30 settembre 2005

Dei concerti che io non c'ero (prima parte, forse unica)

inutile premessa: il presente post era giá bello che scritto su un file di testo. Fatto copia e incolla su blogger, mi dedico ad un ultimo edit, con qualche micro copy&paste qua e lá, e vai, si pubblica. Prima peró, diligente come non mai, chiudo il file di testo, senza salvare. Viene fuori questa finestra, del Blogger in manutenzione.
Il back del browser non funziona, il file di testo é finito nelle fognature del pc (e io stesso ho tirato lo sciacquone) e il post é irrimediabilmente perduto. Quello che leggete, o anche no, é frutto di una seconda scrittura, scandita da molte parolacce, di quelle brutte, da mille interruzioni e un visibile appesantimento delle palpebre.


Rage Against the Machine: Un giorno mi arriva questa email. Dice suppergiú cosí:
Ci sono due biglietti, su uno di questi c’é il tuo nome. Non voglio sentire ragioni. E poi l’immancabile bestemmia, marchio distintivo di ogni email del Mulo.
La bestemmia fu rispedita al mittente, da circa 9000 chilometri.
Qualche anno dopo, di fronte alla replica su MTV di una loro deflagrante esibizione, altre imprecazioni si sprecarono.
Un mio collega li vide nella loro ultima esibizione – dicono memorabile – a Los Angeles, anno domini 2000. Qualche sera dopo, sempre lui, in uno scalcinato bar della West Coast, si accorse solo ad esibizione terminita – cagata peraltro meno di zero, anzi less than zero, dal resto degli avventori – che il tizio al microfono era un certo Joe Strummer. Gli altri si facevano chiamare Mescaleros.
Il mio collega era in trasferta per una fiera del settore, poverino.
Anche io, ma dall'altra parte del globo, in mezzo a gialli dal fetido fiato garlic flavour.

Jeff Buckley: Lo scoprii su una discutibile rivista che compravo. All’epoca non era ancora del tutto sputtanata, o forse ero troppo poco smaliziato per avvertire l’odore di marcio di quella carta patinata.
Comunque cercai, e trovai, tutto quello che aveva inciso. Poca roba, ma che roba: un album e un paio di mini-cd live. L’imponente macchina speculativa post-mortem aveva da pazientare ancora un poco. Comprai quei compact e li facevo girare continuamente sullo stereo nuovo di pacca. Loro giravano e io stavo schiantato sul letto a tinteggiare il soffitto con lo sguardo. O al massimo col naso incollato a qualche libercolo di (de)formazione.
Allora avevo ventun anni, quasi ventidue. nessuna prospettiva di laurearmi in fretta, ma ancora nessuna ragione per mollare. Intrappolato nel più ambiguo e deprimente dei paesaggi. Così mi sentivo da mesi, incapace di muovere un passo in una nuova direzione, qualche fosse. Il mondo continuava a girare: soltanto io restavo fermo. [Haruki Murakami]
In Italia ci venne ben tre volte, non lo sapevo neanche e comunque sarei stato troppo imberbe e troppo senza patente per arrivare al luogo del rito. Nella data di Correggio sembra che fu il Ligabue nazionale a farlo arrivare dall'America. Non so se voglio crederci o no.
Una sera di maggio del 97, mentre preparo il letto nella brulla camerata della caserma, la radio appesa alla porta dell'armadietto dice che Jeff Buckely é morto affogato nel Mississippi (in veritá il Wolf River, un suo affluente), il corpo non é stato ancora trovato. Spengo la radio, accosto l'anta dell'armadietto e salto sulle molle arrugginite della brandina. Mi rannicchio per fare posto al vuoto, senza pensare a niente, senza sperare in niente.

Nirvana: Che dire? Merda, il grunge é morto. E io non gli ho mai fatto visita neppure in vita.

[to be - or not to be - continued]

29 settembre 2005

arbeit macht frei

la notte dovrebbe essere fatta per dormire, checche' ne dicano i famosi (famigerati?) blogger da antologia (serve un link? non credo. E comumque il mio approccio ai link e' basato su rigidi canoni meritocratici, di simpatia e se li trovo). Tutt'al piu' per altre questioni, ma sempre vicende liete, che si affrontano volontariamente e a cuor leggero.
Non per lavorare. Quello no. Che' poi io non rendo, mi sento inutile e odioso.
E tutti i post che ho in mente o sul pc prendono un sapore rancido, di notte passata a lavoro appunto, con poche paglie a disposizione e tanti caffe' annacquati della macchinetta.

