27 febbraio 2005

it can't rain all the time una sega.

piove si, piove governo ladro.
piove e sono barricato in questi 4 metri quadri.
sparato a tizi pigiando il tasto sx del mouse. visto la tigre e il dragone in dvd. si easuriscono le cose da fare, perchè, ammettiamolo, non sono nel mood di scrivere nè di leggere. che ce l'avrei anche un input.txt in cui ho buttato giù alcuni spunti (sputi) per scrivere qualcosa, ma non so se lo farò su (per) questo blog. non lo merita. e non lo meritate neanche voi. chè già se ne leggono abbastanza di cose pessime su questa vischiosa rete delle reti.
esclusa anche la pippa che indebolisce la vista (non è vero, già alle elementari mi avevano messo gli occhiali e io all'epoca non mi sarei mai immaginato di toccarmi il pistolino con propositi ludici) mi posso dedicare al look.
ecco, ho trovato.giro di vite alla giornata

mi metterò a turno e in diverse combinazioni tutti i vestiti che ho in questo misero guardaroba, un guardaroba grande come una valigia rigida. farò delle sfilate davanti allo specchio e mi voterò per l'accostamento migliore, stringendomi la braccia intorno alle spalle alle finali e mettendomi a piangere quando mi consegnerò la fascia e la corona (il tutto realizzato con un rotolo di carta igienica). farò anche un discorso sotto il flash degli autoscatti. subito dopo correrò in ufficio stampa (il bagno) per vedere e scegliere in anteprima le foto appena scattate, quelle buone, da mettere il prima pagina domani.
ci sarà magari bisogno di fare uno zoom per mostrare la dicitura che reca la fascia.

zoom. zoom. destra. ok, a fuoco.

miss casso (il cazzo) 2005.

25 febbraio 2005

dove il sole va a morire

buttiamolo sul classico. tramonto. da giro-limone, come direbbe qualcuno.
a me ricorda solo una parola che imparai in una delle prime trasferte: homesick. mi piacque fin da subito. in effetti c'è qualcosa che ricorda la malattia. pallore e stato d'animo ci sono, quelli sicuro. checchè se ne dica.

ps: ho scoperto che se pigio enter sul programmino che appende le immagini, non mi va a capo il testo come pensavo di fare, ma più banalmente crea il post. Ecco perchè il testo per magilla spariva e magari mi trovavo du post identici.
Mi cospargo il capo di guano di fronte alla mia ignoranza. Piano piano crescerò. E dovrò comprare un letto più lungo.
 Posted by Hello

vie di fuga

boh. mica si capisce quante ne ho sparate sul blog. imparerò, all'inizio anche con la fotocamera digitale ci scappavano le sequenze per i paesaggi. Posted by Hello

24 febbraio 2005

work in progress

riprovo. non ci capisco una sega con sto softuer.

pagina tecnica di trasmissione. prima immagine trovata per cui non provare imbarazzo. e senza volerlo rende anche l'idea.
PS_update: ora che ho capito come funge mi sa che non ce ne piazzerò altre o quasi, chè non è mica l'album delle figurine panini questo. Magari lo fosse...comunque era solo per dimostrare che hello non è poi così una chiavica e neanche io ;-)

23 febbraio 2005

Hic manebimus optime

Non che io sappia il latino. Nella mia tecnocraticissima scuola era considerato lingua morta e sepolta, buona per trovarci i vermi da usare come esca. Quindi non si faceva.

Questa frase l’ho beccata da un libercolo della Rizzoli, un’edizione fuori commercio che il mio ex libraio di fiducia mi aveva rifilato. Forse con la speranza di non vedermi più, visto che ogni volta lo mettevo in crisi col mio foglietto su cui scrivevo titoli di edizioni fuori commercio, di editori falliti, di autori sconosciuti probabilmente anche al loro editore.
Il mio ex libraio non è ex perchè si è suicidato per la frustrazione. Non ci passo più, tutto qua.
Se cerco qualcosa m’infilo in qualche spaccio della cultura, una Feltrinelli o una Fnac a caso. Grande, fornita e fredda quanto basta.

