gioco non poco nel credere in progetti a scatola chiusa e credo che se dopo aver commissionato i lavori ai lori prescelti, non avessero apprezzato il risultato raggiunto, non lo avrebbero pubblicato. Perché va bene la temerarietá del progetto, ma una casa editrice cosí piccola e “nuova” nel panorama nazionale deve evitare “passi falsi”, cercando di proporre opere di qualitá. Perché le solite note possono anche permettersi una o due cagate a collana (spesso molte di piú), non certo loro che hanno investito soldi ma sopra ogni cosa sogni e speranze in un’impresa del genere.


update-rimembranza: fra tutti i libri citati, mi sono dimenticato di nominare l'unico che ho letto davvero (la notte dei blogger non fa testo). E' di Kaplan, prima di leggerlo ne parlai, forse per esorcizzare il timore di aver preso un pacco (no, in realta' era per augurargli un sano e disinteressato bocca in lupo).
Comunque un pacco non lo e', a dispetto della copertina simil-trasgressiva. (ma perche' questa mania di mettere delle immagini avulse?). Tant'e' che a suo tempo lo consigliai anche a qualche amico/a blogger intortandolo con allusioni al Benni de "la compagnia dei celestini".

6 commenti:

al ha detto...

non meritava tanto risalto quel mio commento, che partiva in quarta precipitando da un pre-giudizio su Untitl.Ed (ma almeno è servito per far buttar giù tutta la verità nient'altro che la verità sul tema. o no?) il resto a seguire in coda al post precedente (capito?)
... e sempre all'erta bisogna stare...

manginobrioches ha detto...

non rinuncerei mai alla libertà del blog, però ammetto di essere una lettrice continuamente orfana, che vorrebbe trovare nell'editoria qualcosa di vero, nuovo e durevole, qualcosa dell'immensa libertà e creatività dei blog, senza però trovarmi post e commenti trasferiti e mummificati o congelati su carta, come pale di ficodindia al polo. l'esperimento Untitled mi interessa per questo.
(e comunque, ben vengano discussioni e chiarimenti d'idee).

@LLERTA ha detto...

[al] lo meritava, perche' aldila' della crociata su cui hai corretto il tiro, c'erano altre cose parecchio condivisibili. Per stare sempre allerta...

[manginobrioches] credo che sia difficile inscatolare in un libro l'inibizione, la freschezza e la caducita' dei blog. Perche' il blog diventa archivio il giorno dopo, il libro rimane (magari a prendere polvere in un magazzino di libreria). Untitled ci sta provando e per questo merita attenzione e chiarimenti sui suoi intenti.

Elisabetta M. ha detto...

Esprimo la mia opinione e come tale può non essere condivisa e può essere criticata (benevolmente mi auguro!)
Come scrittrice su carta stampata approdata successivamente al blog, posso affermare che le due cose sono diverse e inconciliabili.
Un blog, che sia una raccolta di corti racconti o di poesie o di riflessioni su vari temi (tralascio romanzo e saggio riconducibili a generi letterari più colpessi), si struttura secondo un modus operandi diverso da quello che richiede la "costruzione" di un libro.
Un post in un blog, data la necessaria brevità anche del racconto lungo (perdonate questo ossimoro alquanto bizzarro!) sottostà (spesso solo formalmente) a poche limitazioni: regole nulle, consuetudini sempre le stesse.
Nel libro stampato, l'interazione scrittore-lettore avviene all'interno di un rapporto di coppia, salvo poi a confrontarsi con altri lettori del medesimo oggetto per un pollice su o pollice verso.
Nel blog l'interzaione con il lettore diventa un fatto collettivo: nello stesso istante in cui X sta leggendo e formulando il suo commento, Y sta intervenendo per esprimere anche solo partecipazione; Z, che è interessato magari ad un OT collaterale all'argomento trattato, si inserisce con una sua precisa idea che appare distante dall'interesse di X e Y. Poi ci saranno ancora tizio, caio, sempronio a convergere nello stesso momento sul racconto o sul branetto o o sull'informazione gionalistica o sulla poesia, creando un ventaglio di scritti assimilati spesso ad altri post.
Si verrebbe così a creare un libriccino virtuale, costruito in tempo reale dalle parole di tutti i partecipanti al postato.
Ritengo quindi che tradurre su carta il contenuto di un blog, oltre che molto complicato e laborioso, significhi snaturare il blog, il suo spirito free
la sua immediatezza che non consente rielaborazioni a posteriori (labor limae) come invece avviene per il libro.
Per quanto riguarda poi le Case Editrici di piccolo medio o grande calibro, se può essere una scelta editoriale quella di individuare (tra i blogger) potenziali scrittori di carta stampata, non mi piace l'idea che si debba scrivere su commissione, specie poi se c'è anche il vincolo dell'argomento da sviluppare. Come non condivido l'editing selvaggio teso a snaturare il testo per adeguarlo alle idee e alla formazione dell'Editore. Di solito un mano-scritto o un p.c-scritto viene sottoposto all'attenzione del Direttore Editoriale. Se piace, verrà pubblicato integralmente, salvo un editing di tipo assolutamente formale ( erori di battitura, qualche scivolata grammaticale e/o sintattica e similaria)
Scrivere è un atto creativo nato dalla piena libertà di pensiero di chi vi si affaccia , sia che si tratti di un post che di un libro; mettere margini e paletti entro i quali lo scrivente (o scrittore) deve muoversi per attenersi alle politiche editoriali, non solo è controproducente ma addirittura può apparire una violenza acettata obtorto collo.
Un blog nasce e si sviluppa grazie alla spontaneità e all'immediatezza del pensiero (tradotto in parole) e le uniche regole a cui deve sottostare sono quelle della correttezza e del buon gusto.
L'editing non ha senso se si parla di blog, sarebbe come perseguire il valore delle cose senza le cose.

Anonimo ha detto...

Parecchio OT: Erounaltro e stazionediposta sono stati suicidati, PPG sopravvive a stento e controvoglia...
Tutto questo per dire che, quando vuoi, puoi rimuovere i link...grazie di tutto
Ciao a.

@LLERTA ha detto...

ppg, ti confesso che mi sono indispettito non poco a vedere i due linki a ingresso riservato (io poi dove c'e' una selezione vengo sempre rimbalzato). Mi spiace che sono stati suicidati, con PPG intendi l'account, il blog (quale dei tanti?) o la persona?
Grazie di che? Grazie a te.
(la mail, in caso che, e' li' sotto, col titolo pulp)