1 febbraio 2006

Che te ne fai di un titolo (riciclo-citazione del titolo in loro onore) PARTE 2

Sono arrivato in tremendo anticipo: giro esterno di ricognizione, tanto per bicellare il mozzicone e via, si entra in questa libreria che all’ingresso pare piú un enoteca, un café alternativo che una libreria.
Sorpassata la folla vociante di aperitivanti, ho raggiunto l’antro della carta stampata e subito mi sono sentito piú a mio agio. Ma non per troppo, ché faceva un caldo afgano e mi son visto costretto a esfoliarmi la giacca prima e il maglione da lí a poco.
Mentre gli organizzatori cercavano di far funzionare – senza riuscirci - un portatile collegato al videoproiettore per videoproiettare un corto, mi aggiravo cercando di arrecare il minor disturbo possibile fra gli scaffali. Impatto zero garantito, pur dovendo trascinarmi dietro la voluminosa borsa del portatile. Portatile ma pesante.

Nell’attesa che si decidessero a iniziare, ho comprato non uno, ma due libri dello stesso autore. Che fino ad oggi non avevo mai sentito nominare. Il contatto con la copertina rugosa della Marcos Y Marcos mi ha solleticato i sensi e spinto all’acquisto insensato. Mi auguro solo che lo scrittore-pizzaiolo mi ripaghi della fiducia – basata piú sull’istinto che sulle recensioni lette in giro – accordatagli.

E poi finalmente hanno iniziato. Mi sono seduto in un angolino. Ero circondato da blogger. Tutti si conoscevano e si scambiavano grandi pacche e sorrisi e strette di mano. Io cercavo di associare l’indirizzo del blog alle facce. Chissá se lo fanno anche gli altri.
L’unico che ho azzeccato (sentendolo chiamare) é il signor Effe. Ed é davvero un signore, di quelli brizzolati ed eleganti, ma senza ostentarlo, che quando parlano fissano gli interlocutori e mantengono un tono della voce misurato.
Ecco, era la prima volta che vedevo un blogger dal vero. Intendo un blogger che non conosco di persona e che tra l’altro ha una certa notorietá nel giro. Me lo aspettavo diverso, ma anche no: vedendolo interagire con gli altri – e intervenire nel dibattito – mi ha dato l’impressione che lo scollamento fra persona e blogger non é mai netto. Ma un caso solo non fa statistica.
Gli altri blogger erano tutti grandi. Nel senso di etá. Non so perché: mi aspettavo un coacervo giovanilistico e invece mi sono trovato attorniato da persone di mezz’etá, col loro lavoro fisso – presumo – la fede al dito e tutto quello che comporta.

La presentazione ha avuto inizialmente qualche problema tecnico: dopo l’audio del filmato anche quello del microfono faceva le bizze. Che - volendo - fa ridere: la sala era infestata da gente che con la tecnologia, volente o nolente, ha a che fare quotidianamente.
Erano in tre a parlare, due editrici e un autore (Demetrio).
Hanno introdotto il loro progetto per poi passare alla lettura di qualche passo dei tre volumi con cui hanno esordito coraggiosamente nel rapace mondo dell’editoria. Hanno proposto interessante riflessioni, spunti va, sul connubio – pare riuscito – fra rete e letteratura.
Non entro nel merito, so giá che altrove ci saranno presto parecchi post sull’evento.

Ad un certo punto me ne sono dovuto andare: s’era giá fatta una certa. Nel frattempo l’esiguo ma attento pubblico aveva iniziato a porre domande barra osservazioni pertinenti.

