31 marzo 2005

ciuuuu yeah ciuuuu yeah

Gentile Ospite,
riesce ad immaginare l’enorme quantità di asciugamani che viene lavata non necessariamente ogni giorno e di conseguenza quanto detersivo inquina la nostra acqua?

Decida Lei:
Gli asciugamani per terra significano: “da cambiare”.
Gli asciugamani ripiegati sul portasciugamani indicano: “li userò ancora - a favore dell’ecologia”.


Cogito ergo sum. Li ripiego sul portasciugamani ergo sono a favore dell’ecologia. Bella storia.
Per copiare questa stronzata pseudo-ambientalista ho dovuto portare il computer in bagno. Nel bagno ci sono tutte le cose confortanti dei bagni d’albergo. La cuffietta per la doccia, il sapone, il bagno-doccia, il sacchetto per la biancheria sporca, il fluido per l’igiene intima posizionato strategicamente sul portarobe del bidet. La carta da culo posizionata strategicamente sul portacarta da culo, vicino al water.

Ho cambiato sito. Non URL. Sito fisico, geografico. L'è un bel sit. Ma mia bota.

Quei 1000 km più in qua.

Rimane la stessa sensazione di urlo soffocato nel buio, quando do una manata sull’interruttore, mi giro sul fianco sinistro e non ho la certezza di sapere dove mulinare gli arti se mi sveglio nella notte e ho bisogno di qualcosa. Qualcosa come te, per esempio.

Venerdì è vicino. Anche casa si vede quasi.

PS. Anche se non legge (fortuna sua): auguri Madda (7 anni).

Filodiffusione: Starálfur - Ágætis Byrjun

30 marzo 2005

Non ho niente da dire. Non ho più molto da dire. Dico niente.

I soldi non fanno la felicità.

Gli italiani hanno speso 140 milioni di euro per le suonerie del cellulare nel 2004.

Fanno gli assalti ai furgoni portavalori. Con kalashnikov e tutto l’armamentario del caso, tipo fiamma ossidrica, bulldozer, piedi di porco e teste di cuoio. Ah, no, quelli sono i buoni.
Se non ci riescono o arriva la polizia, lasciano accesa la fiamma ossidrica e bruciano 700 mila euro di carta e un po’ di macchine, ma mica per le tracce: se non fanno la mia felicità che non facciano nemmeno la vostra.
Io il kalashnikov ce l’ho nei giochini per pc che mi passano gli amici. Quando cambio arma e lo uso, abbasso il volume.

Forse volevano cambiare la suoneria del telefonino anche quelli che hanno assaltato il furgone in autostrada. Per mettere l’ultimo hit di... di chi, non so che ultimi hit ci siano in giro. Francesco Renga? Marun Five? E poi è la hit o lo hit?

O forse, i banditi che hanno assaltato le guardie giurate, avevano perso il biglietto dell’autostrada e non volevano pagare il pedaggio di tutte le autostrade dell’Autoroute2005.

Guardie e ladri. Quando ero piccolo funzionava al contrario. Erano le guardie a dare la caccia ai ladri. Nessuno voleva fare la guardia. Era come stare sotto a nascondino. Solo che si stava sotto in tanti. Mal comune mezzo gaudio non era un proverbio gettonato, si può dire.

Anche a me ogni tanto viene la paranoia di averlo perso. Il biglietto dell’autostrada, dico.
Specie vicino al casello.
Mentre guido e abbasso il finestrino e il volume per l’incontro con l’omino del casello, tiro giù il parasole e lo vedo. Gli sorrido. Il biglietto mi sorride di rimando coi suoi caratteri blu sbiadito.
Lo do al casellante che mi risponde con dei caratteri luminosi sul display LCD a sette segmenti. Uomini di poche parole i dipendenti delle autostrade.

Solitamente cerco di dare i soldi giusti al casellante, se no magari mi casca per terra il resto e devo scendere dalla macchina e la portiera non si apre bene e gli altri dietro si spazientiscono e.
Lui è già lì con la mano tesa. Un mendicante retribuito per respirare i residui polverosi delle mie pastiglie.
Talvolta mi dà indietro il resto, la sensazione del mendicante sfuma.
Io saluto e ingrano la prima. Se è per lavoro chiedo la ricevuta e ringrazio. Qualcuno sbuffa alla richiesta. Tiro su il finestrino e ingrano la prima.

29 marzo 2005

Post un po' lungo e pieno di errori ma quando ci vuole ci vuole

Figa, Sirchia, hai rotto il cazzo.
Si potrebbe obbiettare la non assoluta paternità dell’esclamazione a inizio frase (in quanto il tipico intercalare fa parte del mio idioma solo al 50%), ma se avessi usato quella delle mie parti mi sarei ripetuto. E io, anche quando sbotto, ci tengo alla sintassi...

S’è già detto tanto a proposito del fumo vietato nei locali. Anche sui blog.
Ora il ministro spaccamaroni viene fuori con l’alcol, affermando che i giovani sono tutti alcolizzati, e che tutti muoiono sulle strade perchè sono ciucchi strasi. E se non si schiantano contro i muri, moriranno comunque di cirrosi entro poco. E se non schiattano neppure per il fegato arriva lui e li abbatte con una multa rotante.
Una roba del tipo: Cosa fai? Stai bevendo dentro un locale pubblico? Non sa che è vietato bere in un locale pubblico? 100 Euro. Anzi 200, chè quella ragazza al tavolo in fondo non lo sa ancora (io si chè sono ministro della salute) ma è incinta e il figlio potrebbere diventere dipendente dalla Heineken (NdB non dipendente della società Heineken come il mio amico Carlo). Dunque, bancomat o carta?

Ora, ammesso e non concesso che il consumo smodato di qualunque sostanza, liquida, solida o gassosa che sia, non fa bene al nostro corpicino, non credo che questa demonizzazione di bacco e tabacco (manca Venere, ma mi sa che presto verrà fuori qualcosa anche su quello, come se non bastasse la posizione fuori dal tempo della Chiesa) possa portare a miglioramenti radicali della nostra marcia società.