A proposito, se quello che e' passato di qua cercando il modo per fot*ere i dis*ribu*ori automatici con la chiavetta clonata, ripassasse, ecco, io saprei anche come si fa pur non avendone mai parlato sul blog (misteri dei motori di ricerca).
Ma non e' il caso che approfondisca l'argomento.
E ti consiglio di lasciar perdere, in rete non sono cosi' fessi da lasciarlo in bella vista.
Infine: se sei arrivato su un blog con la speranza di trovare la chiave (oh, un gioco di parole, l'ora demenziale mi fa gioire per poco) per mangiarti una riga di ringo boys a sbafo, direi che sei troooppo scarso anche per la realizzazione pratica della faccenda.
Acari ™

28 settembre 2005

Seconda chance (angolo della lettura)

Bisogna darla. La seconda possibilità, intendo.
Ho letto di recente un paio di libri, di altrettanti autori che nella precedente prova non è che mi avessero fatto balzare sul letto gridando al miracolo letterario. Non che questi lo siano, ma dai, buon libro con pacca sulla spalla si può anche dire/dare.

Il primo è Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely loud & incredibly close) di Jonathan Safran Foer, nuovo e acclamato talento americano, classe '77 (è o non è una fantastica annata?).
Quando ho comprato Ogni cosa è illuminata, l’ho fatto più per la curiosità di legger l'opera di un esordiente, che per le parole d’elogio sprecate da critici, addetti ai lavori (immancabile la Fernanda Pivano, ma quanti anni ha?) e colleghi, scomodando gli ormai maestri della narrativa ggiovane americana, Wallace e Eggers.
É stato lo stesso motivo per cui ho preso Il caso Vittorio, di tale Francesco Pacifico (che non è il cantante; se vi può rassicurare io non sapevo neanche che ci fosse un cantante Pacifico in giro). Il link di questo - lo scrittore, non il cantante - non ce lo metto e un motivo ci sarà, fate un po' voi.
Ogni cosa è illuminata l’ho lasciato a metà, lo trovavo un polpettone noioso e ricercato, ma forse non fa testo, avevo lasciato a metà anche il secondo di Eggers (che, merda, è uscito qualche tempo dopo in economica, e io mi ero letteralmente svenato per assicurarmi la brutta versione cartonata che inizia dalla copertina).
Ero in uno dei momenti in cui il mood per leggere era sottoterra, quindi non mi garbava nulla, tranne gli ingredienti sugli alimenti e i cartelloni pubblicitari per strada.
Per la lettura credo di seguire le fasi lunari o qualcosa del genere. Ora siamo in alta marea, bene.

Non è una recensione, ma:
si discosta abbastanza dai due yankees appena nominati, sia nello stile che nella costruzione del romanzo. Molto forte, incredibilmente vicino è una storia dei giorni nostri, apparentemente estromessa dalla Storia, eppure ad essa visceralmente legata. La Storia con la “S” maiuscola è quella dell’undici settembre (leggiti pure questo, va) e del bombardamento di Dresda (consiglio a questo punto questo).

Quella con la “s” minuscola è quella di un bambino, Oskar, cui l’attacco alle Twin Towers ha portato via un padre, e che cerca di ristabilire un contatto col genitore scomparso attraverso la ricerca di un fantomatico Mr. Black che l’ha conosciuto in vita. I capitoli raccontati con l’occhio del bambino sono delicati, divertenti e allo stesso tempo tragici, la voce narrante ha nove anni - come mio nipote, pensavo mentre leggevo – ma il punto di vista, quello senza i filtri eufemistici e i compromessi dell’età adulta hanno una portata straniante, devastante.
Oskar si chiede il perchè di certe cose e i grandi non gli sanno dare risposte, tergiversano, mentono, occultano; si risponde inventando, si rifugia nella fantasia, ma una fantasia ben legata al contingente. Ama e odia nella stessa misura in cui è amato e odiato, racconta bugie, contandole, per perseguire l’obiettivo e conosce le persone di cui ha bussato le porte di casa, presentandosi con tutto il candore che può avere un bambino di nove anni.