Ma a me sarebbe piaciuto sapere:
1. il criterio con cui scelgono/scoprono gli autori papabili (la loro politica é di proporre ai blogger selezionati di scrivere un libro e non il contrario, con l’esordiente che tenta la carta della pubblicazione sottoponendo un manoscritto giá confezionato).
2. le tematiche o lo stile (cui hanno accennato, suggerendo il loro interesse verso l’humus in cui il blogger-autore é immerso, sia esso un microcosmo geografico o un’attivitá lavorativa) che la loro linea editoriale predilige.
3. come funzione una volta che il blogger ha accettato e sottoposto la bozza: c’é una fase di editing? Quali coordinate segue?
4. la percentuale di rischio calcolato in questa impresa economica dai forti connotati suicidi.
5. se gli autori giá pubblicati hanno un contratto che prevede altre opere o se tac il malloppo é questo, se ti garba stampalo e ognuno per la sua strada.
6. se confidano in un pubblico di blogger (ho immaginato il primo pensiero di un "collega", consapevole dell’operazione, davanti ad una copertina Untitled: vediamo un po’ come questo mio link se la cava sulla lunga distanza) o se i potenziali destinatari delle loro collane possono anche essere esterni alla blogosfera, considerando che distribuiscono in proprio e l’unica pubblicitá di cui beneficiano – per scelta etica o limiti di mezzi non lo so – é il tam tam fra i meandri del web.
7. perché non ci sono note autobiografiche sull’autore? Ho colto e condiviso il discorso di Demetrio sull’essere scrittore in quanto autore di un testo e non per avere il nome sul frontespizio del libercolo (e infatti i loro volumi non ce l’hanno, rimandando l’appuntamento in seconda di copertina per motivi burocratici-editoriali, roba di copyright credo), ma non capisco perché il lettore che non é arrivato dal blog al libro non possa compiere il tragitto inverso, dal libro al blog.

Ho cenato lo stesso. E ora vado a dormire.

17 commenti:

al ha detto...

saro' avaro di sentimenti nobili ma personalmente diffido di queste iniziative editoriali, sette anni di lavoro in libreria non mi fanno commuovere alla vista di
---

° Un palcoscenico a disposizione di tutto il mondo editoriale
° Un appuntamento che offre concrete possibilità per vendere
° Una opportunità per promuovere e farsi conoscere
° Una finestra aperta sulle esigenze del settore
° Un faro che sottolinei il coraggio imprenditoriale e le
straordinarie intuizioni non solo degli scrittori ma anche
degli editori
° Un'esposizione completa e dettagliata, caratterizzata
anche dalla compresenza "in-edita" di settori affini,
affiancata nell'ambito di un unico evento fieristico.

"UN NUOVO APPUNTAMENTO, UNA OPPORTUNITA' PER
PROMUOVERE
INCENTIVARE
VENDERE"

---
(tratto da: http://www.inedita.org/main.htm )

Anonimo ha detto...

provo a risponderti. io.

ma in maniera disordinata.
Prima di tutto grazie per essere passato e ad ascoltato tutto, compresa la mia lettura.

Tu chiedi che fine fa il testo, dopo che viene commissionato. Beh c'è un lavoro, e anche molto lungo, di editing. Discussioni serrate con il tuo editor di riferimento e con gli altri. E credo che questa sia la parte più bella di quest'avventura. Ti confronti con qualcunaltro sul tuo testo; lo ripensi più volte.
Io durante la presentazione, forse non c'eri più, ho detto che in un giorno ho mandato, credo, sei versioni dello stesso capitolo.
Il contratto è per un libro e un libro solo. E personalmente anche questa cosa mi piace: è un rischio, ma è un rischio piacevole secondo me.
Per quanto riguarda il tragitto blog-libro, libro-blog, beh, ci sono i segnalibri, non so se li hai visti: ma su questi puoi trovare il titolo dell'opera, il nome dell'autore e l'indirizzo del blog. Penso che la scelta con cui siamo stati scelti noi tre e gli altri che verranno sia il piacere e l'interesse. Nessuno di noi è un blogger affermato da migliaia di accessi (a me quando va bene in un post ne faccio un centinaio scarso), quindi la scelta è una scelta di scrittura, ci hanno scelto perché piace quello che scriviamo e come lo scriviamo.

comunque grazie ancora e spero di vederti a Genova, dove il clima sarà più temperato e le tecnologie funzioneranno.

d(emetrio)

Anonimo ha detto...

ho visto adesso il tuo commento da me. e io ti avevo già risposto.

comunque se vuoi passare abbiamo anche uno stand come casa editrice (comunque sì partecipiamo sabato ad una tavola rotonda sull'editoria).

Lo stand è l'A19

d.

Anonimo ha detto...

Non so a quale "evento" ti riferisca, mi pare di capire che c'e' la pubblicazione di un libro scritto da bloggers? Mi metti tremendamente in curiosita'!!
Dimmi di piu', per favore!
ciao
charm

@LLERTA ha detto...

[al] neanche io mi commuovo, ma non capisco cosa c'entra (?)

[d.] come avevi fatto a rispondermi subito se nel primo non avevo messo l'URL? Bah, fa lo stesso.