Prendo l’esempio degli stati americani in cui è vietato comprare alcolici se sei minorenne.
Si falsificano i documenti, si prende il primo scapestrato maggiorenne per strada per farglieli acquistare promettendogli un cicchetto oppure si aspetta di andare in gita scolastica, magari in Italia e perdere i sensi sotto i nostri monumenti. Li ho visti, giuro, orde di americani sovrappeso girare in preda ai fumi dell’alcol sotto i più bei monumenti di Firenze, come se passassero davanti ad un granaio di qualche buco di culo topografico del Tennesse.
In alcuni stati, i cui governatori sono ancora più illuminati, è vietato consumare alcolici in pubblico. In pubblico s’intende per strada, o su un prato per esempio.
La "salomonica" legge t'impone più o meno questo iter: vai al tuo drugstore o seveneleven di fiducia, ti prendi la tua bottiglia di gin chimico da 5 dolla, l’avvolgi in un sacchetto di carta e vai dritto filato a casa. Solo lì sei libero di spappolarti le budella.
Molto meglio no? Nessuno vede, tutti sanno: all’apparenza sembra che la piaga dell’alcol non esista. Una piaga socialmente accettata dall’ipocrisia tipicamente americana. Perchè poi gli interessi ci sono, uh se ce ne sono.

Non si va a estirpare il problema alla radice, per esempio chiedendosi come mai ci sono tante persone attaccate alla bottiglia. No, SI VIETA.
Decidono per te, o quanto meno cercano di farlo fino a quando non si va a intaccare il privato.

Dunque il nostro ministro della Salute, si arroga il diritto di INFORMARCI su cosa fa bene e cosa no, non limitandosi alle campagne pubblicitarie (quelle viste finora porterebbero all’anonima alcolisti anche un astemio) o a ricerche serie per capire il disagio – ammesso che si possa parlare di disagio – dei giovani e quindi prevedere l’abitudine del bicchiere con campagne di sensibilizzazione.
Esistono comunità per ex tossicodipendenti, non so quante ce ne siano per ex-alcolizzati.

Di questo passo, per assurdo, si potrebbe arrivare a vietare le vendita di alcolici nei locali pubblici. Già me li vedo i ragazzini che fanno il pieno alla Coop per organizzarsi il weekend, alla faccia delle consumazioni da 5 euri al vetro di oggi.
Proprio come quelli che ho visto sabato pomeriggio al supermercato, mentre scandagliavano i rispettivi portafogli per la colletta, valutando allo stesso tempo il miglior rapporto gradi/prezzo davanti allo scaffale delle birre. Che tenerezza...

Immagino mio nonno, 94 compiuti da poco, una lucidità che mi dà parecchi punti, che guarda perplesso l’etichetta sulla bottiglia del suo vino, lo stesso rosso un po’ spumoso che beve probabilmente da 89 anni e si chiede come mai abbiano stravolto il proverbio in dialetto.
chi n’beva, mora è la versione originale che ho trovato su un bel libro scritto da Luigi Paraboschi.
Quella del ministro, senza negazione , diventerebbe simile a quella che già compare sui pacchetti di sigarette: Chi beve muore.

É vero, molti degli incidenti stradali sono causati da gente che si è imbenzinata a manetta e ha pensato bene di piazzarsi al volante per tornare a casa.
Da quel poco che ho visto in altri paesi, i giovani (ma non solo) escono nel weekend e bevono. Chi più, chi meno. In certi stati davvero tanto.
La differenza è che chi beve non guida. A turno, uno evita, così riesce a portare a casa il resto dell'allegra brigata.
Oppure si prendono tutti un taxi. Si, i taxi, in altri posti del mondo i taxi li trovi a tutte le ore e per portarti da una parte all’altra della città non ti chiedono un bonifico.
Non so quanto derivi dal buon senso, estraneo al popolo italico, e quanto dalla severità con cui la legge all’estero castiga i piloti storti. S’ha da studiarci su sta cosa.

Per confermare che quelli “dal sass” la sanno lunga, ve ne regalo ancora due, sempre prelevate dal suddetto libercolo.
Non tutti potranno apprezzare la saggezza e semplicità di queste poche parole in dialetto, ma assicuro, ce n’è tanta.

Vein bon, fa sangu bon
E infine, per chiudere in bellezza (e facendo riferimento all'intro)
I cuion i’enn car a tutt i pressi

25 marzo 2005

So this is Christmass, and an happy new year

Partire è un po’ morire. Sarà, io mi sento abbastanza in forma, giusto un po’ di mal di pancia per gli ultimi svacchi enogastronomici.

5 mesi.
Per 5 mesi ho fatto lo stesso tragitto alloggio-lavoro, visto le stesse facce, vissuto sensazioni simili quando buttavo l’occhio fuori dal finestrino del velivolo, prima che si chiudesse per cadere in una sorta di bavosa catalessi con le cinture allacciate.

Salutati e baciati tutti (non tutte), chè qua si usa così. Fatto gli auguri anche, non dimentichiamolo, e giù altri baci.
Mi hanno fatto pure il regalo questi ragazzi con cui ho condiviso caffè, scrivanie, tastiere e attrezzi. Tipo quando alla fine dell’anno si fa il regalo al professore, chè l’anno dopo si sa che non ci sarà più. Io non ho mai fatto regali ai professori, ma l’immagine calza.

Il professore dunque ha ricevuto numero uno di bottiglie di grappa, numero uno di liquore alla liquirizia e numero imprecisato di dolcetti tipicamente pasquali fatti in casa dalla mamma di uno di loro.
Le mamme italiane sono una grande invenzione, non c’è un cazzo da fare. E che non si dica che siamo un popolo di mammoni: bisogna solo riconoscere e apprezzare il patrimonio nazionale, con la consapevolezza che non durerà all’infinito.