Perchè poi mi presentavo con questo pezzo di carta, quando avrei potuto studiarmi preventivamente i dati del volume ricercato?
Boh, forse perchè quando mi trovo davanti ad un commesso vado sempre in agitazione; nel momento in cui devo chiedere qualcosa, o ordinare da bere e/o mangiare, ecco, mi assale il timore di impappinarmi, specie se tengo particolarmente a quella cosa, o nel caso di cibi e bevande saporite, se già me li pregusto.
Figurati se devo chiedere un titolo che talvolta io stesso non sono sicuro che sia mai esistito. O qualche nome strano, straniero magari. Ci si piazza sotto il naso il foglietto strappato dal quaderno e il gioco è fatto.

Così feci negli anni di lettura matta e disperatissima, tesa a compensare quello che l’istruzione superiore non poteva darmi. Che anelava ad una vita che in realtà aveva ragione di esistere solo annusando il profumo della carta stampata.

Tondelli, Kerouac, Murakami, De Carlo, Coupland, Bukowsky. Alcuni dei “classici” per un rejected teenager degli anni ‘90. Quasi rido al pensiero di quanto entusiasmo e coinvolgimento mi dava la lettura di questi signori.

Ora faccio fatica a leggere la data di scadenza del latte. Passo le serate a rincoglionirmi davanti al pc. A scrivere in (o per) un blog. Una roba senza la benchè minima dignità. Che non dà alcun valore aggiunto alla mia permanenza sulla crosta terrestre nè al mio concetto di persona.
Una trasposizione moderna di un diario adolescenziale. Una fanzine sfigata. Il giornale di un Collettivo composto da un solo attivista. O il cazzo che è.

Attivista ho detto?

Così ascolto musica e scrivo. Scrivo e ascolto musica.
Esausto e rappreso mi ripongo nella vaschetta (o branda), sperando che venga qualcuno a tirarmi su il lenzuolo e il copriletto, fino a coprire il volto, come quando ero piccolo.
Per un attimo mi sentivo morire di claustrofobia, ma era una bella sensazione: sapevo che un istante dopo mi avrebbero scoperto di nuovo per rimboccarmi meglio le coperte. Un istante dopo le candide tenebre delle lenzuola, ci sarebbe stata la fioca luce del corridoio. Un istante dopo qualcuno mi avrebbe dato la buonanotte, posando un bacio lieve sulla mia nuca di bambino.

Un istante dopo sono qua. E si dice che ci staremo benissimo.

Soundtrack:
Gravity decides
No need to worry

21 febbraio 2005

on the road (sky) again

Fanculo blogger che mi ha fatto fuori il post.fanculo era quasi finito.

Dunque si paga lo scotto del paraculo al check-in che mi aveva piazzato in prima fila, per la somma gioia delle mie articolazioni.

un'ora e venti di ritardo a roma, e meno male che a roma non sono pezzenti come a milano e ci sta l'internet point aggratis per i possessori di biglietto della compagnia di bandiera nazionale.
Grazie alitazza che mi fai scrivere post di prima (più o meno) mattina. Però vedi di non ritardare il volo quando torno, che lì mi altero davvero.

Quindi scrivo e ascolto radiorock de roma, che mi propone un anthem d'annata (Black) dei Pearl Jam, i System of Down in modalità acustica e poi vira paurosamente verso sonorità più calde, piazzando il Bobbo mastro cannaiolo giamaicano e i nostri Almamegretta.

Invece nel weekend sono passato davanti ad un negozietto di dischi e non ho resistito alla tentazione di quell'album in vetrina a prezzo speciale.
Sono così entrato in posseso di Welcome to sky valley, album dei Kyuss di circa 10 anni fa. Spero che valga almeno la metà di quando lo desideravo allora. E poi buon sangue non mente.
Per il resto il weekend è stato freddo, piovoso ma piacevolissimo, ma quelli sono emeriti cavoli miei e della personcina con cui l'ho passato. Cavoli nostri insomma.

Vi lascio su questo pezzo dei ragazzi bestiali, Sabotage, l'ideale per riprendersi dalla sveglia alle 5. Quella davvero bestiale.

a presto. forse che si, forse che no

update: quasi 4 ore di ritardo. L'alitazza e' il male. per fortuna che avevo il rock. La gente che non ce l'aveva se l'e' presa con la povera tipa in divisa verde.

