20 ottobre 2009

3.7.69 e' un titolo invero figo


comunicazione di servizio, altrimenti detta marchetta.

Un amico ha appena pubblicato un libro.
Ne aveva gia' scritto - in realta' era uno dei due coautori - un altro, che detengo regolarmente e di cui avevo parlato qua.

Non sto a tirarla per le lunghe, se avete il rock compratelo (e leggetelo, sono fatti per quello).
Altrimenti niente, basta che non glielo chiediate aggratis a lui. No, proprio non si fa ;-)

29 settembre 2009

quattro mani is megl che uan

Anche quest'anno mi sono fatto tirare dentro all'iniziativa di Remo. E anche quest'anno ho partecipato con Roberta.
Rispetto all'anno scorso siamo stati piu' rapidi e indolore, presi com'eravamo dai nostri nuovi piccoli impegni (il suo in dirittura di arrivo).
Il risultato risente visibilmente della fretta, sia in fase produttiva che in quella di editing, ma forse, anche perdendoci piu' tempo, non sarebbe venuto fuori molto meglio (parlo della mia parte, eh).
Che poi l'importante per me e' solo il fun fun fun. E io tutto sommato, a scrivere delle cagate mi diverto ancora.

21 settembre 2009

A S.

Non e' che non volessi scriverti. E' che in generale non scrivo piu', risucchiato come sono dalla quotidianita', faticosa e routinaria.

Ci ho pensato spesso, sai. Anche E. me lo ha (ri)chiesto qualche volta: perche' non ne scrivi. O meglio: perche' non ti scrivo.

Non saprei perche' non l'ho fatto, neanche in separata sede.
Paura del confronto forse, fra l'ora e il poi. O quello fra me e te. Ora e' facile, non ce n'e' ancora praticamente, di confronto.
E' unidirezionale, come atomi d'aria sparati nella galleria del vento addosso ad una forma particolarmente affusolata, facciamo una coupe' con basso coefficiente di resistenza aerodinamica.
Non me intendo molto di macchine, non mi piacciono. Fino a qualche anno fa non prendevo in considerazione mezzi che avessero piu' di due ruote, poi sappiamo come e' andata (ci starebbe quasi il link, eh. E tanto che ci siamo mettiamone un altro, tanto per autocitarsi ancora un po'. Tra l'altro, in quest'ultimo, si parla in un certo senso anche di te).
E adesso - pensa tu - sto valutando quale modello e' meglio prendere in funzione di noi non piu' due, in sostituzione della gloriosa peugeot tre porte che ci ha portato a spasso finora.

Quando sei arrivata, Eluana Englaro stava per andarsene. In quei giorni frenetici, avanti e indietro all'ospedale, saltavo fortunatamente l'appuntamento coi media tradizionali, in cui un caso umano e intimissimo come la (non)vita di una figlia diventatava un bieco scontro politico e/o ideologico. Cercavo di farmi un'idea da solo, magari leggendo qua e la' sul web.
E pensavo: sei arrivata, sei l'esempio trionfante della vita. Ma quella, intendo quella di Eluana - e per riflesso quella di Beppino Englaro - si poteva definire vita? Qualcuno - un Ferrara, o un esponente del clero, uno a caso - avrebbe potuto prenderti come manifesto tangibile e commovente per i diritti umani, gli stessi che qualcuno - un Ferrara, o un esponente del clero, uno a caso - pretende di imporre anche a chi non la pensa allo stesso modo.

Io invece non ti ho preso come manifesto. No, ti ho preso e basta, in braccio, avvolta in quella specie di copertina ospedaliera, che chissa' quanti cicli avvolgimento - sterilizzazione aveva gia' fatto.
E ho pensato che eri un po' troppo scoperta - copertina a parte - per le brutture del mondo: enrico papi e i bestseller, i nani da giardino e quelli a reti unificate, le magliette dentro ai pantaloni (cit.), le oblique pisciate canine sull'asfalto fra le quali dover fare zig-zag col passeggino e tanto altro che non mi veniva al momento in mente, preso com'ero dall'affanno di tenerti bene, che' io una cosina cosi' piccola prima di allora non l'avevo ancora maneggiata.

Poi siamo usciti, tutti e tre in una radiosa mattina invernale. Il cielo, dopo giorni di pioggia, s'era messo l'abito buono, quello azzurro e noi avevamo studiato alla perfezione il piano per portarti a casa. Ma il piano si limitava al rientro: una volta varcata la porta, abbiamo dovuto talvolta sottostare alla logica inafferrabile dell'improvvisazione, jam session di punti interrogativi sopra le occhiaie di fronte ai tuoi a solo a pieni polmoni.