Il distacco da questo posto che ho maledetto, vissuto e apprezzato, sicuramente che non mi ha lasciato indifferente (come può lasciarti indifferente la contraddizione fatta a regione?), è stato graduale.
Dopo i baci me ne sono andato con passo meno baldanzoso del solito, verso la rent-macchina, ho travasato i corpi estranei da (sotto i) rent-sedili e dal rent-bagagliaio alla valigia. Ho acceso il rent-mezzo senza guardare dal rent-specchietto retrovisore. Piccole goccie sul rent-parabrezza, spazzate dal rent-tergicristalli, pioggia come lacrime del cielo lametino per la mia dipartita .
Mi sono accorto che me ne stavo andando via per sempre (?) quando ho posato le chiavi della rent-a-car sul banco del noleggio. L’impiegata ha strappato la parte del contratto che mi spettava e mi ha detto arrivederci. Io ho risposto nella testa non si sa mai, nelle labbra, arrivederci e auguri.

Comunque i ragazzi hanno visto bene: sotto gli occhialetti e la documentazione A4 in rilegatura binder ci sta il rock, come direbbe qualcuno.
E da stasera dellea rinfrescante bevanda saporita alla liquirizia. Dicono che la liquirizia faccia passare le sbornie. Mah, vedremo.

Buone feste.

Back/image/ver allerta0: /lo allerta100:

Ti svegli alla mattina sapendo già la sequenza da compiere.
Spegnere la sveglia maledicendo la società moderna e i suoi ritmi pazzi.
La sveglia/telefono assolve solo il compito di rompere il sonno e i maroni. Sul display nessuna traccia di attese bustine.
Strofinarsi il volto con acqua che dovrebbe essere più fredda per dare qualche risultato, ma no, è già abbastanza traumatico e ti senti un neonato spartano appena uscito dal grembo materno e non sai se sopravviverai.
Sopravvissuto, salti dentro dei pantaloni buttati sulla sedia, annusi la camicia nella zona che gestisce le ascelle e si, oggi ancora va bene. Prima d’indossare la camicia d’ordinanza, fai in tempo ad esaminare una strana forma inorganica cresciuta nell’incavo dell’ombelico. Non porti più la canotta, ma da una rapida analisi deduci sia cotone. Strane cose pensi. Vorresti controllare tutte le targhette della tue magliette/camicie, ma soprassiedi. É solo cotone. Uno stupido ed invadente batuffolo di cotone bianco ancorato come una cozza alla peluria ombelicale..
Scarpe allacciate che si disinnescano alla sera, ma non si inseriscono alla mattina. Perdi preziosi minuti con due nodi che il Gordio ti fa una pippa.
Pronto per uscire, inforchi gli occhiali da sole (lenti gradute, sia chiaro, siamo o non siamo geek?) senza sapere che tempo ci sia fuori, comunque sia, è più luminoso che questa stanza e ciò potrebbe urtare la sensibilità dei tuoi occhi cerchiati che neanche un panda nepalese.

Ieri sera.
Hai attraversato la regione per andare a mangiare fuori. Buono eh, non hai neppure pagato un euro. Ma c’era bisogno di spararsi 100 e passa kilometri ad andare e altrettano a tornare? Per di più sulla peggiore autostrada della penisola?

Antipasti primo secondo e un cannolo siciliano che diventerà ricorrente nei tuoi sogni. Due bottiglie di Critone, un limoncello. Il caffè.
Al momento di chiudere le ostilità con la panza che straborda dai jeans, il padrone della baracca (sul mare, poverino), amico di un commensale, propone un giro di amaro. L’amaro del Capo, appunto.
I giri diventano due. Si fuma nel locale e questo ti pare cosa buona e giusta. Il padrone – Ciccio – se ne frega. Parla velocissimo un dialetto a te pressochè incomprensibile. Ciononostante lo ascolti rapito, forse in virtù del fatto che gli manca un pezzo di dito. L’avrà aggredito uno squalo mangia-falangi, mediti fra te e te.
Parentesi Vodafone Ed è tutto intorno a te ( a te sembra più che altro che giri tutto intorno a te) fuori. Il mare sciacqua la battigia. Pensare che qua c’è venuto uno tsunami che manco sapevano si chiamasse così, ti dà una strana vibration. Bad vibration of course.

All’interno vedi movimenti che precedono un congedo. Invece no. Escono tutti dal locale e compare pure il pizzaiolo che racconta le sue peripezie per raggiungere Napoli con 3 centesimi, prendendo 14 espressi, chè i controllori continuavano a rimbalzarlo. Il pizzaiolo napoletano è stato schiaffeggiato e legato ad una sedia dal precente datore di lavoro. Il discorso sembra farsi interessante, ma sei troppo preso a far fare i denti ad una cucciola che risponde al nome di Carlotta. Carlotta è un canide vivace, nonostante l’ora tarda e predilige farsi i denti sulle nocche delle tue mani o in alternativa abbaiare al cameriere pachistano che porta fuori la spazzatura.

Si va. Ti metti alla guida fantasticando di cannoli siciliani a due piazze, mentre i tuoi soci fanno la dichiarazione dei redditi al mondo intero.

21 marzo 2005

Fuori c’è il sole, l’aria, c’è tutto

Rimango incollato al piccolo 14 pollici piazzato sul supporto telescopico.

In onda i colori accecanti di “Io non ho paura”, recente pellicola di Salvatores.

Si potrebbero far lunghi discorsi sulla perdita dell’innocenza, sulla dicotomia bambini-adulti, sul male e sulla realtà percepiti in modo così diverso da questi due mondi so far so close. Quelli sono facilmenti rimediabili in rete (io oggi mi sono ricordato del film su canale5 capitando sull’intervista di Salvatores riportata su trentamarlboro).

A me stasera basta vedere/sentire le spighe di frumento che ondeggiano al vento, le cicale che urlano nell’estate infuocata, le macchinine e le bici dei bambini, lo spaccio tuttofare del paese più depresso dell’Italia negli anni ’60, la mietitrebbia che avanza nei campi liquefatti dall’afa.

Dopo Branchie, Fango e Ti prendo e ti porto via, Ammaniti ha scritto un grande romanzo, prova matura (pur parlando paradossalmente dell’infanzia) lontana dagli esordi più vicini al filone “pulp” cui spesso è stato frettolosamente avvicinato (suo un racconto finito nell'antologia Gioventù Cannibale edito da Einaudi, che fra alti e bassi definiva la generazione di scrittori alle prese col grand-guignol sulla falsariga delle pellicole tarantiniane) e che non perde un colpo nella trasposizione di Salvatores.