Ora ripiombo nell'oblio lavorativo, consapevole del mio destino infausto. Countdown to freedom.

17 febbraio 2005

holidays are nice

sento i Sophia, il gruppo che canta nello stesso album Oh my love e I left you. Questo mi piace. Non sto a motivare con recensioni e analisi e confronti, chè di gente più adatta per farlo al posto mio, ce n'è quanta ne vuoi (alcuni sono qua a fianco, prego si accomodino).

A me basta sentirla, così come la mattina, mentre vado a lavoro, alzando volume e chiappe dal sedile, ascolto questi versi altrettanto pieni di innato romanticismo.

The roof the roof the roof is on fire
The roof the roof the roof is on fire
The roof the roof the roof is on fire
We don't need no water let the motherfucker burn
Burn motherfucker burn

Il modo migliore per iniziare una serena giornata di lavoro e rapporti interpersonali.

torno la settima prossima. con buone nuove sul fronte occidentale e anche settentrionale. almeno spero.

15 febbraio 2005

welcome back

l'ho scoperto con un po' di ritardo. in fondo non ci passavo quasi piu', ormai rassegnato alla chiusura totale.

Oggi, si vede che il cazzeggio post-lavoro era esponenziale, ci sono passato sopra. Il puntatore e' diventato manina. La mia (manina, s'intende) ha azionato il pulsante sinistro di questo triste mouse aziendale. Sorpresa. Il post di giugno scorso, il cui titolo suonava ancora piu' beffardo (mongoloid), non era piu' in cima.

Mi piacerebbe pensare che, come lui mi ha suggerito di aprirne uno quando ci salutammo (cosa che non feci subito. passarono mesi e citta', facce e stati d'animo, con pochi punti di riferimento), il leggere la mia pagina, acerba in forma, sostanza e cronologia, l'abbia invogliato a scrivere.
Credo che non sia cosi'.
Ovvero: so che passa ogni tanto (lo so che leggi e non ho bisogno di inventarmi i commenti. Hang the blogger!), ma so anche - immagino almeno - che abbia comunque sempre scritto. Il fatto che abbia ripreso a farlo sul blog non puo' che farmi piacere.

Non ti chiedo di piazzare link e commenti, so che non e' da te. Pero' vorrei poter rileggere l'archivio, la versione 1.0. C'e' anche un po' di me dentro e qualche volta ho bisogno di ricordarmi dove mi trovavo. E forse chi ero.

update:tempo di resurrezioni eccellenti. è tornata anche Sonechka. Più in forma e autoironica che mai, si ricorda anche la password di blogger nonostante le 31 primavere suonate ;-)
Bentornata anche a te.

ta ta ta ta ta ta ta

esci dal gioco - vuoi veramente uscire?
i tasti suggeriscono si o no.
Manca - a mio modesto parere - l'opzione Manco per il cazzo. La proporrò alla software-house, caso mai esca un secondo capitolo.

Se potessi ci passerei la notte a sparare a sti tizi, identificandoli ora con i forestali (me la sono legati al dito, veh) ora con un po' di tizi con cui ho a che fare a lavoro.
Anche al blog, ma quello non lo centro di sicuro.
Mirino impostato a 3X e via di balestra, col dardo piazzato in mezzo agli occhi. Silenzioso e abbastanza pulito.

Vabbè. Sogni insulinici, che oggi siamo stati tutti più buoni.
E' Natale quello? Ah, ok. Mi sembrava, con tutto il cioccolato che girava..

13 febbraio 2005

lunedì all'alba, quando sono partito ho visto di sfuggita un amico, ma lui non mi ha notato.
Era in un'altra coda per fare il check-in, non l'ho chiamato chè era troppo lontano, troppo presto e la gente intorno portava troppe cravatte per tollerare una carrambata. In un attimo s'è disfatto del bagaglio e ha preso di corsa la direzione degli imbarchi, dove speravo di poterlo almeno salutare.
Niente. Volatilizzato. Sembrava avesse preso un aereo invisibile, la ghost-track del tabellone partenze.

