30 maggio 2005

mediterraneo, atlantico, una faccia una razza




Tieni duro, ancora qualche giorno e raggiungeremo quella valigia.
Solo un piccolo sforzo, un piccolo salto.
Mi hanno detto che il mare è così blu che si dimenticano tutti gli altri colori.
Pensi di sopportare questa piccola amnesia?

baci,

tuo a.

27 maggio 2005

deliri digestivi di un pundit

http://www.blogthings.com/bloggerquiz.html





You Are a Pundit Blogger!



Your blog is smart, insightful, and always a quality read.
Truly appreciated by many, surpassed by only a few
.



Sará, a me non sembra molto smart e appreciated by many.
Forse non ho capito granché le domande (i traduttori dei motori di ricerca hanno il vocabolario piú limitato del T9).

L’altra sera sono andato a mangiare la pizza sul lago. Bel posticino, a parte la presenza massiccia di popolazione crucca. Giá li sopporto per il lavoro.
Dopo il conto s’é fatto un giretto lí intorno. Ogni bar aveva il tv color sintonizzato sulla finale di cempions lig. S’é passato senza prestare troppa attenzione alle gesta di questi atleti strapagati.
Solo una volta rientrato, mi sono accorto dell’eroica impresa degli inglesi. Stare sotto di 3 gol alla fine del primo tempo contro il Milan farebbe passare la voglia a chiunque. Invece questi pazzi albionici ci hanno creduto. Hanno pensato di poter recuperare, di risalire la china contro i favoriti, aldilá del risultato giá fissato sul campo dopo i primi 45.
Umiltá e un pizzico di follia versus consapevolezza del proprio potere. Consapevolezza che diventa arroganza che diventa stupore di fronte all’inosabile smacco.

Mi sono perso la faccia del premier e della sua Crew. Galliani é rimasto fino all’ultimo?

Capitolo blog. Mi sta passando un po’ la voglia. Sará il caldo. O la prospettiva delle vacenze. O che ho di meglio da fare/pensare. E quando non ce l’ho, s’é rifatta avanti la voglia di leggere. Sulla carta stampata, intendo.

Poi sono capitato da questi signori/e e mi si é prospettato chiaro il disegno che tutti si sta perseguendo, chi piú chi meno, chi consapevolmente e chi no.
Il re é nudo hanno detto, smontando il giochino in minuscoli ingranaggi e mostrando sul tavolo la distinta base investita da spocchia e fuffa, neologismi da blog, che infesta la blogosfera, evidenziando la mediocritá della forma blog, dei tenutari di questa forma, blogstars comprese, anzi esse piú degli altri, in cui riversano contenuti poveri di insightful (ho scoperto ieri il significato di questa parola evocativa. Grazie Babelfish), che dovrebbero informare, ma a che serve quando c’é Dio Google. Che dovrebbero far ridere/piangere/riflettere e non vi riescono. Che dovrebbero catalizzare sodalizi fra simili, tramite riscontri/commenti, citazioni/link e gusti personali/recensioni.

Il mondo dei blog, per quanto circoscrivibile e limitato (e presumo destinato a passare, ad autoestinguersi - o quasi - cosí come é sorto) non é altro che una replica in scala di altri mondi che si trovano al di fuori delle fibre ottiche di fastweb o alice (io intanto continuo ad andare con il vecchio modem a 56 kili e ad ascoltare CD).
Solite lobby di potenti, soliti discorsi da marketing a buon mercato, soliti reietti che cercando di uscire dal coro non si accorgono di giocare la stessa tattica comune.

Contemporaneamente ci si augura che Shinystat ci canti You’ll never walk alone, come hanno fatto quei 40 mila tifosi con le panze rigonfie di birra turca (?).

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poichè le parole le immiseriscono, le parole rimpiccioliscono cose che finchè erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. [...]
e potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perchè vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Quando il segreto rimane chiuso dentro non è per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.
[Stephen King]

23 maggio 2005

Quando piove sul bagnato fa meno effetto di quando succede sull'asciutto

Le cabriolet si presentano invariabilmente in queste possibili, patetiche, configurazioni:
1) vecchio supergiovane abbronzato con/senza bionda (tinta?) dagli eccentrici occhiali da sole.
2) duo di giovani figli di papa' con sorriso ebete stampato in volto (lampadato).
Il comune denominatore, di cui spesso mi chiedo l'origine, e' che il guidatore ha sempre, dico sempre, uno stupido berretto da baseball rivettato sul cranio. Sara' un optional della macchina?