Gli adulti sono marginali, anche il cameo di un attore solitamente ingombrante e istrionico come Abantuono scompare di fronte alle riprese dal basso, ad “altezza bimbo”, alla spettacolare fotografia che contraddistingue tutte le opere del regista, al pathos della storia, che a dirla tutta rimane più avvincente sulla pagina scritta, anche in virtù di alcune concessioni della sceneggiatura rispetto al libro.

Che classe fai?
La quinta
Anche io
Siamo uguali
Si

lo sapevo. Billy Corgan la sapeva lunga.


I am
0
I am nothing

_

what number are you?

this quiz by orsa

a ufo non mi stufo

di straforo all'internet point Alitazza di Fiumicino. Questa volta ho il biglietto della concorrenza e quindi non avrei diritto di pigiare tasti qua.
Ma con tutti i ritardi e disservizi che ho subito, il mio senso di colpa nei confronti della compagnia di bandiera è ai minimi termini.
Eppure rimane quella lieve ansia, tipo quando da adolescente mi ritrovavo per sbaglio su un autobus senza biglietto nè abbonamento.

Questa è l'ultima settimana nel posto in cui questo blog è nato. Qualcosa vorrà dire. Si chiude un ciclo, se ne apre un altro. O forse proprio per la sua natura di ciclo sta solo finendo per ricominciare chissà quando.
Mi rimane la domanda: e ora che c'è in mezzo?

18 marzo 2005

duebirre

Luna stelle lampioni sigaretta, spense tutto, allungando il braccio. L’interruttore era a portata a mano, tutto il resto no.
Quando la luce non fu, si girò sul fianco. Le pareti girarono con lui.
Lenzuola non più fresche lo avvolsero in un confortante sudario. Domani è un altro giorno, si disse, biascicando le parole nel torpore acqueo che stava arrivando.
Il cuscino sinistro (non certo il sinistro cuscino), diventato ormai una morsa per serrare i sogni preregistrati, lo accolse mollemente.
Il più era fatto.

15 marzo 2005

nuotando nell'aria

Pelle: è la tua proprio quella che mi manca
in certi momenti e in questo momento

è la tua pelle ciò che sento nuotando nell’aria.
Odori dell’amore nella mente dolente, tremante, ardente:
il cuore domanda cos’è che manca
perchè si sente male, molto male, amando, amando, amandoti ancora.
Nel letto, aspetto ogni giorno un pezzo di te
un grammo di gioia del tuo sorriso e non mi basta
nuotare nell’aria per immaginarti: se tu sapessi che pena.
Intanto l’aria intorno è più NEBBIA che altro
l’aria è più NEBBIA che altro
É certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile, dovresti credermi,
sentirti qui con me perchè tu non ci sei.

Mi piacerebbe sai, sentirti piangere,
anche una lacrima, per pochi attimi.
Mi piacerebbe sai...

[Marlene Kuntz]

12 marzo 2005

questo ho ricordato

" Quando si vedono foto del genere, è praticamente impossibile non meditare sul potere che ha l'otturatore della macchina fotografica di rendere dolci, malinconici e innocenti i momenti della vita, perché al momento dello scatto il futuro è ancora ignoto, non ci ha ancora fatto del male, e inoltre, per quel breve istante, le pose che assumiamo vengono accettate come spontanee." [D.C]

but who cares about it? (e a chi gliene fotte?)

Questo è un altro brandello. Di quelli che si buttano in acqua per pasturare, come nel film Jaws di Spielberg. Squali non ce ne sono, giusto qualche pesce piccolo, ma vorace.
Sono solo frattaglie, fatevele bastare, il cuore è rimasto al macello.

Dopo cena mi arrivano alcuni messaggi da parte di alcuni amici lontani. Che poi quello lontano sono io.
Immagino che il loro piano telefonico incoraggi la comunicazione come aiuto per la digestione. O più semplicemente dopo mangiato si trovano davanti il mio stesso enorme punto interrogativo. CAZZO FACCIO ORA?
Rispondo lentamente, per non dare l’idea che non ho nulla da fare neanche io, digito, torno indietro, impreco quando il dizionario intelligente non si dimostra tale, cancello e abbrevio, per dire il più possibile con 160 caratteri.
La telefonia mobile ha riportato l’urgenza della parola scritta, di un suo registro incomprensibile ai profani. Bene, penso. Magari la gente ci prende gusto, accantona la sintesi e le abbreviazioni e si mette a scrivere veramente. Una marea di addebiti del mio gestore telefonico mi distolgono da questo semplicistico ottimismo nei confronti della tecnologia, uno dopo l’altro con frequenza sospetta.
Un francobollo appiccicato su una lettera sarebbe stato meno celere, ma più economico ed esauriente.

Visto che gli amici sono lontani, mi cerco un palliativo di divertimento aprendo un’altra bottiglia di birra con l’accendino, più per lodarmi di questa tecnica metropolitana, che per la mancanza dell’apribottiglie, perso di vista qualche giorno fa, rintracciabile probabilmente sotto il divano o le riviste sparse per terra.

Sono ospite di Donatella Scarnati, l’unica vera regina di Chi l’ha visto, quasi con le lacrime agli occhi per la scomparsa del mio apribottiglie.
Partono le riprese delle ricostruzioni girate in casa, le interviste ai conoscenti che accennano sottovoce che era diventato insofferente per il regime di sfruttamento cui l’avevo sottoposto.
Il portiere del condominio: - Forse voleva solo rifarsi una vita. Questi giovani non sono mai contenti.
il cassiere del minimarket sotto casa: - Mah, penso che non volesse più avere a che fare con il suo vecchio giro, quelle bottiglie di birra. Per me sono semplici, ma per bene, senza troppi grilli per la testa.
la vicina di casa: - Prima di sparire aveva preso a bazzicare giri più chic, sa come va a finire in quegli ambienti, io non li ho mai sentiti gridare, ho detto gridare? Volevo dire, non ho mai notato nulla di strano, non parlavano mai molto, sull’ascensore magari parlavo del tempo e lui diceva che prima o poi sarebbe cascato un meteorito, sa, quelli dello spazio, e che il tempo sarebbe cambiato davvero e la gente non se ne sarebbe più preoccupata. Diceva cose strane, capisco che Beck (l’apribottiglie N.d.R) non ci si trovasse bene lui. Comunque gentile è gentile, che mi tiene sempre la il portone aperto quando esco per pisciare il cane.