In questo ci ho visto delle analogie con un altro romanzo, dove a parlare era un ragazzino autistico, anch’esso alla prese con una ricerca, più orientata sul giallo, in giro per la città, un viaggio catartico seppur limitato, che lo traghetta, forse in maniera definitiva dalla quieta e immutabile realtà confortante della casa a quella caleidoscopica e caotica del mondo.

Intrecciata alla storia del bambino, c’è quella della sua famiglia, ormai ridotta a madre e nonna, due forti figure femminili, che hanno perso i mariti in tempi e modi diversi. Allo stesso tempo si rendono conto che stanno per perdere l'innocenza del bambino Oskar, costretto dagli eventi a crescere, anche a costo di sentirsi le scarpe pesanti.

L’altro che ho letto è Non buttiamoci giù (un applauso a chi l'ha tradotto così dal titolo originale A long way down), di Nick Hornby, ma ho già scritto abbastanza e per oggi stop.

22 settembre 2005

Sono Come Tu Mi Vuoi.mp3 [CCCP - Fedeli alla linea]


c'é che ieri sera-notte si stava celebrando un brainstorming telefonico, io e la mia dolce metá.
Il motivo di cotante profusione di materia grigia via etere, era la concezione di un biglietto d'auguri per una coppia di amici che sabato convola a giuste nozze, dopo dieci (10) anni di fidanzamento. Regali gia' effettuati, addio al celibato-nubilato anche, ma si voleva coronare il tutto con un messaggio scritto di buon auspicio. Ché si sa, verba volant.
Le idee c'erano, ma un po' di sano scopiazzamento dalla rete poteva magari fornire qualche spunto in piú. Inserisco la stringa "frasi matrimonio" sulla Google toolbar e viene fuori un'onda anomala di siti.

Ne apro qualcuno: una profusione indicibile di luoghi comuni e banalitá. Si va dai messaggi standard, quasi dei telegramma, a quelli fantastici proposti dai frequentatori di questi portali-forum ricolmi di zuccherino e cartoline virtuali e suonerie per cellulari. Dovrebbero bandirli.

Riprovo, ormai prossimo a diabetica disperazione.
Aforismi amore”.
Faccio una rapida cernita ad intuito e riesco a trova qualche sito che propone frasi piú o meno famose di personaggi piú o meno famosi.
Qualcuna bella davvero. Penso che vorrei averle scritte io alla mia dolce metá di cui sopra.
C’é l’immancabile aviatore Antoine de Saint Exupéry, i poeti Pablo Neruda, Hikmet, Stendhal, il Jean JaquesRosseau e tanti altri, scrittori, poeti, filosofi, statisti, anonimi, attori e calciatori (forse quest’ultimi no), che almeno una volta nella vita si sono cimentati nell’affrontare a parole una delle cose piú inspiegabili e irrazionali che ci sia.

Ma niente di tutto questo fa al caso nostro. O meglio: al caso dei ormai prossimi sposi.
Il brainstorming prosegue fra una doccia, una sigaretta della buonanotte e altre telefonate.

Ad un'ora indegna piazzo il punto sul file di testo. Salvo il tutto, punto compreso.
La mia dolce metá, alla lettura del pensierino, dice: vedi che se ti ci metti sai scrivere cose romantiche?
Io mi schernisco, zittisco Giovanni Lindo Ferretti che si concede per il mio media player e penso [temo]: forse si.

Un brillante è per sempre. Si, come l'herpes.

i'm drowning for your love [somebody save me]



DROWNING

i'm drowning
i'm drowning
i'm drowning
for your love
for your love

i'm drowning
i'm drowning
i'm drowning
for your love

D-R-O-W-N-I-N-G
somebody save me

'cause i'm drowning
i'm drowning
i can't breathe
somebody please
somebody save me
'cause i'm drowning

---stop/start---

i'm drowning
going down once
going down twice
i'm drowning
i'm drowning
whooohooo
whooohooo
i'm drowning
i'm drowning
i'm going down once, baby
you gotta come get me

21 settembre 2005

Dei rischi di preparare una piadina

In una giornata grigia e tediosa come questa c’é bisogno di risollevare il morale celermente.
Grazie a shinystat posso dilettarmi nel vedere come la gente (ma io credo/spero che siano scherzi di un calcolatore impazzito) arriva fin qua.
Non é il classico post sui referrers, ché a quanto si dice in giro, non é piú molto trendy. Comunque riconosco di non essere per un cazzo trendy quando vado a praticare l'attivitá sportiva del momento con un sacchetto di plastica in mano (quelli dei supermercati per intenderci).
Per cui il problema di scrivere post citando i referrer non si pone.