Mi chiedo altresi' perche' i gatti buttino nel cesso l'ultima delle loro proverbiali sette vite attraversando l'A4 e facendosi spiaccicare dagli stupidi guidatori di cabriolet, forti dell'aura emanata dal loro cappello da baseball.
Li vorrei vedere davanti al loro garage, mentre osservano disgustati il muso sportivo della vettura impiastricciato da quello che era il muso del felino + pelliccia striata + interiora assortite. Mentre si chiedono preoccupati: E ora che faccio?

i Crying Nut spaccano. alla faccia dei vostri gighi di file musicali e gruppi cool che sta bene nominare.

Break off the chains

19 maggio 2005

@

Al vecchio Blog
Menu' turistico del giorno:
- Piano Man: realta' del disagio o finzione del self-marketing?
- Referendum: si, no o non sa/non risponde/non ci va?

Questo si legge sulla bloggosfera italica. Tutti fuori ad argomentare, ridicolizzare, fare i cinici o i paladini delle cause perse. Io non c'ero.

sono fuori da tutto cio'. detto con una punta di risentimento. o di orgoglio. perche' no, di indifferenza.
che passa fra qualche ora. Oh si che passa.

Friday I'm in love (i sotterranei dei poveri)

caro Mat,
io sarei anche venuto a vedere i Perturbazione venerdì scorso, ma se alle 11 giunge voce che il collettivo di sei musicisti, la piccola famiglia di Rivoli - come si definiscono - sta ancora scofanandosi familiarmente in un locale poco lontano, niente niente vuol dire che il concerto inizia a mezzanotte.

non sa che il tempo è un cerchio su una discesa
non sa che c’è un’attesa dopo un’altra attesa


E va bene che è venerdì e i ggiovani sono in giro, e che non ho fatto una cippa da mane a sera, ma la gente si scogliona anche ad aspettare lì fuori, pur non essendoci questo freddo letale, ché agosto ha ancora da venire.
L’ultima botta che fa desistere la dà la notizia del prezzo: 10 euro senza consumazione mi sembra un po’ eccessivo, specie se paragonato ad altri gruppi non meno validi che hanno suonato in altre serate (ecco la combinazione di paroline magiche che vi renderà indiscussi campioni del marketing in un locale frequentato da ggiovani: con consumazione).

Così ci spostiamo di qualche metro, chè io sarei anche venuto, te l’ho detto, ma gli amici non li vedo quasi mai e si esce anche per stare in compagnia e loro sono ggiovani lavoratori precari o universitari o si stanno per sposare, e 10 euro per vedere i Perturbazione, che non li conoscono neanche tutti, pesano sul bilancio del weekend.

tu sei la luce che dobbiamo ogni due mesi pagare
sei l’affitto che dobbiamo versare
siamo quei fili che qualcuno ci potrebbe tagliare
se non continuiamo tutti i santi giorni a lavorare


Così andiamo in quella piazza delle Erbe, che c’è un po’ in tutte le città che mi piacciono e sistematicamente viene presa d’assalto dai ggiovani che schiamazzano e lasciano le bottiglie per terra o i bicchieri dello spritz sulle macchine posteggiate.
Un motivo per cui questa bella piazza – ma troppo brulicante di ggiovani alternativi che si riversano poco alternativamente a migliaia per questi vicoli per la mia crescente insofferenza agarofobica – si chiama così, ci sarà pure.
Dopo un po’ che sono lì e sembra di essere al calcio d'inizio del derby o al G8 in mezzo ai lacrimogeni, inizio a screditare definitivamente la storiella dei mercati di verdure e spezie quando s’era Repubblica nel medioevo o giù di lì.
Tutti lì intorno sembrano leggersi la mano. La propria. Poi mi accorgo che non si stanno leggendo la mano, ma un foglio deposto sul palmo. Bianco e piccolo. Che ci leggeranno mai? Poi rompono le sigarette e arrotolano il foglietto a punta, come quando da bambino ci facevi i proiettili della cerbottana (i piú arditi si presentavano al bancone del ferramenta chiedendo una massa informe di stucco da dilazionare sapientemente sulle code dei gatti).
Misteri, ma neanche troppo, dei ggiovani. Ogni etá ha i suoi riti e segreti.
Io preferivo comunque le braghe corte e le cerbottane.