Costui una sera, fuori dal solito locale di ritrovo, prese a correre sotto i portici e diede un cinque volante ad un tizio mai visto prima. Il tizio glielo restituì, ma rimase di sasso, così come gli amici che erano rimasti indietro. Lui continuò a correre leggero, dimenticandosi dei suoi compagni di bevuta e forse di abitare su questa Terra.

Mi è spiaciuto non gridare il suo nome e avvicinarsi e stringersi la mano, ma non nel modo rigoroso e secco delle persone adulte.
Mi sono sentito vecchio, formale, preso dai ritmi di una vita scandita dagli spostamenti, viaggi che non sono più il fine, ma il mezzo per raggiungere qualcosa. Sia esso la gratificazione, il rispetto, la tranquillità economica o altro, non lo so.

Questo glielo dedico, anche se non leggerà. Se leggesse, saprebbe cos'è.
E forse io mi sentirei meno vicino alla prospettiva ventilata nell'ultimo periodo qua sotto.

Si trovava in un bosco. Era proprio un bel boschetto di castagne. Più altri alberi per cui non aveva un nome. Alberi.
Il suolo era un tappeto di ricci, calpestati, aperti e chiusi. Casseforti violate di quel frutto, alimento povero s’imparava a scuola. Ma allora perchè un cartoccio di caldarroste costava come il biglietto del cinema? Questo si chiedeva, mentre sdraiato sul telo dava golate corte e frequenti alla lattina di birra.
Si chiedeva anche se avrebbe ancora bevuto una birra steso in un bosco, anche se quello non era proprio un bosco, più un’insieme di alberi disorganizzati ma ostili all’avanzata della periferia.
La birra era ormai tiepida, quasi a quella temperatura che “la bevo giusto perchè è una birra”.
Era comunque romantico berla sotto i castagni, col sole a far capolino fra le fronde, mentre il suo amico aveva preso un sentiero con un libro di botanica in mano, alla ricerca – diceva – dell’identità ambientale di quell’angolo di verde.
Pensava: non è il massimo della vita.
Ma sempre meglio che tirare fuori una lussuosa doppio malto da un enorme frigorifero comprato al centro commerciale coi finanziamenti. Senza amici e senza dover strizzare gli occhi quando un raggio di sole indisciplinato passava in mezzo all’intrico di foglie e agli ultimi ostinati ricci.


ps: mi è venuto il dubbio, confermato poi da una veloce ricerca su google: la castagna è il seme del castagno. Il frutto - guarda te - è il riccio che la protegge.

12 febbraio 2005

will you smill again

ho le mie buone ragioni per passare del tempo non quantificato davanti al media player con tanto di effetti grafici a schermo intero. quelli più da trip, se devo precisare.
Il monitor fa vorticare in maniera random gli effetti grafici della famiglia della Batteria. Hanno nomi assurdi, tipo Green is not your enemy. Per gli amici Verde Matematico. Quelli che li hanno programmati ci sono rimasti troppo davanti, non si spiega altrimenti. E anche io in fondo, ne ho abusato stasera, nonostante sia mia dovere morale giustificare la pregiatezza dell'update alla versione 10. Con quello che c'ho messo a tirarlo giù col merdoso 56k.

la camere buia. i colori che girano impazziti sul 15 pollici TFT. forse delle stelle lì fuori dalla porta-finestra che lascio socchiusa per far filtrare fuori il fumo dell'ultima paglia. quella della buonanotte. le stelle sembrano non lamentarsi. almeno loro.

have a nice dreams

10 febbraio 2005

A volte vorrei essere Charles Bronson. O tutto il contrario.

si, sono coerente come un sunnita ubriaco che uscito dal bordello si sta mangiando un panino con la porchetta.
Non ho resistito. Il blog è un fido compagno di questi momenti morti. In cui le persone dormono o mangiano o bevono o escono insieme.

Queste cose sono state tenute in circolo per un po'. Spero che non siano scadute. In ogni caso fate un refresh. F5, non fa mai male.

lunedì ho letto questo sul giornale preso prima di sedermi sul mio seggiolino, lato finestrino (always window).
E mi sono indignato (sì, m'indigno anche io. Poco, perchè in genere me ne batto di tutto e di - quasi - tutti). Ma in fondo si sa, i francesi...