Leggere “acchiappa fighe” e “rischi preparazione piedina” non puó che solleticarmi un accenno stitico di buonumore. E in una giornata grigia e tediosa, collocata al centro della settimana lavorativa, non é poco. Non capisco come a voialtri possa piacere questa stagione. Ne comprendo il fascino morboso, decadente, ma insomma, definirlo richiamo non mi torna.

(Tornando ai buontemponi che capitano su allerta tramite motore di ricerca)
Ai fortunati visitatori occasionali quanto anonimi, che si possono fregiare di essere stati esposti al pubblico ludibrio in questo post, posso dire rispettivamente che:

1) Se cercavi consigli per attrarre ragazze con cui la natura é stata clemente, no, non ci siamo proprio. Questo blog é rigorosamente monogamo, fieramente nerd e non ci si troveranno suggerimenti e meno che mai trucchi (brividi lungo la spina dorsale) per acchiappare le fighette (parafrasando Beavis).

2) La piadina romagnola é un piatto decisamente buono, nutriente e se preparato sul momento anche sano, ma poi dipende anche da cosa ci si mette dentro, tipo un muflone potrebbe risultare un po’ pesante.
A dire il vero, non so se sussistano rischi nella preparazione di questa specialitá, decantata anche dal Pascoli. A Brescia c’era un postoristoro specializzato in piadine e crescioni, ci sono andato diverse volte in pausa pranzo, ma c’era sempre lo stesso proprietario, pure abbastanza in forma, da cui deduco che preparare una piada non sia piú rischioso di fare bungee-jumping con l’elastico delle proprie mutande.
Ne ho mangiata una ottima a San Marino all’inizio del lungo viaggio (f)estivo (like an honeymoon) ed é stata di buon auspicio per i giorni seguenti. Pure lí, lo stesso ragazzo che ha preso le nostre ordinazioni, é arrivato sano e salvo a portarci il portentoso piatto. Anche nelle Marche, ma proprio a nord, in quella terra di confine fra la Romagna e Pesaro, in cui l’accento della gente é pari pari a quello di Valentino Rossi, si possono trovare posti che sfornano ottime piade. Dalle parti di Urbino e Macerata Feltria ne mangiai parecchie. Si puó dire che la dieta di quei giorni disturbati fosse praticamente piadinacentrica.
Rigoroso l’accoppiamento con un vino rosso ignorante (sangiovese, ma anche un lambrusco non stona) o tutt’al piú birra.
Io se dovessi scegliere chi buttare giú dalla torre, direi birra, si sappia in giro.
Tornando ai rischi della preparazione di una piadina, non saprei proprio. Nella mia ditta, esperti di fuffa vengono pagati fior di quattrini per compilare analisi di rischi residui, magari ti potresti rivolgere lí.
E anche oggi voilá, il post é sfornato, come una piadina crudo e squacquerone.
(devo ancora pranzare, si direbbe)

19 settembre 2005

Ghe pensemmu niâtri

Dopo cena, parlando dei soliti argomenti – lavoro, si può parlare di qualcos’altro con un numero maggiore di uno di colleghi di mezz’età? – si raccontava l’ingresso anni fa nella grande azienda da parte di un altro collega, anch’esso ora irrimediabilmente di mezz’età.
Lo misero insieme ad un “anziano” per apprendere i rudimenti del mestiere. Questi, notato la timidezza del giovane, la titubanza nel prendere iniziativa, gli mise un braccio al collo, illustrandogli con una semplice frase in dialetto la filosofia aziendale: caccia sciû e spera in Diû.
Da questo momento, per me, è il nuovo slogan aziendale.

X


non capisco perche', pur modificando il template su suggerimento del Kri non mi funzionano i link sotto caccole.
E' un problema di questo PC? La rete aziendale mi prende per in giro? C'e' una velata censura per il termine caccole? E Voialtri li', anonimi lurker, li riuscite ad aprire? Se non ci riuscite, sembra che basti cancellare lo / finale dall'URL dall'Address Bar. Solo per capire se devo rassegnarmi alla qualifica di minus habens dell'HTML.