La puntata si chiude riproponendo l’identikit (al momento della scomparsa aveva con sè un tappo di sughero) e il numero telefonico in caso di avvistamenti in sovraimpressione. A sfumare gli applausi del pubblico, tutto in piedi, commosso dal mio attaccamento per questo ingrato apribottiglie.

11 marzo 2005

pet your friends

mi è sceso il trend come direbbe uno dei miei innumerevoli capi/responsabili ad interim (non che cambio lavoro come mutande, solo posti fisici).
Non posso lasciare incustodito il pupo che in quattroequattrotto mi si piscia addosso.

Amen. Non mi va di commentare alcunchè. Non ho lo conoscenze per esprimere opionioni su quanto succede qua intorno, figurarsi su quello di cui si parla nei notiziari.
Piove, mi metto gli anfibi. Nevica, ok, cercherò di non spaccarmi il femore. C’è alta pressione, male, mi si pezzano le ascelle. Si sparano? Ok, l’hanno sempre fatto e sempre lo faranno.

Non mi solletica neanche l’idea di recensire. Io non so recensire dischi, libri o film. Niet.
So ascoltare musica, leggere libri e guardare film. I neuroni non fanno che altro che portare informazioni su al cranio, insomma in quella zona che dovrebbe fungere da centro elaborazoni dati. Quelli del mio CED però sono dei cazzoni sfaccendati che prendono le informazioni, ne fanno una pila dietro la porta e se la dimenticano lì.

Altre volte scrivo. Lo faccio nel preciso istante in cui nell’intricato budello dei nervi, intuisco un tracciato mai percorso, dritto o tortuoso che sia, e riesco solo a immaginare di imboccarlo.

O anche: E' per questo che sto scrivendo. Sono uno di quelli che per capire le cose ha assolutamente bisogno di scriverle.
[H. Murakami]

10 marzo 2005

always (if it's possible) Coca Cola

Questa cosa della Coca-Cola bandita dall’università di Roma, ecco, non so se mi fa ridere o incazzare.
Per chi non fosse al corrente dei fatti: la lista di sinistra "Ricomincio dagli studenti" (a far ridere? N.d.B) ha presentato la proposta – poi accettata – al Senato accademico, di eliminare gradualmente dall’ateneo i distributori dei prodotti della Coca-Cola (quindi oltre alle bollicine cantate da Vasco, anche Sprite e Fanta) e degli snack più in voga, per lasciare posto a prodotti del commercio equo e solidale, quelle robe spacciate per biologiche che costano uno sproposito.

Non è togliendo la Coca dai distributori e piazzandoci i succhi di frutta al guaranà e verza dell'Angola che si cambia il mondo (e neanche con la Vodafone) e si liberano dalla schiavitù i lavoratori del paesi poveri.

Lo studente che vuole solo digerire la peperonata della sera prima o fare la gara di rutti con gli amici, uscirà dalla facoltà e si comprerà ugualmente la lattina della multinazionale alla latteria o al bar più vicino, pagandola di più e ovviamente maledicendo gli ideologi dementi che hanno partorito cotanto disegno di legge, augurando loro, infine, di soffocarsi con la dannata barretta al cacao equo e solidale.

Perchè invece che obbligare, o meglio, indirizzare in modo univoco la scelta su questi prodotti, la cui origine dal punto di vista morale è sicuramente più ineccepibile di quelli delle multinazionali, non si fa un bel banchetto a fianco dei distributori automatici standard, in cui si offrono in assaggio i prodotti del commercio equo e solidale, decantandone al contempo virtù, benefici e appagamento della coscienza che si trae dal loro consumo?
Già perchè? Perchè questi pariolini di sinistra non allungano le braccine e il loro miserrimo point of view, fino a rendersi conto che le loro iniziative sono ridicole?
Perchè ci si sbatte su queste menate pretestuose, quanto l’università pubblica Italiana è una mmerda (su quella di Roma ho la testimonianza di un amico. Non si discosta molto dalla media)?
Perchè non mi avete tirato fuori allora l'arab cola, pace al popolo palestinese?

Come l’altro post, sia chiaro che: non sono sovvenzionato dalla The Coca Cola Company. Davanti al distributore il mio dito va sempre in cerca del pulsante di richiesta Chinotto.

Dura far parte della minoranza...

07 marzo 2005

Apparizioni sparizioni. Urla che (non) ti passa

Daniele Luttazzi nel suo libercolo "101 cose da evitare a un funerale" diceva qualcosa del tipo picchiare chi applaude al passaggio della bara. Si correggeva subito: questa è da fare.
Questo ho pensato davanti alle immagini del funerale di Nicola Calipari trasmesse oggi dai tiggì.

É sparità la macchina su cui correvano verso la libertà Giuliana Sgrena, Nicola Calipari e il maggiore dei carabinieri. La prima e il terzo l'hanno trovata, la libertà, non la macchina, pur pagando lo scotto enorme di vedersi morire in braccio colui che aveva fatto tutte le trattative per salvare la giornalista, prima ancora delle ferite, quelle sanabili dal tempo e dalla medicina.
É sparito anche il telefono satellitare del funzionario SISMI, da cui si presume abbia fatto le ultime cominicazioni prima d'incontrare quell'unico colpo che gli ha dato la morte.

Gli americani insabbieranno le indagini come hanno fatto per la tragedia del Cermis. L'unica differenza è che gli sbirri del globo non erano riusciti ad imboscare la cabina della funivia in casa nostra.