But all the world is village.

Così ho letto anche questo e quest'altro e lì mi sono proprio incazzato.

Voi c'avete capito qualcosa? Da che parte state? Siete così? Ma così come? Io, boh.

Spero non come questi, comunque.

Conversazioni preziose

Ero in ufficio a farmi i cazzimiei. Prima di pranzo, in attesa del mio socio per andare a farsi un panino e una birra.
Arriva ‘sto tipo, l’ultimo assunto del posto. Non certo un razzo nel reparto cervello. Però insomma, tollerabile. Fino ad oggi.

Come se riprendesse un discorso iniziato prima, mi fa – A., a te piace la dance?
Io m’irrigidisco. Deglutisco.
No.
Sorrido per compensare il rigor mortis che mi ha colpito.
Ma non la house, dico, la commerciale. Quella bella.
Mi chiedo se ce ne sia anche una più brutta. Non riesco ad immaginarla.
No...non fa per me.
Ma, dico, non ti dà nessuna emozione quando sei vicino alla cassa in discoteca e senti i bassi? (mima con la mano un ritmo tunz-tunz)
Vorrei dirgli che mi darebbe solo il vomito. O chiari sintomi di epilessia. Ma mi sa che non sappia nulla di questa epilessia. Potrebbe pensare al sangue dal naso. Il suo, se continua ad importunarmi.

E invece rispondo – Guarda....io in discoteca non ci vado. Zero emozione quindi. Scuoto la testa, magari capisce meglio.
Il ragazzo insiste, ha la tenacia bovina di un testimone di Geova che ti vuol convertire e portare nei 144mila che si salveranno.
E che musica ascolti allora? La musica che passano in radio, quella più tranquilla?
Inizio a spazientirmi. Autocontrollo. Cerca di spiegarti senza confondergli troppo le idee.

Senza, soprattutto, dargli la possibilità di guardarti in seguito come un essere strano e meritevole di schifata compassione.
In fondo è lo stesso che mi ha chiesto se quando sono andato in Germania a fare un corso di specializzazione (tenuto in inglese, visto che l’idioma crucco è ostico ai più) capivo quello che mi dicevano.
Ma va’, sono andato per 5 settimane ad un corso spesato dalla mia ditta e non capisco una cippa d'inglese che sia una. Però le figure le capisco e ho bevuto un sacco di birre con dei camionisti tedeschi...mah.
É sempre lo stesso che – sempre a propostito della lingua d’Albione - diceva più stupito che incarognito, che quando frequentava l’università, la docente del corso d’inglese, alle sue lezioni, minchia, quella stronza s’era permessa di parlare solo in inglese. Guarda te che metodi. Mi chiedo come mai abbia mollato l’università e si sia trovato un bel lavoro stimolante e gratificante come il suo.

Colleziono la forza zen necessaria per rispondere chiaro&semplice. Scandisco pure le parole.
Guarda, non è che c’è solo bianco e nero. Ci sono mille sfumature di grigio in mezzo. Ci sono altri generi di musica oltre alla commerciale e al pop delle radio nazionali. Chia-ro e sem-pli-ce, no.
Non mi dire che sei un metallaro?!
Detto come si potrebbe dire: Non mi dire che sei un pedofilo-satanista-scippatore drogato di vecchiette-e peggio di tutto questo semplicemente un metallone sfigato.

Sono rassegnato. Lui no.

Cioè...Prezioso, l’hai mai sentito? Non ti piace Prezioso...fa pezzi troppo belli.
Oh, cazzo se mi piace, ho tutti i suoi album, anche l’unplugged, il live ai BBC studios e un bootleg di jam sessions con Fargetta.
Mmm...l’ho già sentito nominare, ma non penso che mi piaccia.
Si, ma se la tua ragazza vuole andare in discoteca, cioè, ti dice, voglio andare in discoteca, come fai?
Sospiro. Ringrazio Iddio che la mia ragazza non vuole andare in discoteca perchè le fa schifo almeno quanto me. Glielo dico.
Gli riferisco anche che il Medioevo è passato da un pezzo e se la mia donna avesse il desiderio impellente di dimenare il bacino con fare lascivo e mulinare le braccia in mezzo ad altri 1000 corpi sudati e impasticcati al ritmo di Prezioso, beh, cazzo, dovrebbe conoscermi e rispettarmi abbastanza da risparmiarmi la richiesta di accompagnarla. Ci vada con le sue amiche. Questo gli dico.