Blogger is the hell


X


Rettifica dell'ultima ora: funziona tutto. E' bastato ri-pubblicare tutto per la 666esima volta. Son soddisfazioni.

Comunicazione di servizio:

Vorrei capire come linkare alcuni dei miei post, tipo nella colonna a destra (che fonti attendibili dicono si chiami side bar). Il template offerto da Blogger permette di piazzare solo gli ultimi, cosa che io - non ricordo come – ho spazzato via dal codice.
Ringrazio fin da ora chi mi dará una dritta su come operare in questo misterioso mondo HTML, ché sono troppo ignorante e svogliato per cercarmi qualche FAQ o corso per dummies, fisso che poi é anche da tradurre.

Update: Dopo diversi tentativi - e grazie ai consigli/commenti ricevuti - ho svelato l'arcano. Ora i post hanno il loro bel permalink (si, bastava ri-piazzare una riga nel template che avevo fatto fuori nel repulisti di qualche mese fa) e tanto che c'ero ho aggiunto una colonna, nominata caccole, sotto i link. Ci sono post che non hanno a che fare con resto, cose inventate di sana pianta, al contrario del resto, che la pianta é invece ormai moribonda. Si consiglia la consultazione a chi non sa proprio come arrivare alla fine delle otto ore.

15 settembre 2005

I hope to die before to get old dicevano quelli

Cose semplici e banali anche se. L’unica cosa d’immorale è la banalità.
Il piacere di salire sulla macchina, scaldata dal sole tutto il pomeriggio, in mezzo a quel piazzale di cemento. Appena salito sull'orribile pulmino spacciato per macchina a nolo, avverto l’invadenza dell’aria condizionata dell'ufficio.
Quello di rientrare accendendo le luci di posizione, ma con gli occhiali da sole, chè quelli da vista non servivano questa mattina.
Il guizzo con la coda dell’occhio per slumare un cielo degno di tal nome (toh, il cielo su Torino), sullo sfondo del parabrezza le sagome severe delle Alpi o di qualche catena montuosa a me ignota. Qualche riga precisa tracciata dagli aerei, dimmi un numero:

X


’74-’75 e magari '77, che non è affatto male.
Si era a mangiare in questo posto, dal di fuori un’anonima trattoria sulla statale.
Veniamo accolti con un sorriso, ci trovano il posto, si ordina e tempo zero si presenta il capo della baracca, che alla fine era un’onestissima trattoria, di quelle dove arrivano sempre gli stessi, ormai amici dei gestori, o i camionisti – vero indice della qualità dei piatti, altro che forchette e stellette – capitati lì grazie al passaparola gracchiante dei baracchini, unico canale di vita a bassa frequenza dentro il microcosmo delle motrici.
Il capo si vede subito che è il capo, ottimo oratore e intrattenitore, ci racconta la storia della sua vita, ci chiede da dove veniamo: Ah, allora siete di G.? Ci sono stato quando ero giovane e giù altri aneddoti di gioventù, se ne va soddisfatto solo quando la mia compagna di viaggio – e non solo – tesse le lodi all’ospitaltà abruzzese.
Il capo, essendo tale, si ricorda che deve anche provvedere alle richieste dei nostri stomaci e si adopera a portarci i primi piatti, il mio davvero fondamentalista, e un assaggio di arrosticini. Un assaggio vuol dire un paio di porzioni per autotrasportatori affamati.
Siamo sul punto di chiedere il conto quando arriva la figlia del capo, visibilmente imbarazzata, visibilmente giovane. Anche a me piacciono gli Afterhours, sono il mio gruppo preferito.
Mi accorgo che ho indosso una vecchia e scolorita t-shirt, la seconda e ultima acquistata, roba che risaliva alla paura del buio.

Avrei potuto dirle Lo erano anche per me
Avrei potuto dirle Ti è piaciuto il nuovo album? (che io non ho neppure sentito)

Ma non le dico nulla, mi limito a sorridere, sentendomi vecchissimo, talmente sorpassato da non avere età. Eppure avrò avuto suppergiù i suoi anni, quando presi la maglietta dal banco del merciandaising di qualche posto da concerti che non ricordo.
Il conto è una roba irrisoria, penso che abbiano sbagliato, invece sul foglietto non manca nessuna voce. Uscendo le diciamo grazie, lasciando il resto sul tavolo.