Estratti un paio di spiccioli da euro uno dall’apposita taschina del portafoglio rigonfio di scontrini, ci si prende delle birre, io una heineken in bicchiere di plastica, ché devo mantenere il mio amico Carlo e l'amico a fianco una bottiglia di Dhrer da 66 (in plastica anche quella, così nessuno si fa male e i cocci non son tuoi) da una latteria che fino a qualche anno fa stava per chiudere e ora grazie ai ggiovani, i proprietari hanno comprato una villa a Bali e magari ci hanno aperto una latteria pure laggiù, sulla spiaggia.
E finalmente con questa birra proletaria - e fiera di esserlo - fra le mani, sottovoce che poi Faletti ci sente e ci tira i CD rotanti a mo’ di stellette ninja tipo Hellaraiser 2 o 3, non ricordo, ho promesso qualche copia masterizzata di In Circolo, ho parlato con gli amici di musica persone e futuro prossimo, aspettando solo un cenno di testa per andare.

aggrappato al filo del discorso
teso nel tuo cuore
cosa aspetti amore
a prendermi per mano


E mi sono dimenticato per una settimana di dirlo. Che al concerto ci sarei andato davvero: é tanto che non ne vedo uno decente. Anzi, é proprio tanto che non vedo uno.
Ma ci sono cose che vanno oltre a ciondolare la testa o battere la punta delle scarpe seguendo i tempi sghembi e pulsanti di un basso. Ci sono cose che ti fanno muovere e non c'e nessuna musica fuori. Solo un riverbero lontano dentro, nessun'altro lo puó sentire.

ma il corso del giorno
che scrostra parole
e cancella l’inchiostro
coi complicati pretesti del come

17 maggio 2005

comunicazione di servizio (presto qualche post impegnato. nel senso che m'impegno a scriverlo)

Non riesco a capire come mai l'archivio e' finito laggiu' in fondo, di punto in bianco .
Senza sfiorare minimamente il template (io? il template? mai visto).
L'unica cosa che vorrei in alto, a fianco dell'ultimo post, si e' eclissata, a far compagnia ai pochi link sopravvissuti dopo la pulizia etnica e agli allegri quadratini colorati di blogger e shinystat.
Se poi si va a vedere l'archivio, da novembre (gia', sei mesi, come diceva qualche giorno fa Cri. Ma io non mi pronuncio in bilanci, non ancora) ad aprile, tutto e' a modo.
A maggio no. Sara' mica colpa dell'incidente? L'urto ha spostato anche quella dannata sidebar? E l'assicurazione mi paghera' anche questo danno?
Non capisco proprio.
Dopo 6 mesi la mia confidenza con la gestione del template - e quindi dell'HTML - non e' incrementata di un grammo. Se qualche anima pia sa spiegarmi come sistemare l'ingiustizia gliene saro' eternamente grato.
Magari eternamente no, dai, gliene saro' qualche ora grato.

Update: il suggerimento del suddetto Cri nei commenti e' stato determinante. Si vede che lui ne sa a pacchi. E che i commenti, tutto sommato, a qualcosa servono.
Ora l'archivio e' tornato dov'era in principio, checche' qualcuno lo vedesse gia' (visioni, apparizioni e sparizioni).

Ora mi concentro sulla gratitudine.
UHM...UHM...UHM...UHM...UHM...UHM...

12 maggio 2005

Turista fai da te?

Nel libro che sto leggendo, mi sono imbattuto in una descrizione degli italiani che riporto poco più sotto e che lì per lì mi ha mi ha fatto cascare la mascella sul cuscino (sì, perchè ero già a letto in modalità lettura).
L’occhio è quello di uno scrittore e giornalista australiano, Peter Moore, che dichiara anche: Sono invidioso degli hippies: gli hippies hanno avuto il meglio nella musica, nelle droghe e nel sesso, ma soprattutto hanno avuto il meglio in materia di viaggi.

