Ero in ufficio a farmi i cazzimiei. Prima di pranzo, in attesa del mio socio per andare a farsi un panino e una birra.
Arriva ‘sto tipo, l’ultimo assunto del posto. Non certo un razzo nel reparto cervello. Però insomma, tollerabile. Fino ad oggi.
Come se riprendesse un discorso iniziato prima, mi fa – A., a te piace la dance?
Io m’irrigidisco. Deglutisco.
– No.
Sorrido per compensare il rigor mortis che mi ha colpito.
– Ma non la house, dico, la commerciale. Quella bella.
Mi chiedo se ce ne sia anche una più brutta. Non riesco ad immaginarla.
– No...non fa per me.
– Ma, dico, non ti dà nessuna emozione quando sei vicino alla cassa in discoteca e senti i bassi? (mima con la mano un ritmo tunz-tunz)
Vorrei dirgli che mi darebbe solo il vomito. O chiari sintomi di epilessia. Ma mi sa che non sappia nulla di questa epilessia. Potrebbe pensare al sangue dal naso. Il suo, se continua ad importunarmi.
E invece rispondo – Guarda....io in discoteca non ci vado. Zero emozione quindi. Scuoto la testa, magari capisce meglio.
Il ragazzo insiste, ha la tenacia bovina di un testimone di Geova che ti vuol convertire e portare nei 144mila che si salveranno.
– E che musica ascolti allora? La musica che passano in radio, quella più tranquilla?
Inizio a spazientirmi. Autocontrollo. Cerca di spiegarti senza confondergli troppo le idee.
Senza, soprattutto, dargli la possibilità di guardarti in seguito come un essere strano e meritevole di schifata compassione.
In fondo è lo stesso che mi ha chiesto se quando sono andato in Germania a fare un corso di specializzazione (tenuto in inglese, visto che l’idioma crucco è ostico ai più) capivo quello che mi dicevano.
Ma va’, sono andato per 5 settimane ad un corso spesato dalla mia ditta e non capisco una cippa d'inglese che sia una. Però le figure le capisco e ho bevuto un sacco di birre con dei camionisti tedeschi...mah.
É sempre lo stesso che – sempre a propostito della lingua d’Albione - diceva più stupito che incarognito, che quando frequentava l’università, la docente del corso d’inglese, alle sue lezioni, minchia, quella stronza s’era permessa di parlare solo in inglese. Guarda te che metodi. Mi chiedo come mai abbia mollato l’università e si sia trovato un bel lavoro stimolante e gratificante come il suo.
Colleziono la forza zen necessaria per rispondere chiaro&semplice. Scandisco pure le parole.
– Guarda, non è che c’è solo bianco e nero. Ci sono mille sfumature di grigio in mezzo. Ci sono altri generi di musica oltre alla commerciale e al pop delle radio nazionali. Chia-ro e sem-pli-ce, no.
– Non mi dire che sei un metallaro?!
Detto come si potrebbe dire: Non mi dire che sei un pedofilo-satanista-scippatore drogato di vecchiette-e peggio di tutto questo semplicemente un metallone sfigato.
Sono rassegnato. Lui no.
– Cioè...Prezioso, l’hai mai sentito? Non ti piace Prezioso...fa pezzi troppo belli.
Oh, cazzo se mi piace, ho tutti i suoi album, anche l’unplugged, il live ai BBC studios e un bootleg di jam sessions con Fargetta.
– Mmm...l’ho già sentito nominare, ma non penso che mi piaccia.
– Si, ma se la tua ragazza vuole andare in discoteca, cioè, ti dice, voglio andare in discoteca, come fai?
Sospiro. Ringrazio Iddio che la mia ragazza non vuole andare in discoteca perchè le fa schifo almeno quanto me. Glielo dico.
Gli riferisco anche che il Medioevo è passato da un pezzo e se la mia donna avesse il desiderio impellente di dimenare il bacino con fare lascivo e mulinare le braccia in mezzo ad altri 1000 corpi sudati e impasticcati al ritmo di Prezioso, beh, cazzo, dovrebbe conoscermi e rispettarmi abbastanza da risparmiarmi la richiesta di accompagnarla. Ci vada con le sue amiche. Questo gli dico.
Spero che il discorso sia arrivato forte e chiaro, chè vorrei chiudere questa conversazione surreale e riprendere i miei amati cazzimiei.
Mi hai sentito forte e chiaro o ti sei sfondato anche le orecchie oltre al cervello con la commerciale sparata a 100 decibel?
– Strano...io metto la commerciale alle feste (delle medie? N.d.@) e le ragazze ci perdono la testa, anche quelle giovani.
– I gusti son gusti. A te piace quel genere, a me no. Spero di anichilirlo con questa perla di banalità, un luogo comune letale che sancirebbe la fine di qualunque conversazione fra due ominidi.
Ci pensa un attimo su. Forse tentenna. Dai, cazzo, tentenna e sparisci.
– Cioè...ma allora che musica ascolti?
Invece no. Non demorde proprio.
– Guarda, non si può definire con un nome. Mi piacciono tanti generi (ma non la commerciale e la roba tranzilla della radio), se vuoi domani ti porto qualcosa e ti faccio sentire.
Non mi sembrava molto convinto. Si è allontanato un poco e ha messo un CD masterizzato sul piccì delle mail. Ha acceso le casse ne è venuta fuori una musica orrenda. Non trovo altre parole per descriverla.
Non potendo più riprendere i miei amati cazzimiei per il polpettone sonoro in circolo per l’ufficio, pensavo con che cosa vendicarmi domani. I wanna be your dog rifatta dai Sonici Youth? O una flebo di Sigur Ros. Il Tom Waits più ubriaco,se possibile? O le urla della bassista giappa nell’ultimo dei Blonde Redhead. Il muro di suono degli Hellacopters?
Si accettano consigli.