X

calmo come una bomba

È curioso che se si chiude un nuovo documento di word senza salvarlo e se ne apre uno nuovo, il nome provvisorio del file assume un numero maggiore di un’unità.
Per cui mi trovo davanti al Document4, i precendenti Document sono spariti, persi in qualche limbo che forse solo un sistemista certificato Microsoft potrebbe recuperare, ma anche no.
L’idea che questo Document4 faccia la stessa fine, seguito da un Document5, un Document6 e così via, mi attanaglia. OpenVMS è meno spietato, conserva tutto, i numeri crescenti delle versioni dello stesso file non sono illusioni animate come quelle offerte da Bill Gates. Mica per altro ci sono andati sulla Luna con quel sistema operativo. Prendetelo con le pinze: è ciò che mi hanno spacciato sul lavoro, forse per farmi digerire i primi contatti con le ostiche righe di comando da mandare a memoria.

Non trovo le parole stasera, non ci sono frasi da comporre e salvare, o almeno da copiare da un’altra parte.
Il file input.doc, frammentario coacervo di spunti da postare si rivela inconsistente, perchè hanno già perso quel minimo di interesse che mi avevano dato quando li avevo partoriti. Qualunque argomento sarebbe vecchio e inflazionato, una replica di qualcosa che esiste già, se non altro nella mia testa.
L’unica via sembra quella di spegnere tutto e aprire un Document1 in una sera più propizia.

E anche oggi, senza dire nulla il post è fatto. Rebecca Tomasevskij sarebbe fiera di me, anche se non piazzo il banner.

Kick out the jams rifatta dai Rage è davvero tanta roba, l’ho riascoltata in loop andando a lavoro per supplire al deficit di sonno cronico. Ancora mi mangio le dita (già compromesse da un’altra sessione pseudoginnica) per quel biglietto già in tasca e l’impossibilità di esserci, chè 9000 km non è proprio dietro l’angolo.

13 settembre 2005

Exhausted

che vorrei anche distillare contenuti brillanti in una prosa secca e lucida, ma io stesso non sono secco nè lucido per farlo. Tanto meno brillante.

La giornata di lavoro è passata, anche questa, con i consueti canoni di disorganizzazione delirante, tipica di realtà aziendali fantozziane come quella in cui opero.
Ricordo una striscia di Dilbert, in cui illustra ad un fornitore l'organigramma aziendale su una slide, con tanto di presidente a capo della struttura a piramide, vicepresidente, consiglio direttivo e via dicendo.
Vede quella macchia di caffè per terra? prosegue l'unico ingegnere - seppure in fumetto - che tollero.
É Lei?
gli risponde il venditore.
No, quello è il mio capo, io non ci sto in questa stanza. Che detta così fa pena, ma nei tratti essenziali di Scott Adams è davvero godibile.

Al lavoro c'è bisogno di una cosa non disponibile al momento. Suggerisco a Chi Di Dovere come rimediarla, offrendo diverse soluzioni, almeno quattro, chè conosco i miei polli. Chi Di Dovere, che dovrebbe avere - si suppone - anche un minimo di potere decisionale, specie di fronte a situazioni di emergenza, non si capacita di cotante alternative e delega il primo che passa per scegliere la migliore. Il primo che passa può essere l'omino della DHL, capitato lì per consegnare un pacco. Se va di sfiga, il tizio che riempe i dis*ribu*ori au*oma*ici di bevande e snack.

L'insofferenza si accumula una volta uscito di lavoro: mi trovo a fronteggiare la toponomastica di una città che non conosco e a combattere contro una cartina che si piega e dispiega autonomamente. Io con le cartine ho un brutto feeling. Le interpreto anche, ma ho grosse difficoltà a gestirle fisicamente. Mica per altro, alle elementari ho mandato in culo il doposcuola quando avevo capito che si facevano gli origami.
Tutto questo, le vie che non si riescono a leggere mentre guidi, pena tamponamenti multipli e la suddetta mappa cartacea che ok, l'ho già detto, per raggiungere il luogo in cui dovrei dedicarmi ad una sana attività fisica che ritempri il morale e dilegui lo stress.
mens sana in corpore sano. Se è davvero così sono cazzi. Mi cimento (provo a cimentarmi) in movimenti che vanno oltre la mia attuale situazione fisica, pagando lo scotto di mesi di svacco alimentare e non. Vabbè, c'è sempre tempo. Per farsi venire un infarto.