Son passati un po' di mesi da allora, ho iniziato a conoscerti e tu a conoscere noi. Questa sera in mezzo al marasma dei brindisi, in braccio a E. il tuo piccolo volto assonnato e sconcertato si distendeva - no, sorrideva proprio - quando incrociava la mia faccia, tutta presa a deformarsi in ridicole espressioni per farti sorridere, dimenticare il frastuono, il sonno e infine anche questi dentini, che tutti ne parlano, ma io non li ho mica ancora visti.

E quando arrivo da lavoro e agiti le gambette in braccio a mamma, o mi rivolgi un sorriso sdentato o, volendo, un sorriso contornato di temibile sabbiolina al pesto + omogeneizzato al coniglio, mi viene da credere che le brutture spariscono di fronte a cotanto entusiasmo (io uso definirlo "immotivato", ma so bene che non lo e') e se non spariscono completamente, ecco, faro' in modo di riderne con te, perche' lo sappiamo che quello che ci fa ridere non ci puo' far paura.

09 maggio 2009

L'alba dei corti dementi

Ecco il mio modesto contributo (fatto con MS Paint, nel turno di notte, fra uno sbadiglio e un altro) alla nobile causa di questi pazzoidi. (via facebook, grazie a lei).
Non sia mai che e' la volta buona che al blog venga dato il colpo di grazia per cause non dipendenti dalla mia (poca) volonta'.

(il titolo non e' un refuso, se non si fosse capito)

un saluto scazzatissimo in attesa di posare le stanche membra nella branda e poter finalmente sbavare brado sul guanciale.

15 aprile 2009

ma che bel blog

mi ero dimenticato quasi di avercelo.

Tornero'. E' una minaccia.

(ora torno alle mie piccole faccende)

16 dicembre 2008

A one man showdown teach us how to fail

Qualche giorno fa tornavo dalla pausa pranzo sulla mia irriducibile Vespa. Dietro portavo meco il collega che ha avuto la pazienza di fare entrare nel mio testone i rudimenti di oscure pratiche che hanno a che fare col mio lavoro. Parentesi: quando qualcuno mi chiede del mio lavoro ho sempre dei problemi a descriverlo.

Pioveva forte e non disponendo del pratico parabrezza, ché la linea giovane del mezzo ne risente, si avanzava cauti fra gelidi goccioloni di nevischio, masticando fantasiose imprecazioni a denti stretti.
A poca distanza dalla meta, il fato o chi per esso aveva piazzato un'infida curva dotata di infido avvallamento dell'asfalto. Ricordiamo inoltre che chi per esso aveva anche predisposto un'infida condizione meteo, talmente infida che gli esperti del settore l'avevano etichettata addirittura col nome di questo blog.

E' stato un attimo, le ridicole gomme in dotazione al mezzo di Pontedera hanno perso aderenza, un po' come la Ducati di Stooner (con una differenza di circa 200 chilometri orari) e mi sono ritrovato per terra. Con gli 80 chili di Vespa oltre a quelli non verificati del mio - fortunatamente smilzo - collega-maestro addosso.
Il tempo di lanciare un paio di sacramenti d'ordinanza, assicurarsi che il socio e il mezzo fossero a posto, ci siamo rimessi in carreggiata per arrivare umidi e indolenziti sul posto di lavoro.

Ora, non e' la prima volta che faccio dei ruzzoloni da un qualunque mezzo dotato di due ruote. Me la sono sempre cavata senza troppi danni, altrimenti non sarei qua a scriverne.
Su questa ultima caduta ho riflettuto un po', non tanto per le trascurabili conseguenze, quanto per il pensiero fulmineo che mi ha attraversato il lobo temporale nell'attimo in cui ho avuto la consapevolezza di perdere il controllo del mezzo, di finire insomma col culo o altre parti non meglio predisposte per terra.

[continua? boh]

10 dicembre 2008

enfeed yr day


Post in arrivo
(se abbocca)

30 novembre 2008

post-datato

novembre. Vediamo un po'.
Novembre novembre, ecco: i Santi, un passo ai cimiteri, quella cagata di Halloween, November Rain volendo, il primo freddo (comprare giacca), un mese a Natale (non comprare regali) e poi...poi basta. O meglio: basta per qua.

Fatto il compitino (fregando le scadenze) anche per questo mese, passiamo ad altro. Volendo.

20 ottobre 2008

Mi sono forse quasi alzato; di sicuro ho detto: E 'nta cà de prîa chi ghe saiâ (*)
Nel sonno.

Va' a sapere.

(*)1 - 2 - 3 - 4

15 ottobre 2008

Questo e' il post di ottobre.
Giusto per avere scritto ottobre qua a sinistra destra, sotto 2008.
Ok.