A proposito di sparizioni, mi stupisce l'ennesimo furto d'arte di opere del pittore Edward Munch. Dopo l'Urlo, già sottratto in passato dal museo a lui dedicato, altre tre tele fatte saltare dal Refsnes Gods Hotel. Che ci facessero dei quadri di valore in un albergo lo devo ancora capire.
A quanto sembra, gli autori del furto sono dei giovani. Le baby-gang da quelle parti hanno fatto un bel salto di qualità: dai cellulari dei coetanei ai capolavori del pittore scandinavo.

Per rimanere in tema: sparisco anch'io per un po' dal qui presente blogghe. Una settimana o giù di lì. Devo fare cose e vedere gente. Ma passerò ogni tanto a vedere come sta il pargolo.

Au revoir a tous le monde

06 marzo 2005

Domenica bestiale

Ieri notte: E’ arrivata in Italia la salma di Nicola Calipari, il pubblico dell’Ariston si è alzato in piedi per omaggiare il funzionario morto con spirito di abnegazione e sacrificio, Giuliana Sgrena rilascia le prime interviste telefoniche e - non so come - riesce a scrivere un articolo per il suo giornale, spiegando come sono andate le cose e che in Iraq non ci poserà più piede. A breve il libro testimonianza. O anche il film-tv.

Questa mattina: Una coda chilometrica si è formata sotto l’altare della Patria, per la visita alla camera ardente. Portano un fiore, un biglietto, una medaglia, no quella la porta il nostro Presidente. Sono tutti lì in coda da ore, chissà se anche lì c’è qualche queue jumper?
Molti l’hanno conosciuto di persona (ecchecazzo dico, non era dei servizi segreti?), ma solo qualcuno ha il privilegio di poterlo dire ai microfoni di Studio Aperto che per inciso è il Male. Intevistano fra l’altro una poetessa, una bambina grassa, un conoscente e una giovane sudamericana. Tutti sono d’accordo nel definirlo un eroe.
Anche io, ma non per questo mi sparo ore di coda per posare un mazzo di fiori che verrà buttato al macero, quando ormai quasi tutti si saranno dimenticati di Nicola Calipari e la vedova dovrà iniziare a fare i conti con la burocrazia per ottenere un misero vitalizio dello Stato che gli permetta di mantenere due figli.
Intanto il Senatur grida Padania dalla finestra. O almeno ci prova.
Il Papa non ci prova neppure a leggere l’Angelus, e quella finestra mi sembra il teatrino delle marionette che avevano fatto a Natale al dopolavoro di mio padre quand’ero piccolo piccolo.

Questa è l’Italia.

L’Italia è anche quella dove vince Francesco Menga a Sanremo.
Francesco Menga era il virtuoso vocalist dei Timoria, un gruppo che ho avuto il piacere di vedere dal vivo in alcune delle mie prime esperienze live. Erano venuti alla Festa dell’Unità a suonare e io avevo perso l’orologio durante la cover di Smell Like Teen Spirit. Ero giovane e provavo piacere nel delirio liberatorio del pogo. Francesco Menga era pure giovane e oltre ai Nirvana, cantava i pezzi dei Timoria, fra cui quelli contenuti nel – per me notevole - concept-album Viaggio Senza Vento.

Oggi Francesco Menga è il vincitore della festival della Canzone Italiana e se la ride con la sua donna, pensando al botto di dischi che venderà sulla scia del successo sanremese.
La sua donna è Ambra Angiolini. Basta?

Mentre i Timoria featuring Finardi cantavano Verso Oriente, la Ambra Angiolini agitava le chiappette sulle note di Please don’t go nel baraccone lolitico di Non è la RAI.

Oggi invece la Ambra Angiolini è maturata e fa l’Opinionista sulla RAI.

Questa è l’Italia.

04 marzo 2005

Ultime da Al Jazira

hanno liberato la Sgrena.
l'uomo che la stava aiutando a scappare è stato colpito a morte, durante un conflitto a fuoco in cui, si dice, ha tentato di proteggerla. La giornalista del Manifesto è stata ferita ad una spalla e ricoverata subito. Le sue condizioni non risultano gravi.

Se esistesse il rispetto si eviterebbero i pubblici festeggiamenti nei confronti del funzionario Nicola Calipari che non tornerà a casa.
Ma si sa.

Stavo cercando di rispondere alle domande di chi vuol essere milionario (in casa mia all'ora di cena vige ormai questa mania. Oggi sono tornato a casa e mi sono trovato un vocabolario italiano da un kilo e mezzo nel posto in cui teniamo di solito il pane) e hanno interrotto il programma per l'edizione straordinaria del tg5. di solito questo significa grane. ma poi ho pensato subito: se non l'hanno uccisa, l'hanno liberata. l'hanno liberata, dice la giornalista. bene, dico io.
alle 8 l'edizione normale del tg5 ha annunciato la morte dell'agente dei servizi segreti. la minestra mi è sembrata ancora più fredda e sgradevole.

sui giovani d'oggi

Come pararsi il culo e la coscienza è un vero sballo
Sabato in barca vela
Lunedì al Leoncavallo

Manuel Agnelli giocava a fare il provocatore (provocazione rivolta proprio ai potenziali fruitori della sua musica), prima di iniziare a scartavetrare le corde: "Questa è per voi".
Il pubblico non coglieva, o forse non gliene fotteva più di tanto, già pronto com'era a pogare sotto il palco e il muro di suono delle chitarre di Iriondo e soci.

Vado su Noantri. Ci capito ogni tanto. É un blog scritto a più mani, ma il catalizzatore è tale Stefano, giornalista col vizio della prosa. Il suo ego è pompato (ma in fondo chi tiene un blog - me compreso - non dà già di per sè una manifestazione di egocentrismo?) e nutre fiducia cieca nelle proprie capacità e nella fedeltà/supporto degli aficionados.
Dicevo: il ragazzo (sui 25 se non ricordo male) scrive bene. Non risulta quasi mai banale, neppure nei contenuti. Scrive bene e lo sa.
Scrive bene anche un post su Cuba.
Niente di apertamente politicizzato, solo un riferimento veloce a Che Guevara. Il post è una una rievocazione nostaligica di un viaggio, di un'esperienza che - pare - l'ha colpito molto. Mi piace.