Per fortuna arriva la sera, con la cena, la doccia, il cazzeggio sul pc e soprattutto una telefonata che lenisce gli acciacchi agli arti doloranti e tesi dall'acido lattico.

E insomma, ancora non ce n'ho voglia di buttar giù qualcosa di quella volta che.

Io invece penso che starei meglio appeso al soffitto di camera mia a testa in giù con una banana su per il culo a guardarmi in heavy rotation un qualsiasi video dei Take That. - Il Mulo

09 settembre 2005

siamo tutti libri di sangue

contravvenendo alla repulsione di cui sotto, poche righe giusto per non perdere il vizio.
Tanto la settimana prossima riprendo il trip-mc-job e avrò tempo e modo di scolorire le letterine sulla tastiera del laptop.
Ho un input.doc da qualche parte qua dentro: sopra c’è una paginata di appunti, di spunti, di pensieri che ho messo da parte in questi ultimi giorni di ferie.
Niente di trascendentale, si sa, solo una dozzina di cazzate da stiracchiare abbastanza da chiamarli post, chè in fondo basta pigiare il bottone e diventa un post. Leopardi e Pessoa per dire, non avrebbero mai scritto lo Zibaldone e Il diario dell’inquietudine su un blog.

Oggi sono stato un’ora e mezza in libreria, uscendone con una borsa da cui tracimavano sei tomi, per la bellezza di 77 euro.
Questa spesa, a quanto asserito dalla solerte cassiera, mi dà diritto, la prossima volta che entrerò nel medesimo luogo di perdizione (di finanze, più che altro), ad uno sconto di 30 euro. Tutto questo grazie ai programmi di fidelizzazione che imperversano ormai anche nei templi della cultura, rendendoli via via più simili a discount alimentari (dove nel frattempo, a fianco dei surgelati, trovi lo scaffale guarnito di best-sellers, cosa di cui non finisco mai di stupirmi e raccapricciarmi).

Stavo cercando nel catalogo di una casa editrice un libro di cui ricordavo solo una parola del titolo e, appunto, la casa editrice. Pochi indizi, ma avevo fiducia nella ricerca (cosa che si è rivelata stupida e vana, visto che poi ho chiesto supporto informatico al commesso). Ad un certo punto della lunga consultazione, mi sono sentito un paio di occhi addosso. É la stessa sensazione, di quando, fermo al semaforo, ci si accorge che qualcuno dalla macchina a fianco ti sta fissando.
posso chiedere a lei?
Ma io dico, sembro un commesso di una grande catena libraria? Forse si, mancava giusto il tesserino appeso al collo e il cardigan d’ordinanza.
guardi, questo è il punto informazioni, ma dovrebbe chiedere a lui ho risposto alla signora, indicando un mio presunto clone, munito di badge e uniforme.

Dispongo insomma di sei nuovi libercoli, che poi un paio tanto libercoli non sono, da bruciare nei prossimi mesi di mestizia autunnale. La cosa assume anche un certo dovere morale nei confronti della lista di “libri non letti”, che vorrei evitare si allungasse ulteriormente.
Perchè io, nella mia devastante maniacalità che riservo ormai a ristretti ambiti, ho un database dei libri, da cui, con qualche riga di linguaggio SQL e un campo in più rispetto al wizard di Access, ho cavato fuori una query che mi spara fuori i “libri non letti”, ovvero libri che ho disgraziatamente acquistato, ma che per un motivo o per l’altro sono stati messi da parte, iniziati e mai finiti, usati per pareggiare le gambe dei tavoli sghembi.
E proprio come il protagonista di Alta fedeltà per i vinili, in base al mio umore, alla percentuale di fancazzismo nell’aria, alle diverse congiunzioni astrali e ad altri fattori non catalogabili, cambio il criterio e quindi l’ordine fisico con cui sono inseriti i libri nella libreria di casa.

É uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve fare.