Dannazione, avevo messo i numeri per risposte ordinate :-)
Comunque grazie davvero.
In particolare: (3) avevo sentito della tua prima bozza-romanzo - la mappazza, come l'hai definita tu - cestinato e riscritto in toto, non delle sei versioni nello stesso giorno.
(5) Il contratto di un libro soltanto mi pare una cosa giusta (non ho capito perche' rischioso), ma altrettanto ragionevole credo che sia la possibilita' di potersi ripetere nel caso in cui l'esordio sia stato positivo.
(7) Non ho visto i segnalibri. Sono veri e propri segnalibri "esterni" al volume o fanno parte di questo?
(1) Chiaro, mi domando se e' possibile farsi piacere anche qualcosa che non si conosce (ancora). Ovvero: un centinaio di accessi non e' una valanga, ma e' gia' una cifra significativa nel contesto dei blog "letterari". Ci sono blogger misconosciuti che scrivono benino e opportunamente stimolati e indirizzati dall'editing di cui dici potrebbero partorire cose interessanti. Almeno, credo.

(un passo in incognito allo stand ce lo faccio sicuro, ma sabato proprio non ce la faccio. Peccato)

[charm] nel post precedente ci sono tutti i link in riferimento. I libri (quelli di questa casa editrice, perche' in giro ci sono gia' testi piu' o meno riusciti scritti da bloggers) al momento sono ben tre.

Fainberg ha detto...

Rispondo io a nome delle altre socie, pur essendo tra le tre la meno indicata, in quanto assente alla presentazione di cui hai parlato nel tuo post. Purtroppo le altre due Untitl.Ed sono già a Genova e, con i preparativi per lo stand di Inedita in corso, dubito riescano a leggere questo tuo bell’intervento in tempi brevi. Mi permetto dunque di rispondere io a nome di tutte, seguendo a ruota l’esaustivo commento di Demetrio.

1.la scelta dei blogger a cui proporre di scrivere un libro per noi avviene in maniera molto semplice: è una questione di gusti, personalissimi e, dunque, ovviamente, criticabili. Cerchiamo di leggere quanti più blog possibili, tutti sarebbe chiaramente impossibile, e in questo senso una segnalazione può giovare. La scelta è infine fatta basandoci su criteri che trovino tutte e tre d’accordo.

2.per quanto riguarda le tematiche, tu stesso ti sei dato una risposta corretta. Aggiungo che non ci interessa tanto la tematica di un blog, quanto lo stile di scrittura che quel determinato blog manifesta. Ci piacciono le scritture originali, fluide, che possiedano personalità, che non scimmiottino stili altrui, che siano il più possibile autentiche, frutto di una personalità onesta e di una disposizione alla scrittura scevra da ogni velleità che sia principalmente “affaristica”.

3.Una volta che il blogger abbia accettato il nostro invito a scrivere un libro Until.Ed, viene affiancato da un editor (una di noi tre, di solito la sua lettrice più attenta, e considera che i periodi di lettura solitamente segnano un arco di tempo molto ampio). I tempi di editing variano per ogni singolo caso. Le coordinate sono quelle classiche, direi, vale a dire un continuo rimaneggiamento del testo finché ambedue – scrittore ed editor – non siano soddisfatti dei risultati ottenuti. Ma forse non ho capito a cosa ti riferissi parlando di “coordinate”, dimmi tu se ho capito bene.

4.La percentuale di rischio è alta, il termine suicida da te scelto rende – credo – quasi perfettamente l’idea. La variabile impazzita è che ci si crede.

5.Il contratto con l’autore si riferisce a un singolo libro. Ipotesi di collaborazione futura sono però considerate come potenzialmente attuabili.

6.Il Lettore Untitl.Ed è certamente qualcuno che la rete la conosce e la frequenta, ma non è propriamente corretto dire che il tam tam si sta attuando solo via web, ti faccio qualche esempio: lunedì scorso una di noi è stata invitata a parlare di Untitl.Ed e di nuova editoria in una rete satellitare Rai, diverse sono le recensioni e le segnalazioni su cartaceo, molte le presentazioni previste in librerie o convegni che non trattano propriamente di internet. Per quanto ci riguarda, informazione online e informazione “tradizionale” si equivalgono, ci interessa comparire su entrambe. Come puoi ben immaginare avere la giusta visibilità non è cosa semplice, noi ci si prova.