Per rifarsi dello smacco di essere nato con qualche decennio di ritardo ed essersi quindi perso i viaggi dei fricchettoni (non mi è ancora del tutto chiaro se alludesse solo a quelli che contemplano uno spostamento fisico del viaggiatore), decide di piantare il lavoro di copy a Londra per tornare nella natia Sidney tagliando per l’Europa orientale, il Medio Oriente e l’Asia, senza mai utilizzare aerei, vuoi per un limitato budget, vuoi per scelta “etica”.
Ne esce fuori un road book che almeno finora mi pare ben scritto, divertente e acuto.

Tornando al passo del libro citato (La strada sbagliata, Feltrinelli Traveller), è un’osservazione sui turisti italiani all’estero che si può comunque estendere all’italiano medio anche in casa propria e che non si discosta molto da quello che ho avvertito talvolta, quando nelle mie uscite fuori Italia per lavoro o anche no, mi sono imbattuto in vocianti comitive di connazionali.
Io non ero mai riuscito a descriverlo così e forse per questo, comprendo che i miei interlocutori, quando mi vedevano riluttante o innervosito nel frequentare posti bazzicati da altri esponenti del popolo di poeti, santi e navigatori, possano avermi considerato uno spocchioso snob che rigetta le proprie origini, che sputa insomma nel piatto dove mangia.
É vero?
Certo che no, non rigetto le mie origini e ho sempre mangiato con gusto dal mio piatto.

Rimane il fatto che talvolta, di fronte ad scene analoghe a quelle raccontate qua sotto, ho accusato un po’ di pesantezza di stomaco e mi sarei eclissato sotto il tavolo. Ma con stile, sia chiaro...

Ecco il passo:

[...]
Non sono invece sicuro delle intenzioni dei turisti italiani. Altrettanto numerosi passavano urlando e discutendo in modo concitato come se Praga fosse il loro manicomio privato.
Se c’è una cosa che ho imparato durante i miei viaggi è questa: non puoi portare gli italiani da nessuna parte. Sul ponte Carlo, uno di loro si mise disteso per fare una fotografia e nel giro di un minuto tutti lo imitarono. Fuori dalla basilica di San Giorgio, improvvisarono una partita di pallavolo. Al castello, un gruppo di turisti italiani oltrepassò le transenne che trattenevano la folla per andare a vedere il cambio della guardia. Avanzavano allegramente, sorridendo e salutando, convinti che la folla si fosse radunata per loro. Ma la cosa che più mi fa innervosire è che fanno tutte queste cose con stile.


PS A chi garba la narrativa da viaggio, consiglio inoltre Strade Blu, di William Heat Least Moon, coast to coast o quasi degli States che non vediamo in televisione, passando per la strade minori, quei solchi polverosi segnati sulle cartine americane appunto come esili capillari blu. Godibile e minimale ritratto di un’America lontana anni luce da quella che abbiamo imparato a _____ (completa la frase col verbo che preferisci).

11 maggio 2005

mare nostrum

è provvidenziale e salvifico il pensiero di una borsa consegnata stasera in cui non si trovano solo i miei quattro stracci estivi. La borsa in questione, a breve, partirà per un viaggio neanche troppo lungo, chè si era stancata di stare chiusa in un polveroso ripostiglio.
In seguito si raggiunge questa valigia con una combinazione di mezzi di trasporto studiata a tavolino, la si apre, si tirano fuori un paio di teli da mare, le espadrillas (si, ce le ho ancora e le porterò tutta l’estate per contrastare l’arrogante egemonia delle infradito. Anni 80 versus Nuovo Millennio) e si deambula mollemente verso un ritrovo di granelli di sabbia.
Lì ci si dimentica di qualunque cosa, lo scroscio regolare della risacca che formatta le cicatrici leggere della memoria e il sole che scioglie ogni torto e imperfezione mal digerita come fossero pezzetti di ghiaccio.
La sera si ritorna trascinandosi sulla sabbia ormai fredda e l’unico pensiero è quello di spalmarsi del doposole e cosa buttare giù per cena. Al massimo di dove andare a recuperare la carbonella.
E la notte è riservata a sguardi rivolti verso il cielo e di lato e a parole che nessun dannato blog può e deve riportare.

