Figa, Sirchia, hai rotto il cazzo.
Si potrebbe obbiettare la non assoluta paternità dell’esclamazione a inizio frase (in quanto il tipico intercalare fa parte del mio idioma solo al 50%), ma se avessi usato quella delle mie parti mi sarei ripetuto. E io, anche quando sbotto, ci tengo alla sintassi...
S’è già detto tanto a proposito del fumo vietato nei locali. Anche sui blog.
Ora il ministro spaccamaroni viene fuori con l’alcol, affermando che i giovani sono tutti alcolizzati, e che tutti muoiono sulle strade perchè sono ciucchi strasi. E se non si schiantano contro i muri, moriranno comunque di cirrosi entro poco. E se non schiattano neppure per il fegato arriva lui e li abbatte con una multa rotante.
Una roba del tipo: Cosa fai? Stai bevendo dentro un locale pubblico? Non sa che è vietato bere in un locale pubblico? 100 Euro. Anzi 200, chè quella ragazza al tavolo in fondo non lo sa ancora (io si chè sono ministro della salute) ma è incinta e il figlio potrebbere diventere dipendente dalla Heineken (NdB non dipendente della società Heineken come il mio amico Carlo). Dunque, bancomat o carta?
Ora, ammesso e non concesso che il consumo smodato di qualunque sostanza, liquida, solida o gassosa che sia, non fa bene al nostro corpicino, non credo che questa demonizzazione di bacco e tabacco (manca Venere, ma mi sa che presto verrà fuori qualcosa anche su quello, come se non bastasse la posizione fuori dal tempo della Chiesa) possa portare a miglioramenti radicali della nostra marcia società.
Prendo l’esempio degli stati americani in cui è vietato comprare alcolici se sei minorenne.
Si falsificano i documenti, si prende il primo scapestrato maggiorenne per strada per farglieli acquistare promettendogli un cicchetto oppure si aspetta di andare in gita scolastica, magari in Italia e perdere i sensi sotto i nostri monumenti. Li ho visti, giuro, orde di americani sovrappeso girare in preda ai fumi dell’alcol sotto i più bei monumenti di Firenze, come se passassero davanti ad un granaio di qualche buco di culo topografico del Tennesse.
In alcuni stati, i cui governatori sono ancora più illuminati, è vietato consumare alcolici in pubblico. In pubblico s’intende per strada, o su un prato per esempio.
La "salomonica" legge t'impone più o meno questo iter: vai al tuo drugstore o seveneleven di fiducia, ti prendi la tua bottiglia di gin chimico da 5 dolla, l’avvolgi in un sacchetto di carta e vai dritto filato a casa. Solo lì sei libero di spappolarti le budella.
Molto meglio no? Nessuno vede, tutti sanno: all’apparenza sembra che la piaga dell’alcol non esista. Una piaga socialmente accettata dall’ipocrisia tipicamente americana. Perchè poi gli interessi ci sono, uh se ce ne sono.
Non si va a estirpare il problema alla radice, per esempio chiedendosi come mai ci sono tante persone attaccate alla bottiglia. No, SI VIETA.
Decidono per te, o quanto meno cercano di farlo fino a quando non si va a intaccare il privato.
Dunque il nostro ministro della Salute, si arroga il diritto di INFORMARCI su cosa fa bene e cosa no, non limitandosi alle campagne pubblicitarie (quelle viste finora porterebbero all’anonima alcolisti anche un astemio) o a ricerche serie per capire il disagio – ammesso che si possa parlare di disagio – dei giovani e quindi prevedere l’abitudine del bicchiere con campagne di sensibilizzazione.
Esistono comunità per ex tossicodipendenti, non so quante ce ne siano per ex-alcolizzati.
Di questo passo, per assurdo, si potrebbe arrivare a vietare le vendita di alcolici nei locali pubblici. Già me li vedo i ragazzini che fanno il pieno alla Coop per organizzarsi il weekend, alla faccia delle consumazioni da 5 euri al vetro di oggi.
Proprio come quelli che ho visto sabato pomeriggio al supermercato, mentre scandagliavano i rispettivi portafogli per la colletta, valutando allo stesso tempo il miglior rapporto gradi/prezzo davanti allo scaffale delle birre. Che tenerezza...
Immagino mio nonno, 94 compiuti da poco, una lucidità che mi dà parecchi punti, che guarda perplesso l’etichetta sulla bottiglia del suo vino, lo stesso rosso un po’ spumoso che beve probabilmente da 89 anni e si chiede come mai abbiano stravolto il proverbio in dialetto.
chi n’beva, mora è la versione originale che ho trovato su un bel libro scritto da Luigi Paraboschi.
Quella del ministro, senza negazione , diventerebbe simile a quella che già compare sui pacchetti di sigarette: Chi beve muore.
É vero, molti degli incidenti stradali sono causati da gente che si è imbenzinata a manetta e ha pensato bene di piazzarsi al volante per tornare a casa.
Da quel poco che ho visto in altri paesi, i giovani (ma non solo) escono nel weekend e bevono. Chi più, chi meno. In certi stati davvero tanto.
La differenza è che chi beve non guida. A turno, uno evita, così riesce a portare a casa il resto dell'allegra brigata.
Oppure si prendono tutti un taxi. Si, i taxi, in altri posti del mondo i taxi li trovi a tutte le ore e per portarti da una parte all’altra della città non ti chiedono un bonifico.
Non so quanto derivi dal buon senso, estraneo al popolo italico, e quanto dalla severità con cui la legge all’estero castiga i piloti storti. S’ha da studiarci su sta cosa.
Per confermare che quelli “dal sass” la sanno lunga, ve ne regalo ancora due, sempre prelevate dal suddetto libercolo.
Non tutti potranno apprezzare la saggezza e semplicità di queste poche parole in dialetto, ma assicuro, ce n’è tanta.
Vein bon, fa sangu bon
E infine, per chiudere in bellezza (e facendo riferimento all'intro)
I cuion i’enn car a tutt i pressi