7.Come ben dice Demetrio, la scelta di mettere il nome dell’autore sul frontespizio e non in copertina non è legato a questioni di copyright, ma alla scelta precisa e controcorrente di non usare il nome come “specchietto per le allodole”, caricandolo di un significato che vada al di là del valore “scrittorio” (passami l’orrido termine). E’ insomma la scrittura quello che vorremmo contasse solamente, e non un nome (magari famoso, magari evocativo, magari legato a determinate strategie di marketing), per quanto non sia certo nostra intenzione – voglio sottolinearlo –depotenzializzare lo statuto ontologico dell’autore, il cui nome, infatti, compare sia sul frontespizio, sia nelle presentazioni e recensioni dei libri, sia tramite riferimento diretto al blog dell’autore sui segnalibri che accompagnano ogni libro e rintracciabili anche prima dell’acquisto nei nostri espositori.

Spero di averti risposto in maniera chiara, per qualunque altro dubbio o perplessità non hai che da chiedere.
Se comunque passi da Inedita, noi siamo lì da giovedì a domenica.
Ciao,
Orietta

Anonimo ha detto...

la cosa bella poi, più di tutte, se posso dirtelo, è lavorare con loro tre.

sinceramente.

d.

Effe ha detto...

ebbene, dico, lei era presente, e non mi ha allertato?
Avrebbe dovuto interrompere d'imperio la presentazione, salire su uno dei tavoli e urlare al cielo: Io sono @llerta, o chi per lui!
L'effetto scenico sarebbe stato garantito.

@LLERTA ha detto...

[Orietta] Sei stata chiarissima e soprattutto ordinata. Non come Demetrio ;-)
No more doubts, ma un salto al gate A19 ce lo faccio. (che dici? non e' un aeroporto?). Per infinita e pedante completezza, riprendo due punti.
3. Con coordinate intendevo a quale faro si affida lo scrittore-navigante per approdare al porto sicuro (?) della versione finale. Ovvero: se c’era un’interazione fra l’autore e qualcuno di Untitled. Sia tu che Demetrio mi avete risposto in modo chiaro ed esauriente.
7. Ieri ho sentito che all’inizio la scelta era quella di non stampare da nessuna parte il nome dell’autore. Scelta davvero controcorrente e coraggiosa, ma che non é stata attuata. Infatti il ripiego del nome piazzato in seconda o terza di copertina é stato preso – a quanto ho capito – proprio per rispettare delle leggi sul copyright.
Non credo che adeguarsi alla consuetudine di piazzare il nome in bella vista, nel vostro caso, si possa definire “specchietto per allodole”, considerato che i vostri autori sono esordienti nel mondo dell’editoria cartacea. Ma é una scelta che comunque condivido e ammiro, anche per la sua rottura iconoclasta di certe regole, retaggio di una certá staticitá che mantengono le “grandi” case editrici.

[Effe] sono oltremodo riservato (da qui potrebbe capire la postazione strategica occupata ieri sera. No, non sotto il registratore di cassa e neanche dietro alla pila di Harry Potter in magazzino) e L'ho vista interagire con di molte persone da Lei conosciute. Non mi sembrava il caso importunarLa. Anche se ho immaginato la scena in cui mi presentavo: salve, sono un blog metalmeccanico.
(l'effetto scenico, urlando sui tavoli "io sono @llerta, o chi per lui" sarebbe stato invero garantito. Ma poi non avrei mai piu' potuto usufruire della tessera clienti di Mood e io, si, sono gia' affezionato a quei timbrini)

al ha detto...

non capisco cosa c'entra (?)