- Voglio aprire un posticino a San Felipe. É sul lato est della punta di Baja. É un villaggetto di pescatori circondato da nient’altro che sabbia, giacimenti di uranio abbandonati e pellicani. Sarà un localino soltanto per gli amici e gli eccentrici, e come personale assumerò vecchie messicane e ragazzi e ragazze bellissimi del tipo hippie e surfista con il cervello ridotti in groviera dalla droga.
Ci sarà un bar in cui la gente attacca biglietti da visita e banconote alle pareti, illuminato solo da lampadine da dieci watt nascoste dietro gli scheletri di cactus appesi al soffitto. Passeremo le serate a toglierci la pomata allo zinco dal naso, a bere cocktail al rum e a raccontare storie. Quelli che racconteranno le più belle potranno fermarsi gratis. Sarà proibito usare il gabinetto a meno di non scrivere sul muro una barzeletta. E tutte le pareti saranno coperte a pannelli di legno di pino, e come souvenir riceveranno tutti una saponetta.
[D. Coupland, 1992]

- Zihuatanejo, disse, facendo scivolare lentamente la parola sulla lingua come musica.
- Giù in Messico. É un posticino a una ventina di miglia da Plaza Azul e dall’austrada messicana Trentasette. Un centinaio di miglia a nord-ovest di Acapulco, sul Pacifico. Sai cosa dicono i messicani dell’Oceano Pacifico?
Gli feci di no.
- Dicono che non ha memoria. Ed è li che intendo finire la mia vita, Red. In un posto caldo che non ha memoria.
[...]
- Zihuatanejo. Mi prendo un piccolo hotel laggiù. Sei capanne lungo la spiaggia, e altre sei più su, per i clienti dell’autostrada. Avrò uno che porta i clienti a pesca. Ci sarà un trofeo per chi prende il pescespada più grande della stagione, e metterò la sua foto sulla parete della hall. Non sarà un posto per famiglie. Sarà un posto per gente il luna di miele...prima o seconda.
[S. King, 1986]

10 maggio 2005

Ecco dove andavano le anatre d'inverno.

non sono in silenzio stampa, no quello no.
solo che è martedì, il cielo plumbeo e una serie di impegni non troppo simpatici nei prossimi giorni. Solo la prospettiva di qualcosa di bello un po’ più in là, ma appunto ne parlerò, se mai, un po’ più in là.
dato che stando a casa o nella sala d'aspetto di uno studio medico, gli input sono quello che sono (ci sarebbero anche, ma ora non ne ho voglia di pensarci), ecco un nuovo appuntamento, destinato a non essere bissato, ma non si sa mai: l'angolo del poeto.

Ma io sono la mitica anatra migrante

Ma io sono la mitica anatra migrante,
sono ancora una volta perpetuo moto
sono la brocca sognante,
desiderio di vuoto.
E se le mie arroganti parole di un tempo,
sono finite segnalibro d'un volume dimenticato
pure ti chiedo ara il mio campo
a scoprirlo.

(A.Pazienza, 1984)

06 maggio 2005

com'eravamo

Non so come mi sono trovato fra le mani quel quadernone rosso. C’era polvere sopra. Ho iniziato a sfogliarlo. Dentro ho trovato delle cose scritte in passato, quando ancora non sapevo muovere le dita senza guardare la tastiera. La tastiera poi era quella di una vecchia macchina da scrivere Olivetti, mica di questo gingillo uscito da Silicon Valley.
Alcune cose sono addirittura vergate a mano, tipo questa qua sotto, direi Bic nera. I blog non esistevano ancora, e comunque non ci avrei mai piazzato una roba del genere.
Roba pesa, all’epoca da maneggiare con cautela, ora non riesco ad evitare di sorridere. Fatico a ricordarmi questo adolescente agli sgoccioli, un’esame di maturità alle spalle e un salto nel vuoto davanti.
Mica per altro Tutti giù per terra era il libro/film feticcio del momento...e le raccolte di racconti a cura di Tondelli...Transeuropa o Mondadori? Boh...

Il pensiero va a tutti quegli amici che si sono persi, entrati e usciti dalla [mia] vita come camerieri dalla sala di un ristorante (citando Stephen King, tiè).



Titolo: letter never sent
Sottotitolo: Paranoie di un’ennesima serata semietilica, semifredda, completamente piovosa.


Ciao vecchio C.,

É da un po’ che volevo scriverti queste poche righe che alla fine saranno tante e sempre più illeggibili e incoerenti.
Tanto so che non te le spedirò mai, quindi posso dare sfogo ai neuroni frustrati senza essere preso per pazzo o mitomane o.