Ci torno qualche ora dopo e vedo una valanga di commenti.
É il putiferio. Il post - ricordo: si parla di Cuba, terreno fertile per la demagogia, indifferentemente di destra o sinistra - ha dato praticamente vita ad un forum politico.
Ecchecazzo, mi dico. Si sapeva che si andava a parare lì, uno non può vergare due righe, peraltro intime e raccolte, che subito diventa pretesto per sbandierare schieramenti, urlare slogan, accanirsi con chi ha differenti opinioni.

La verità è soggettiva, pochi cazzi. Questo non vieta di crearsi la propria, che so, credere che esistono gli extraterrestri e ti stiano comunicando attraverso il forno a micronde o che ti reincarnerai in un armadillo.
La verità è oggettiva, e ognuno ne detiene la personale proiezione limitata da paraocchi a diversa angolazione, o se non in grado di formularsene una propria, ci si può fare sempre un bel copia e incolla della verità spacciata da altri.

Mi sono buttato nella mischia, colpito dall'intensità degli interventi, più o meno autorevoli e più o meno fondati su solide argomentazioni.

Dunque, tempo zero mi hanno replicato nell'ordine:
-che sono un organizzatore di saghe di luoghi comuni.
-che scrivo post complicati
-che sono arrivato in soccorso di un altra commentatrice - mai sentita nominare prima - che aveva esaurito i colpi.

Comunismo o muerte, eh?

Ne vedo troppi di questi presunti compagni il venerdì sera a spasso per il centro storico, luogo alternativo per eccelenza della mia città.
Qualche settimana fa mi sono fermato ad osservarne uno. Era seduto sul gradino di un portone (che se avessi dovuto entrare o uscire di casa in quel momento mi sarei anche alterato. Borghese che gli tocchi la proprietà e s'incazza, eh? No, solo intollerante nei confronti di queste cose. Anche io, in passato, ho chiesto troppo al mio corpicino e ne ho pagato le conseguenze. Ma la dignità (?) o il minimo di rispetto che mi sopravvive anche quando si perdono sembianze umane, mi ha sempre portato a farlo in posti in cui la mia bile ribollente non avrebbe urtato la sensibilità di nessuno).
Dicevo, questo pischello, tipico esemplare di fauna da università umanistica, in perfetta divisa da Centro Sociale si stava vomitando bellamente sulle puma da 100 euro. Quelle scarpe stilose, presente, cucite dagli infanti tailandesi.
Ce l'ho anche io le scarpe da ginnastica (ma non puma), per carità. Ma almeno non mi professo uno che ci crede. Non rompo il cazzo a nessuno. Il tipo magari si, anche a suo padre - probabile avvocato o primario residente a C., noto quartiere IN della nostra amena provincia - per riscuotere la paghetta, che devolverà in puma da 100 euri, vestiti finto-freak e stonature che rigetterà sul suolo pubblico. E dunque sulle merdose scarpe feline.

Comunismo, consumismo. Badate, poche lettere di differenza, un oceano fra un significato e l'altro. Ma questo non ve lo devo spiegare io, vero? La teoria non vi manca. In teoria, sempre lei, siete degli straight-edge. In realtà siete dei patetici fanatici.

Ps: Giusto per chiarire, chè lo so come vanno le cose con le code di paglia. Io NON sono di destra. Perchè qua basta far crollare i vostri castelli di carte per essere tacciato di nazionalsocialismo.
La questione è molto più semplice. Non ho fiducia nella politica. Nè di una parte, nè dell'altra. E nemmeno dove sta la virtus. La politica ai giorni d'oggi è fatta solo dalle persone. E, si sa, le persone sono generalmente meschine. Le grandi idee, quelle che hanno mosso le folle, ottenuto diritti, combattuto battaglie senza usare armi, sono state tutte accantonate in nome di altre cose. Altre idee.
Quelle belle, se non tradotte in un impegno tangibile, ma imprigionate in sterili slogan da corteo non smuovono nemmeno un granello di sabbia. Provate a concentrarvi su quella briciola finita fra la barra spaziatrice e la M della tastiera pensando ai vostri eroi. Non si muove eh?


03 marzo 2005

Dimenticavo

Casaleggio Associati?
PROOOOT.

ma chi ve le finanzia queste analisi? avete caricato delle ore sulla commessa "social network dei blog italiani"? A parte che io mi sentirei un demente, dai, spiegatemelo, sono curioso di capire. Visto che ci sono, raccapezzatemi anche sul perchè il documento in pdf non si può salvare. Sono io così minus habens o la vostra pregiatissima proprietà intellettuale non è al momento disponibile in formato elettronico?
Bah. Non dico come ci sono arrivato, ma l'ho pure stampato, pensando - magari ci sono due dritte su come fare un template decente.
Meno male che inchiostro e A4s non erano miei.
Poco male, mia madre con quei fogli ci farà tante striscioline e le userà per la lista della spesa o per segnarsi i numeri di telefono. Non tutto è spreco. Neanche il vostro tempo.
Oh, sia chiaro: è tutta invidia. Del pene.

che te ne fai di un titolo (qualcuno colga la citazione, senza andare sul dannato motore di ricerca)

Questo è un pezzo di file. Byte, parole e blanks una volta formattati attentamente.
Il file originale si chiamava The last - incompiuto, data ultima modifica 02/12/2003.
Doveva essere l'inizio di qualcosa più lungo e organico.
In realtà mi venivano solo frammenti slegati, non sapevo che taglio darci, che svolta dare. La svolta è stata quella di darci un taglio, definitivo. Non fa per me. Le mie mani me lo ricordano. Non ho le unghie linde e curate di chi passa la giornata a schiacciare tasti, a presentare casi editoriali in librerie del centro o a fare/ricevere p0mpini dalla cricca dell'intellighenzia attuale (leggi blogosfera).
Meglio rifugiarsi nella mediocrità del blog, per di più un blog poco visibile. Scritto con l'inchiostro simpatico, pur non avendo niente di simpatico nè di accondiscendente. Non timido, ma neanche spavaldo. Stà lì, non sporca, non strilla, non rompe i coglioni a nessuno.