Cerco di spiegare meglio: mi danno profondamente fastidio i tentativi di rendere COMMERCIALE, VENDIBILE cio' che e' contenuto nei blog.
So che qualcuno, sbrigativamente, mi potra' dare del talebano, del purista, dello snob.
Mi dispiace, ma peggio per lui.
I blog sono nati come veicoli di scrittura/lettura al di fuori del mercato della comunicazione, se non in contrapposizione ad esso.
Se c'e' una peculiarita' nobile del blog, e' questa: di essere, tra i mezzi di comunicazione scritta a largo raggio, il piu' svincolato dalle logiche del mercato editoriale.
Il piu' libero.
Non esiste infatti un altro mezzo di comunicazione scritta che lascia cosi' liberi di scrivere, di leggere, e di dialogare.
La liberta' del mezzo favorisce la liberta' del contenuto: cosi' che solo su blog e' possibile scrivere leggere dialogare su certe cose in certi modi, cose e modi impossibili da tradurre, trasportare sui supporti cartacei senza trasformare, stravolgere tutto.
Parliamo infatti di "suicidio" commerciale quando si ipotizza di pubblicare i contenuti di un blog.
Ed e' per diminuire le probabilita' di "suicidio", che poi interviene il lavoro di limatura, adattamento, scrematura e perfezionamento.
Quello che Demetrio e Orietta/Fainberg definiscono "editing" e' un'arte necessaria quando si vuole stampare e VENDERE una raccolta di post trasformati in racconti, poesie, pensieri fissati su carta. Trasformati, inevitabilmente stravolti, sottolineo. Perche' selezionati, congelati, lavorati e messi in un'altra vetrina/dimensione. Tuttavia, poco male se ci si limita ai post.
Ma come fare - per esempio - con i commenti? Volete trasformare anche quelli, per renderli VENDIBILI? Gia' selezionarli, stampandone alcuni e non altri, potra' salvare dal suicidio ma fa commettere omicidi, stragi, o gravi amputazioni su un corpus che aveva almeno il pregio della genuinita'.
Della liberta' incondizionata.
Che l'editoria commerciale peschi dai blog va benissimo, rimpingua alcune tasche e fa piacere a molti blogger.
Ma per favore che siano pubblicate col nome dell'autore, magari senza commenti, oppure riconoscendo una percentuale di diritti d'autore ai commentatori pubblicati e rimborsando i commentatori arbitrariamente tagliati dal blog, per danni morali.
Ogni cosa ha un prezzo, caro allerta. Il prezzo del commercio editoriale e' una fettina di liberta', basta saperlo, quando si va alla fiera.

Fainberg ha detto...

Temo di non essermi spiegata sufficientemente bene, Al. Ci riprovo.

Untitl.Ed non pubblica blog, pubblica libri. Il fatto che l'autore venga contattato da noi dopo che ne abbiamo imparato a conoscere e apprezzare la scrittura sul blog non significa che ne vogliamo saccheggiare l'opera nata/pensata/sfornata in rete. I libri Untitl.Ed non sono né rimaneggiamenti né stralci di qualcosa che sta bene dove sta, cioè sul web. Noi ai nostri autori chiediamo di scrivere qualcosa espressamente per Untitl.Ed, un testo ex novo, che - fosse anche solo per una questione di lunghezza - non può essere un post. Le due scritture - quella su blog e quella su carta - sono due cose ben diverse.

Non capisco, dunque, per quale ragione tu abbia scritto "Quello che Demetrio e Orietta/Fainberg definiscono "editing" e' un'arte necessaria quando si vuole stampare e VENDERE una raccolta di post trasformati in racconti, poesie, pensieri fissati su carta. ", visto che Untitl.Ed non stampa né vende post trasformati in racconti. Tanto meno, come potrai dunque facilmente desumere, pensiamo di poter vendere i commenti presenti su un blog. Ripeto, quello che noi facciamo è pubblicare libri, testi inediti, creati ex novo apposta per Untitl.Ed. Mi dispiace che tu abbia frainteso proprio sul punto che è il cuore del nostro progetto.
Se ti riferisci a mere trasposizioni di blog su carta, allora stai parlando di una realtà che con Untitl.Ed non ha niente a che vedere, ci tengo a ribadirlo.

Il blog, concordo con te, deve restare ciò che è, vale a dire un libero mezzo d'espressione. Io stessa ho un blog sul quale di Untitl.Ed cerco di parlare il meno possibile. Preferisco sentirmi libera di continuare a scrivere delle mie più o meno sciocche considerazioni su qualsivoglia argomento, in tutta libertà. E spero che questo sia un piacere (e un lusso) che tutti preferiscano tenersi stretto.

Mi ha fatto piacere leggere il tuo commento, è stata un'occasione - spero da me non sciupata - per spiegare ancora una volta qual è il nostro progetto editoriale. Vista l'originalità dello stesso non è poi così scontato che lo si riesca a cogliere in toto.

Un saluto,
O.

@LLERTA ha detto...

[fainberg] avevo risposto off-line ad Al. e non mi sono accorto che lo avevi gia' fatto tu, meglio e con meno parole di me. Vabbe', materiale per un post, tanto qua siamo liberi di fare quel che ci pare! ;-)
Vado di pubblishing.

al ha detto...