Sono da poco tornato in casa: allenamento squallido senza partitella e poi uscita nella G. [nome di città] by night, mooolto metropolitana e piovosa quasi come la Detroit de “Il Corvo”. Ovviamente sono uscito con un amico, che poi è quello con cui ho fatto la vacanza in bici quest’estate (ma quanto tempo è passato da quest’estate?), compagno di mille serate sempre uguali e sempre più down. Comunque è uno dei pochi che si salva qua, o almeno, uno dei pochi che conosco e che si salva.
Anche lui passa un periodo un po’ NO, anzi molto NO, quindi fra iperdepressi ci s’intende...
A parte questo, come forse ti ho già detto, ci sto bene, anche se alla fine cadiamo sempre sui soliti discorsi da nerds: musica, cinema e figa (quest’ultima per sentito dire).

Eri tu che dicevi che il pessimismo non dipende poi tanto dal tipo di vita, dalle esperienze di un individuo? L’hai detto quella sera che eravamo in piazza a M. [nome di paese] e un po’ pioveva e un po’ no. Quella sera che abbiamo parlato come mai mi era capitato con te, e siamo stati anche tanto in silenzio, chè certi silenzi valgono più di mille parole, ma quelli no, era proprio che ad un certo punto dovevo sopprimere ogni tentativo dell’aria di uscire dalla mia inutile bocca.
Quella sera che non è successo niente, ma che risulterà una foto centrale dell’album ’96. Perchè ero quasi sul punto di.

Sai, non è che ne sono tanto convinto di quella cosa lì, senza tirare fuori i soliti Leopardi e soci.
Sì, è vero, puoi anche avere la vita perfetta (perfetta secondo quali criteri poi?) ed essere annoiato, eternamente deluso da ciò che hai fatto, che stai facendo, che farai.
Ma se prende una certa piega e da quel momento t’inizi ad andare tutto storto e te ne compiacci anche, ci provi gusto a mangiare la merda che produci (coprofagia, si dice), s’inizia ad avere difficoltà nello sperare o nel credere in qualcosa.
E se per un culo immondo ti va bene qualcosa, inizi a chiederti quanto durerà, e quando finirà come farò, e in un attimo ti sfugge dalle mani e dagli occhi quel microbarlume di FELICITÁ.
Mi è successo troppo spesso per non sapere com’è il ciclo delle cose. Anche dopo la Maturità ho continuato ad oscillare fra momenti in cui sentivo tutto sotto controllo tipo delirio di onnipotenza o quasi - che poi non mi sentivo proprio onnipotente, però sapevo di poter accettare quel che passava il convento e non prendermela tanto – a periodi di atarassia totale, un apatico, una larva, una merda insomma.
Inutile dire che i primi coincidevano o con sbronze colossali o con situazioni in cui non mi stavo a chiedere troppo il perchè e il percome (situazioni in cui non ero comunque troppo lucido).
Quando invece mi soffermavo a pensare (si, perchè io penso e penso e poi non combino nulla. Svevo avrebbe detto che sono un fottuto contemplatore) tutto tornava a galla e mi castrava ogni tentativo di uscire dal copione.

Per un attimo mi è balenata l’idea di spedirti questi fogliacci, ma dovrei allora copiarli e perderebbero l’impatto visivo non indifferente – ma quale impatto? – e perderebbero per me quella forza che hanno adesso, non proprio forza, ma sfogo nervoso-muscolare, sempre meglio di una pippa, va’.
E so già che mi manderesti – mentalmente – a cagare, e questo che cazzo vuole? Mi vede una settimana all’anno e mi scrive ‘sto delirio!
Così finiranno nel megaquadernone rosso SEVEN, che tanto è già pieno di stronzate molto adolescenziali e forse gli fa schifo anche a lui e preferirebbe custodire vecchi problemi di fisica e matematica e magari qualche messaggio della compagna di banco che non ho avuto.

Dicevi che è come una droga: a piccole dosi ogni tanto ci vuole, ma io vedo che su questa scrivania, se continua così, ci finisco sempre più spesso e non mi viene fuori niente di socialmente utile, e anzi, ogni parola che butto, fuori mi abbruttisco un gradino di più.