Ho già dato in pasto alcuni di questi frammenti ad allerta, perchè non buttarci anche questo. In fondo non ho voglia di sforzarmi sul presente, i preparativi del rientro mi hanno già abbastanza tediato.
Chiusa la valigia. Scese quelle scalette la vita riprende, non importa quanto freddo faccia lassù, in qualche modo ci si scalda.

45 metri quadri, abbastanza per sopravvivere, non molto per seppellircisi dentro.
Era già un passo in avanti rispetto al mono di prima, dove per una perversa legge del contrappasso catastale, annusava per tutta la notte le colpe della sua cucina disordinata e di basso profilo.
Certe sere avrebbe voluto anche improvvisarsi cuoco provetto, inventare arditi condimenti, sperimentare le avanguardie della cucina macrobiotica, rubare le ricette più in voga di piatti multietnici.
Si trovò 5 minuti dopo con le All Star ai piedi, diventate estensioni socialmente accettabili delle ciabatte, portafoglio ancorato alla natica destra, davanti all'ascensore che non arrivava mai, con la pizza da asporto presa nella pizzeria sotto casa.
Salì gli scalini a 3 per volta, col cartone che fumava invitante, quell'odore che fa sempre accendere l'invidia quando in mano ce l'hanno gli altri. La prospettiva esaltante di un pizza&birra, ma soprattutto il dispiego minimo di attrezzature per la cucina da lasciare ai posteri nel lavandino.
Unica nota negativa: il contenitore della margherita aveva un volume notevole, che poteva mettere a repentaglio il già delicato equilibrio della raccolta indifferenziata. E così, come un film visto e rivisto, sarebbe rimasto giorni e giorni per terra, quadro post-moderno non ancora appeso.


02 marzo 2005

ho tutto in testa ma non riesco a dirlo

Va', mi contraddico, cosa che mi viene particolarmente bene e porgo il commiato, ringraziando cose e persone che mi hanno permesso di non uscire di testa, dando luogo a gesti plateali, insulsi quanto inutili, come ho fatto in passato. Peccati di gioventù. Poi se mi va racconto. Ora non mi va.

In primis grazie a chi mi è stata vicina ogni santo giorno. Non glielo dico mai abbastanza, ma lo sento ogni istante. Basta che mi fermo, che smetto di fare quello che sto facendo (non sono multitasking, il mononeurone riesce a fare una cosa alla volta, talvolta pure a cazzo) e lo sento. La sento.

Poi il blog. Si, pure lui. Non è un caso che sia nato qua. Valvola di sfogo di tante serate, pagina paziente che tollera la mia incapacità e/o scarsa voglia di apprendere i rudimenti dell'HTML, come se non mi bastasse già tutto il giorno a smanettare su reti e piccì infetti.
Nato per gioco una mattina di sabato lavorativo, e perchè non faccio un blog, tanto per vedere come si fa. L'esperimento è continuato, non so dire se con risultati soddisfacenti, ma quello è in secondo piano. Me lo tengo così com'è, creatura imperfetta e incompleta, tale padre tale figlio.

Infine un manipolo di personaggi che con frequenza e intensità variabili, si è manifestata via etere. Qualcuno ha piazzato dei commenti da queste parti, altri mandano messaggi senza senso alle ora in cui la gente normale dorme da un pezzo. Già la gente normale... come se esistesse.

C'è pure un'immagine che a volte ritorna. Me l'ha mandata il Mulo anni fa. Non mi ricordo dove, ma qualche tempo fa sull'internet ho scoperto da dove proveniva. E si che di pesce ne ho mangiato e fosforo a manetta, ma memoria latitante. Si sarà adeguata al posto. Come le papille gustative, chè ora riesco a mangiare robe piccantissime senza accusare nulla. Giusto qualche problemi nell'ora della verità, quella in cui siamo tutti uguali. Non davanti alla Mietitrice, più semplicemente sul cesso. Confermo per l'appunto quanto dice chinaski.

Ah, l'immagine. L'ho messa in passato come sfondo del portatile. Era un dignitoso placebo.
L'ho ri-cercata una volta arrivato qua: ne avevo bisogno. Mi ha tenuto compagnia per settimane. Eccola

The Only Moment We Were Alone

Dunque me ne vado.
Così dicono i più informati. Cioè chi detiene il monopolio della scacchiera. Io sarei il mite pedone, se non si fosse capito. Altrimenti detto Carne da macello. Pacco DHL (non assicurato). Trasfertista perenne. Rende la fottuta idea?

Ancora qualche settimana di soggiorno forzato in questa lande desolate, in queste lande piovose più che altro. Il primo che mi parla di siccità nel Mezzogiorno lo attacco ad un pilone di cemento armato. Sotto la pioggia gelida, of course.

É prematuro fare un bilancio, una resa dei conti, un addio. Il giorno di commiato ha ancora da venire, ma vedo la fine. Finalmente.

Mi mancherà? A bruciapelo direi manco per il cazzo.
Poi penso che di altri posti, ben più lontani e indecenti, a posteriori, di mesi, anni ormai, ho anche qualche buon ricordo. I tempi che furono, per quanto duri e all'epoca interminabili, sono sempre visti con una diottria di riguardo, attenuata delicatamente dal filtro del tempo. E Panta rei (si, avevi ragione, Elli, era Eraclito) Tutto passa, l'acqua scorre e il cuore dimentica (Monsieur Flaubert) si stava meglio quando si stava peggio (ignoto, ma degno di nota).

Finisce questo esilio, ne arriverà un altro. Non si è mai liberi, checchè ne dica la Costituzione, Amnesty e il mauriziocostanzosciò. Neanche Vasco ci becca, seppure riesca ancora - per me inspiegabilmente - a riempire gli stadi.

colonna sonora: Earth Is Not a Cold Dead Place

 Posted by Hello