Spero che il discorso sia arrivato forte e chiaro, chè vorrei chiudere questa conversazione surreale e riprendere i miei amati cazzimiei.
Mi hai sentito forte e chiaro o ti sei sfondato anche le orecchie oltre al cervello con la commerciale sparata a 100 decibel?

Strano...io metto la commerciale alle feste (delle medie? N.d.@) e le ragazze ci perdono la testa, anche quelle giovani.
– I gusti son gusti. A te piace quel genere, a me no.
Spero di anichilirlo con questa perla di banalità, un luogo comune letale che sancirebbe la fine di qualunque conversazione fra due ominidi.
Ci pensa un attimo su. Forse tentenna. Dai, cazzo, tentenna e sparisci.
Cioè...ma allora che musica ascolti?
Invece no. Non demorde proprio.
Guarda, non si può definire con un nome. Mi piacciono tanti generi (ma non la commerciale e la roba tranzilla della radio), se vuoi domani ti porto qualcosa e ti faccio sentire.

Non mi sembrava molto convinto. Si è allontanato un poco e ha messo un CD masterizzato sul piccì delle mail. Ha acceso le casse ne è venuta fuori una musica orrenda. Non trovo altre parole per descriverla.

Non potendo più riprendere i miei amati cazzimiei per il polpettone sonoro in circolo per l’ufficio, pensavo con che cosa vendicarmi domani. I wanna be your dog rifatta dai Sonici Youth? O una flebo di Sigur Ros. Il Tom Waits più ubriaco,se possibile? O le urla della bassista giappa nell’ultimo dei Blonde Redhead. Il muro di suono degli Hellacopters?

Si accettano consigli.

07 febbraio 2005

Son qua per vedere quanti casini ho piazzato editando il template in maniere del tutto incosciente. E’ proprio vero che non si è mai soddisfatti.

Colgo l’occasione per comunicare che il blog si prende un periodo di (non meritato) riposo. Devo riordinare la camera, le idee e farmi passare ‘sto dannato mal di testa. Non posso neanche dare colpa ai postumi dei festeggiamenti, chè siamo stati bravi bravi.
Continuerò a scrivere, come ho sempre fatto, ma non in funzione di pigiare un bottone e pubblicare lo sfogo estemporaneo. Di cose che mi frullano ce ne sono, uh se ce ne sono.

Caro blog spero di rivederti quando ne avrò un po’ più voglia.
Spero di rivederti anche perchè qua tira una brutta aria negli ultimi tempo.
Hanno provato a fare secco uno che dirigeva le scimmie, dove faccio il mio sporco lavoro (ma qualcuno deve pur farlo).
Facile che una scimmia non l’abbia presa bene di fronte ai suoi metodi non proprio improntati alla tanto declamata etica aziendale. O anche no.
Comunque il tipo era in macchina e ora è collegato ad una macchina. C’è un bel salto di qualità, direi.

Nel frattempo come mi suggerisce il Mulo chiederò l’indennità e un giubbottino antiproiettile ai quei parassiti che mi vogliono martire della tecnologia.

torno presto, ma non troppo.

acari© (eheh)

03 febbraio 2005

0voglia

voglia di scrivere sul blog. voglia di dare testate sul muro.
voglia di gridare ci sono anch'io. voglia di cancellare inosservato tutto: post, template, link e commenti.
voglia di dire di questo film, voglia di pensare che chissenefrega.
voglia di sfogliare la rubrica. voglia di gettarla via e chiudermi dentro il ripostiglio.
voglia di vivere. voglia di esistere controvoglia.
voglia di razionalizzare dove non si può razionalizzare. voglia di dare le testate sul muro.
voglia di telefonare per litigare. voglia di stringerti in silenzio per 4 minuti.
voglia di pace nel mondo. voglia di vederlo compiaciuto andare a puttane.

voglia di andare a dormire. è l'unica cosa che mi viene bene. da fare. in questo preciso istante.

perchè me ne sto qua allora