(è un po lunga, ma quando si supera quel momento, si, insomma non riuscivo a dormire)
- Bene, iniziamo.
- Io...io ho iniziato programmando giochi per il computer e da lì ho costruito un impero che se lo ricordano ancora adesso.
- Si, lo so. Mi chiamano spesso in causa per colpa tua. Dimmi una cosa, tanto siamo fra noi: le segnalazione degli errori, quando si schiantava un programma, non le ha mai guardate nessuno, vero?
- A dir la verità io le guardavo. C’era un vecchio computer, che tenevo dentro il box doccia, nella mia villa sul lago Washington, arrivano direttamente lì. Prima che mi arrivassero però venivano convertite in barzellette sporche da un programma che avevo dato da sviluppare alla sezione back-back-office. E...
- E...?
- Ovviamente i dipendenti avevano lavorato allo sviluppo e al debug fuori dall’orario...ma insomma, erano nel mio campus, qualcosa dovevano pur fare nel tempo libero.
- Si si, va bene. Tieni questo e inizia a dare una passata ai vetri. Come vedi qua sono tutte vetrate. Tanto hai una certa dimestichezza con le finestre. Oh oh oh.
- E tu, cos’hai da dire?
- Io facevo il giornalista, lo sai, che me lo chiedi a fare. Ho sempre cercato di essere imparziale, di onorare la mia missione, quella di diffondere le informazioni. Volevo la verità... insomma... far risaltare quella più congeniale alla situazione, la gente si aspettava delle notizie, io facevo in modo di dargliele nel modo più delicato possibile. Si dice che la penna...
- La Verità è una, non mi parlare di queste fregnacce. Non a me.
E che mi dici di quel periodo che eri pappa e ciccia con quello là, quello del governo? Nelle vostre aule non c’è scritto "La legge è uguale per tutti"? Se non sbaglio quello cambiava le leggi come le mutande, oggi strette, oggi larghe, oggi facciamo senza. Ne spuntava fuori una ogni giorno. Avrebbe dato oro per far lo stesso coi capelli.
Mi hai stufato, mi stufavi già prima con quegli editoriali ad effetto, dove l’hai presa la laurea, alla Holden?
Prendi una pala nel capanno degli attrezzi. La c’è un mucchio di letame. Si, lo so, non mi guardare così, è bello grosso. Là ci sono i giardini, devono essere concimati per bene, è un pezzo che sono trascurati. Se non fosse stato per quei due sciagurati.
- Ci siamo già visti, da qualche parte?
- Si, potrebbe essere, ho incontrato un sacco di gente.
- Ehi, io non sono gente. Se ti dico che ti ho visto è così.
- Ma ora che mi ci fai pensare...credo di sì. Forse a quella festa fra amici.
- A parte che festa fra amici è un po’ vago parlando con te. Era dopo quel festino, quello con quei cosi là, nè uomini nè donne, lo ricordo bene, io so sempre tutto, lo sapevi? Ti hanno tirato fuori per un pelo, ragazzo mio. Ringrazia ancora i così, si, ci siamo capiti, che t’han salvato la pelle.
- Li ho ringraziati, e avevo ringraziato pure te.
- Mah...si, in fondo a modo tuo sei anche simpatico. Anche quella trovata di mettersi la tuta blu per quel periodo, mi sono spanciato dalle risate... Dai, non perdiamo tempo. Ti presento Vito, era a fianco a te in catena, lo ricordi? Solo che lui c’è rimasto fino alla pensione. E povero Vito, non se l’è mica goduta tanto la pensione, eh Vito?
- Non proprio capo...stavo tornando giù al paese. E quel cazzo, scusa capo, quel... minchia di ponte sullo stretto è venuto giù. E io con lui.
- Cosa gli facciamo fare Vito? Lo mandiamo un po’ alla catena? C’è stato così poco...
- No, capo, facciamogli fare il manichino. Ne ho ordinati dei nuovi, ma ci metteranno un po’ ad arrivare. Gli ultimi due crash test capo non sono andati troppo bene...
- Bella idea Vito, la sai lunga tu. A posto, vai con Vito che ti spiega tutto, e mi raccomando, non andare troppo in botta.
- Oh, vedo che abbiamo anche una donna oggi. Si, insomma. Qua c’è scritto così.
- Io sono una presentatrice. Ho condotto programmi di successo, al sabato aveva uno share medio del 32%, ho lanciato un sacco di personaggi nel mondo dello spettacolo, ballerini, cantanti, showgirl, naufraghi. Ah si, facevo anche una trasmissione alla domenica. O era quello là?
- Zzz...zzz...zzz...
- E nella mia trasmissione preferita facevo incontrare persone che non si vedevano da anni, riunivo famiglie distrutte, distruggevo famiglie riunite, cose così.
- Zzz...zzz...zzz Oh, che paura, stavo sognando una fiction della Rai. Si, va bene, va bene, ma era tutta una finta, no? Erano attorucoli del vostro carrozzone, no?
- Mmm...si, ma che importa? La gente a casa ci credeva. E si commuoveva, piangeva. Ricevevo centinaia di mail, ne ricordo una che diceva...
- Zzz...zzz...zzz...
- Sei l’ultimo, cerca di far presto, chè oggi sarebbe anche il mio giorno di riposo. E poi fra un po’ fanno vedere i gol.
- Io sono...ero un blogger, ecco.
- Eh?
- Si, avevo un blog. All’inizio non ero tanto famoso, ma poi...sai come funziona...
- Si, lo so come funziona. Ho già parlato con un giornalista e un...una conduttrice oggi.
- Insomma, avevo questo blog, e nel giro di qualche mese gli accessi si sono moltiplicati, ricevevo valanghe di commenti, ho dovuto assumere un filippino per aiutarmi a rispondere. Ma sbagliava con l’italiano e ho dovuto chiedere ad un’altra blogger, una famosa. Ci alternavamo a vicenda sui rispettivi blog.
- Si, ma allora facevate la stessa mole di lavoro di prima?
- Si, però questo è il bello della blogosfera, s’interagisce.
- Ah. Capisco. S’interagisce. E poi?
- E poi? Ah, si. E poi ero così famoso che mi hanno invitato ad una trasmissione. Ho pure scritto in un’antologia di racconti. O era un racconto da antologia? Bella questa, me la segno, che poi la posto...
- Senti, qua non puoi postare niente.
- No? E neanche leggere i commenti?
- No.
- E controllare gli accessi?
- Non c’è connessione col mondo terreno. Cioè, c’è, ma è lenta. Mi devono mettere la fibra a giorni. E poi la posso usare solo io.
- Oh, mi spiace. E allora che faccio?
- Cosa sai fare?
- So...scrivere sul blog, si. Te l’ho mai detto che mi chiamavano blogstar e ai raduni bevevo sempre gratis?