Ora basta. Non è detto che i fogliacci non arrivino in [indirizzo]. Ma non questi.

A.
Inizio: 1.28
Fine: 2.15

05 maggio 2005

Urologi e blogger, questi grandi esperti di palle.

- Dottore, allora: è maschio o femmina?
- Guardi che questa è una Ecotomografia Scrotale, quello che sto osservando sono i suoi testicoli e qua siamo in Urologia. C’è - diciamo - un certo iter prima di stabilire il sesso del nascituro...innanzitutto bisogna vedere se qua funziona tutto...
- Capisco...e funziona tutto?
- Mmm...sembra di si, anche se da questa prospettiva si può apprezzare un’immagine piuttosto insolita.
- Mi dica dottore, è grave? Cosa c’è?
- Non si preoccupi, niente di grave. Vede queste turbolenze, queste macchie a spirale più scure?
- Si, le vedo....ah ho capito...stanno girando.
- Ecco, direi proprio di si.
- ...
- Le polaroid in bianco e nero me le lascia o le vuole tenere lei?
- Tenga.
- Grazie dottore, arrivederci.
_________________________________

Sono in pieno trip Harry Potter. Ho letto i primi tre episodi in pochissimi giorni, l’ultimo di questi, il prigioniero di Azkaban, in due giorni, complice l’esilio forzato in casa.
Una totale e disarmante regressione allo status di infante. Pascoli diceva qualcosa a proposito di questo fanciullino. É confortante avere l’appoggio di uno dei vate del nostro programma di quinta.
E capisco bene il mio nipotino di 9 anni che monta sullo skylift sognando di cavalcare una Nimbus Duemila, il manico da scopa magico con cui Harry gioca a Quidditch. Lo farei anche io.
A dirla tutta lo faccio anche io, vaneggiando di poter usare l’incantesimo della memoria o di girare la clessidra d’oro che mi fa tornare indietro nel tempo. Quanto indietro? E cosa andrei a correggere? E se una limata a qualche microimperfezione del passato scatenasse un causa-effetto che porterebbe ad un presente diverso, come in Ritorno al futuro?
Voi lo fareste?

I riferimenti culturali di questo post sono del tutto estranei alle icone degli indie-blogger sparsi in questa discarica a cielo aperto che è la Rete.
Ma se non si è capito, da queste parti non ci sono pretese, non si cercano conferme, strizzate d'occhio e pacche sulle spalle.

Di Indiemo c’è solo la renna che scruta imperturbabile dalla mensola il nostro angolo preferito.

03 maggio 2005

...

Mi sono svegliato col raffreddore e qualcosa di molto simile ad una brutta sensazione. Ho combattuto non poco con la lente a contatto che stava volentieri a contatto col lavandino, col dito, con lo specchio, ma non con l’occhio destro. Ho rinunciato e lasciato il bagno, la lente a contatto spalmata come una medusa morta sulle ripide pareti del water.
E poi sono arrivato da te, ad aspettarmi un caffè fumante e un sorriso radioso che mi ha fatto dimenticare tutto. Siamo scesi, le tue gambe serrate intorno ai miei fianchi hanno fatto clap clap per dirmi che eri pronta. Via.

Abbiamo aspettato il resto della compagnia in ragionevole ritardo per quell’Appuntamento e siamo ripartiti.
Si saliva tranquilli, le macchine incolonnate e pazienti procedevano in una lenta processione.
Noi si passava a fianco sorridenti dentro i caschi, in testa il pensiero di una domenica di sole e nel cuore il solo fatto che eri lì dietro a me.

Poi di colpo uno schianto. Mi sono ritrovato per terra avendo nelle orecchie ancora il rumore metallico dell’attimo.

Mi sono rialzato guardando avanti e indietro e l’unica cosa che ho pensato in quel momento era vederti. Localizzarti e farti una radiografia al primo sguardo.
Eri lì a pochi metri, ti ho spostato verso il muro, tutto il resto non esisteva.

Ferro e plastica per terra, sirene e voci confuse in sottofondo. Ci siamo fatti coraggio, per quel che si poteva fare.

Siamo andati via insieme tenendoci per mano, non riuscivi a girarti verso di me con quel collare rigido, ma io potevo vederti di profilo e ringraziare Qualcuno che potevo ancora ridere con te delle mie palle, del tuo collo e di certi bambini che arriveranno.