07 settembre 2005


ho un po' di rigetto del blog. si caratterizza con insofferenza, diversi sessioni di windows explorer aperte sotto, nella speranza di trovare su disco fisso qualcosa di meglio e connessioni svogliate quanto infruttuose.
Forse ho solo bisogno di riprendere a lavorare, chè il benessere delle ferie è antitetico col blog. Anche se io non ho assolutamente voglia di riprendere a lavorare, chè c'è tutto il contorno.
Meno male che ci pensa qualcun altro a fare quello che io non faccio (o lo faccio poco e male).

a fianco, nel caso la scritta non fosse leggibile, il Colle dell'Infinito. Me ne sono accorto solo una volta sceso che era proprio lì. Quando c'ero sopra non l'avevo capito (non che mi aspettassi che si accendesse una luce o che mi venisse un'ispirazione tale da stracciare pezzi di carta per vergarli con versi in metrica libera) e non ho visto nessuna siepe che escludesse il guardo.
Aggiungo: che delusione. Forse l'aveva già detto qualcun altro (lo scrittore De Marchi?)

06 settembre 2005

il passato è passato

...

02 settembre 2005

É durato nove giorni e otto notti, ha toccato otto regioni in circa 2000 km e non so quanti pieni di benza.
Oltre al mezzo ufficiale sono stati utilizzati: due pullman, un idrogetto e un gommone.
Sono stati disfatti sei letti e allagati altrettanti box doccia.

Oltre a generi di prima necessità, sono stati acquistati questi oggetti (in rigoroso ordine non cronologico):
· set da snorky, i cugini sfigati dei puffi (provate voi a scoreggiare sott'acqua da un tubo che esce dalla testa e far finta di niente)
· parei, se non m'inganna il plurale
· sandalini anni ’80 in gomma, con funzione anti-riccio di mare (acquistati dopo che una serie di aculei aveva già minato la mia pianta del piede. Al primo tuffo)
· una borsa abbastanza freak che avrei qualche imbarazzo ad andarci in giro in un posto che non sia di villeggiatura e ad agosto
· una cartina dell'Italia settentrionale e centrale che una volta dispiegata è grossa come un lenzuolo a due piazze e impedisce la vista dell'orizzonte
· una carta dei sentieri del parco nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga. Quella che sembrava una cresta rocciosa da aggirare era invece una macchia di cioccolata del Rifugio Franchetti
· souvenirs di materiali differenziati (supremazia della ceramica, come sempre)
· una latta da cinque litri d'olio extravergine d’oliva di qualità superiore ottenuto solo tramite spremitura meccanica e blablabla però è davvero buono
· una cassa da sei bottiglie di vini DOC presa in una cooperativa agricola ad un prezzo ragionevole
· una confezione di bustine medicamentose atte a prevenire che il mio stomaco implodesse dopo tutti gli stravizi alimentari cui l’ho sottoposto.

Forse altre cose, ma non le posso ricordare tutte. In fondo non eravamo mica in giro a fare lo shopping.

il giro che s'è fatto faceva più o meno così.

Quello pianificato con poca convinzione (nell'efficacia del programma a tavolino) prima di partire era diverso. Adoro i piani ben riusciti (citazione eighties, almeno come i sandalini di gomma), ma non approvo i viaggi preconfenzionati. Sono come i cibi: sanno di poco.


Per ora mi sono limitato a meri dati statistici. La sostanza verrà in seguito, somministrando le dosi con la consueta modalità. Cioè a cazzo di cane. Così è, se vi pare.

01 settembre 2005

sei tornato e questo è il tuo supplizio


son tornato.
il mondo dei blog è andato avanti lo stesso. anche quello non dei blog, se è per questo.
anche io sono andato avanti lo stesso. fatto strada, tanta strada. on the road again, senza prendersi troppo sul serio. magari racconterò qualcosa dei posti visti, delle persone conosciute, delle esperienze che abbiamo fatto.
già, abbiamo, visto che non ero solo e neanche mal accompagnato, tutt'altro.
ora però devo mettere a posto zaini e valigie e questa vita che riprende su binari manovrati da addetti agli scambi distratti e con uno strano senso dell'umorismo.

dimenticavo: ho fatto delle foto, come ogni vacanza che si rispetti. quindi qualcuna capiterà da queste parti e pace se a nessuno gliene può fregare di meno.

intanto piazzo questo estratto delle chiavi di ricerca usate per arrivare qua. tolta qualche chicca che potrebbe anche dare un ridicolo senso di soddisfazione, confermo: il mondo è andato avanti lo stesso e non è cambiato di una virgola.
e io con lui: non riesco a farmi piacere la gente, intesa come brulicante e vociante massa informe di individui. poi magari uno alla volta lo tollero anche, ma insomma.

viva la gente simpatica più che mai, viva la gente la trovi ovunque vai,

già, purtroppo.