Orietta, grazie per il tuo intervento ad uso dei dummies come me, forse stavolta ho capito.
ho capito di aver torto, e mi scuso per le accuse frettolose a sproposito, quando equiparo il progetto (preferisco questa parola a "sogno") editoriale di Untitl.Ed a quelli di altri editori più o meno famosi, alcuni citati da @llerta, che pure meritano quelle accuse, e da cui tu vuoi distinguerti. preso dal sospetto, non avevo visto bene la differenza.
Solo una domanda, a questo punto.
Perché non lasciare che il blogger continui, come normalmente avviene, a cercarsi/pagarsi la propria casa editrice/tipografia da solo? se vuole proprio togliersi lo sfizio di leggersi e farsi leggere in un libro-opera prima?
sappiamo bene che fece così anche il ragazzo Pincherle, e oggi è anche molto meno difficile stamparsi le duetremille copie a prezzo ragionevole e in carta di discreta qualità.
@llerta dice che il vostro è un investimento in speranze e in sogni. Il commercialista capirà forse più la voce investimenti che le altre due, ma chi sono io per fare il processo alle vostre intenzioni, dopo quella figuraccia. Comunque sia, la realtà è sempre più fantasiosa dei sogni: molti blogger, come sai, già si autoproducono e autodistribuiscono a sette-dieci euro le proprie raccolte di righe, inedite o già edite in rete.
Buon lavoro, comunque.

@LLERTA ha detto...

non capisco il motivo di ostinarsi a quell'etica - che nella musica di nicchia/ultraindipendente viene chiamata DIY (do it yourself) - nella scrittura, quando esistono realta' che garantendo genuinita' e liberta' (in fondo la Untitled mica obbliga nessuno a portare la scrittura dal piano del blog a quello del libro) ti supportano in un'impresa non da poco come quella di pubblicare e distribuire un esordio letterario.

Per dire: se io avessi un libro in cantiere (niente paura, non ce l'ho: e' un esempio) non credo che avrei il coraggio (la demenza, va) di stamparne 2-3mila copie a mie spese.
Non so quanto intendi per prezzo ragionevole, ma sarebbe comunque una spesa che non mi sentirei di fare, perche' le priorita' nella vita, nella mia almeno, sono altre.
E stamparsi le proprie facezie in prosa per lo sfizio (perche' poi sarebbe solo uno sfizio) di vederle li', una copia sopra l'altra, ecco, non ci rientra in queste priorita'.
E poi che me ne farei? Le vendo porta a porta? Al semaforo, come i mini-quotidiani da metropolitana?

Effe ha detto...

in effetti, se posso dire, la tensione dell'Untitled è di dare occasione al blogger di confrontarsi con un ambito di scrittura che, per respiro, per architettura, per codice, non ha nulla a che fare con la scrittura sui blog.
Ovviamente non è necessario che questa fuoriuscita dalla rete avvenga: ci sono però autori in grado di compiere il passaggio e che hanno volontà di farlo (non è infatti scontato che tutti abbiano la capacità o l'intenzione).

Quanto all'appalesarsi o meno, caro blogger metalmeccanico, sappia dunque che di persona conocevo solo tre dei presenti, mentre gli altri erano entità virtuali fino a quel dì.
Ma a volte, a furia di leggerci, si creano collateralità, sincronie, che poi funzionano anche di persona.
E insomma, mi spiace per l'occasione perduta
(e mi rammarico anche di non aver ricevuto un racconto metalmeccanico per la rivista sacripante)

al ha detto...

insomma, un editore si inserisce nel mercato librario con testi commissionati ad un blogger, dall'editore retribuito con regolare contratto.
il mercato commenterà interattivamente il prodotto col linguaggio che conosce, quello in forma di euronumeri.
se il prodotto piacerà al mercato, le vendite incoraggeranno editore e autore/blogger a produrre ancora.
se invece non piacerà abbastanza, l'editore proverà il prodotto di un secondo blogger.
il primo, se cercherà ancora quello che tu chiami un feedback alla sua scrittura, tornerà a leggere i commenti in forma di parole.
niente di male.

@LLERTA ha detto...

effe mi spiace che Le spiace. E' che davvero io ho la tendenza a mimetizzarmi negli ambienti che non conosco (non per questo li sento ostili). Se Lei ha sofferto una copertina rigida fra le costole, io ho preso la consistenza e il colore di uno scaffale di tascabili. Qualcuno mi ha tirato per una manica pensando di dare un'occhiata alla trama in quarta di copertina.
Occasioni ce ne potranno essere ancora. Per dire, con tutti gli inviti a Genova, ha il coraggio di non farsi vedere?
Ho sentito e visto di questo sacripante, ma non ho ben capito tempi (scadenze) e modalita' (temi). Ora leggo le FAQ, ma credo che in mezzo a tanta raffinata prosa, lascerei inestetici segni di grasso e sfridi.

al Ne piu' ne meno. Sintesi perfetta.