02 maggio 2005

...

Mi sento come dopo uno scontro frontale.
Forse perchè ho fatto uno scontro frontale, o quasi, qualche ora fa.

Plik plik plik...le gocce della flebo scandivano il tempo come un orologio pazzo e tremendamente lento...

Ho provato a girarmi, tutti i dolori del corpo sono venuti fuori e avrei voluto gridare, ma anche la voce s’è fatta da parte.

Nel letto a fianco un baffuto padre di famiglia con gli occhi chiusi, in un’espressione che non si capiva bene se fosse di dolore o di beato stato comatoso. Calcoli renali s’è beccato il Baffo, anzi renella. Ho capito ranella, e mi sono sinceramente preoccupato per l’anfibio. Il Baffo, vista la mia faccia perplessa, ha precisato che è una specie di sabbia nei reni. O nelle reni: ho scoperto che ci sono due diverse scuole di pensiero nella denominazione di questi utili dispositivi filtranti. Il Baffo ha aggiunto anche che beve acqua Fiuggi: non si capisce se l’abbia detto con intenzione accusatorie o per dimostrare che ha fatto il possibile per scamparsela.
L’acqua Fiuggi è una delle poche che ha rigettato il polietilene, il PET, e questo mi è parso che potesse dare la garanzia di una buona acqua.
Non so perchè, sarà perchè prima tutto era in vetro e le cose andavano decisamente meglio.

Io ero lì perchè mi sono martoriato i coglioni. Quello destro in particolare. Stavo lì con la borsa del ghiaccio a far da cuscino fra i gioielli di famiglia e la mano già steccata, in attesa di finire quel pistone di fisiologica, antidolorifico e gastroprotettivo in vena.
Ho anche pensato di essermi rotto almeno un dito. Mai rotto niente prima d’ora, ero abbastanza contento di esordire con un’inezia come un dito, per di più l’anulare sinistro. Niente da fare: solo lussato, quindi nessuna ossicina spaccata, solo una falange che s’è fatta un giro. L’ortopedica ha visto dai raggi la lussazione interfalangea del 4 dito e ha iniziato a tirare fino a quando non si è sentito un rumore come quando schiacci un’arachide. Dopo il clack mi ha lasciato con un espressione soddisfatta tipo: Hai visto che non era rotto e te l’ho messo a posto?
Forse si aspettava la mia gratitudine. Io mentre tirava le avrei dato un calcio nella nuca per ringraziarla del piacere che mi stava procurando.
Poi m’hanno spedito all’urologia, ai piani alti, in attesa che arrivasse l’ecografista per ecografarmi lo scroto, perchè il primo maggio, domenica per di più, l’ospedale più grande della regione non dispone di un cristiano che sappia ecografare alcunchè.
L’urologo, uscito probabilmente da qualche provino per Scrubs, mi ha detto che era arrivato l’ecografista, che sarei dovuto scendere qualche piano sotto. Mi ha accompagnato, tenendo in alto con la mano la boccia di vetro contentente la pozione magica che m’avrebbe dovuto rimettere in sesto. La pantomima di camminare con lui che mi seguiva a debita distanza (determinata dallalunghezza del tubo) e il braccio sollevato per rispettare il principio dei vasi comunicanti, mi ha fatto ridere un po’, distraendomi dal dolore che sentivo laggiù, dove di solito è gaudio e simpatia.
Il tipo era già nella sala e io mi sono un po’ inibito a vedere uno più giovane di me, con la t-shirt tribale sotto la cappa bianca e le scarpe da ginnastica, che avrebbe dovuto scandagliarmi le palle. Il dottore gli ha chiesto dove si trovava quando gli ha telefonato, il ragazzo ha risposto che era al Baretto, che lui è un tipo da bar.

Stai lontano dalla mia zona perianale, giovane paramedico alcolizzato.

Invece si è dimostrato professionale quanto basta nell’indossare i guantini in lattice, cospargermi di quell’orribile gel pronto-ibernante e passarmi un Uniposca collegato al televisore sulle rotonde superfici delle mie lese intimità.
Nessuna rottua dell’albuginea, solo delle aree ioecogene dovute alla contusione testicolare.

Giusto per avere il quadro clinico completo.

Il resto nelle prossime puntate.